Afghanistan, la Commissione Ue agli Stati: “Dobbiamo offrire percorsi legali e sicuri ai profughi”

Alcuni cittadini afghani fuori dall'aeroporto internazionale Hamid Karzai dove sono accorsi fuggire dal paese dopo l'arrivo dei talebani. [EPA-EFE/STRINGER]

Bruxelles chiede ai governi nazionali di intensificare il loro impegno per aiutare coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e di offrire percorsi legali.

“L’instabilità in Afghanistan rischia di portare a un aumento della pressione migratoria. Ci stiamo quindi preparando per tutti gli scenari”, ha dichiarato la commissaria Ue, Ylva Johansson, intervenendo alla riunione straordinaria dei ministri dell’Interno dei 27 Paesi membri.

“A questo scopo – ha continuato Johansson – in linea con il nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, abbiamo convocato ieri (martedì 17 agosto, ndr) una riunione urgente della rete Blueprint durante la quale abbiamo discusso con gli Stati membri e le agenzie dell’Ue sui possibili sviluppi e sul livello della nostra preparazione”.

Percorsi sicuri per i profughi

L’Europa non può permettersi di aspettare che le persone arrivino alle sue frontiere esterne, ha sottolineato la commissaria. “Dobbiamo impedire che le persone si dirigano verso l’Unione europea attraverso rotte non sicure, irregolari e incontrollate gestite da contrabbandieri. Dobbiamo sostenere le persone sfollate in Afghanistan attraverso le organizzazioni internazionali, come l’Unhcr e l’Oim, dare loro l’assistenza necessaria e aiutarle a tornare alle loro case in Afghanistan quando le condizioni sul terreno lo permettono”.

L’Ue, ha ricordato Johansson, sostiene da anni programmi legati allo sfollamento forzato degli afghani, in Afghanistan e nei paesi vicini (in particolare Iran e Pakistan). Sono stati forniti più di 250 milioni di euro in assistenza per sostenere le comunità ospitanti e la reintegrazione sostenibile dei rimpatriati e degli sfollati interni, e per sostenere il rafforzamento delle capacità delle autorità.

“Continueremo i nostri programmi in corso e intensificheremo la nostra cooperazione con le comunità ospitanti in Pakistan, Iran e Tagikistan, così come in altri paesi della regione come la Turchia”, assicura la Commissione. “Mentre continuiamo il nostro lavoro per affrontare i rischi della migrazione irregolare, combattere il traffico di esseri umani e gestire efficacemente i nostri confini, dobbiamo offrire percorsi legali, sicuri e organizzati verso l’Ue”, ha detto la commissaria agli Affari interni ai ministri dei 27 Paesi.

L’esecutivo Ue chiede ai governi nazionali di intensificare il loro impegno per il reinsediamento, di aumentare le quote di reinsediamento per aiutare coloro che hanno bisogno di protezione internazionale e di offrire percorsi legali complementari. “Per me è molto chiaro che le donne e le ragazze afgane si trovano in una situazione particolarmente pericolosa: dare la priorità al reinsediamento rispetto ai percorsi irregolari ha anche una chiara dimensione di genere”, ha aggiunto Johansson.

Diplomazia al lavoro

In una dichiarazione congiunta Ue, Usa, Albania, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Salvador, Honduras, Guatemala, Macedonia del Nord, Nuova Zelanda, Norvegia, Paraguay, Senegal, Svizzera e Regno Unito hanno detto di essere “profondamente preoccupati per le donne e le ragazze afgane, i loro diritti all’istruzione, al lavoro e alla libertà di movimento” e hanno chiesto “a coloro che occupano posizioni di potere e alle autorità in tutto l’Afghanistan di garantire la loro protezione”.

Un G7 virtuale è stato convocato per la prossima settimana dal presidente americano Joe Biden e dal premier britannico Boris Johnson per concordare una strategia comune. Gli Stati Uniti nei giorni scorsi hanno minacciato sanzioni contro i talebani se verrà meno il rispetto dei diritti umani e civili, ma restano aperti al dialogo. Anche l’alto rappresentante Ue Josep Borrell, al termine del Consiglio affari esteri di martedì 17 agosto, ha detto che è necessario parlare con i talebani, il che, ha precisato, non significa “riconoscere ufficialmente il governo”.