Afghanistan, continua l’avanzata talebana. Per la popolazione potrebbe non esserci altra via che la migrazione

Una bimba afgana in un campo per sfollati interni alla periferia di Kabul, Afghanistan, il 19 gennaio 2021. EPA-EFE/HEDAYATULLAH AMID

I talebani conquistano velocemente il paese, seminando terrore. Centinaia di migliaia di persone, verosimilmente, fuggiranno.

Il contingente americano abbandona dopo vent’anni l’Afghanistan. A fine agosto non ci saranno più soldati con la bandiera a stelle in un territorio che viene piano piano riconquistato dai talebani che proprio la guerra avrebbe dovuto sconfiggere.
I reportage dei giornalisti sul campo parlano chiaro: città dopo città, l’avanzata talebana sembra inarrestabile. E anche Kabul potrebbe essere attaccata.
Lo scenario che si configura ricorda «quanto avvenuto in Siria o a Sarajevo», secondo la rappresentante speciale dell’Onu Deborah Lyons: una guerra civile che rischia di diventare insostenibile per la popolazione, già fortemente in difficoltà e in preda ad una crisi umanitaria già in corso. Con la conseguenza, inevitabile, di un aumento fortissimo dell’emigrazione; l’Onu ipotizza che il numero di migranti regolari e irregolari raddoppi. L’UNHCR esorta le autorità iraniane a tenere aperto il valico di frontiera di Milak alla luce dell’intensificarsi della crisi in Afghanistan: “Non farlo potrebbe mettere a rischio migliaia di vite”.

Gli Stati Uniti hanno detto che spetta alle forze di sicurezza afgane difendere il paese dai talebani. Il presidente Joe Biden ha confermato che la missione militare degli Stati Uniti in Afghanistan terminerà il 31 agosto, sostenendo che il popolo afgano debba decidere il proprio futuro e che non avrebbe sacrificato un’altra generazione di americani per questa guerra. “L’emissario Zalmay Khalilzad sarà a Doha per aiutare a mettere in atto una risposta internazionale congiunta al rapido deterioramento della situazione in Afghanistan”, ha affermato il dipartimento di Stato in un comunicato. “Esorterà i talebani a cessare la loro offensiva militare e a negoziare un accordo politico, l’unico modo che può portare alla stabilità e allo sviluppo in Afghanistan”.
Il portavoce del Pentagono John Kirby ha detto che gli Stati Uniti sono profondamente preoccupati per la situazione ma allo stesso tempo alla domanda su cosa possa fare l’esercito americano se le forze di sicurezza afgane non riuscissero ad opporre resistenza ha risposto: “Non molto”.

Secondo i rapporti documentati dalla Missione di assistenza dell’ONU in Afghanistan (UNAMA) e dall’Ufficio per i diritti umani dell’ONU, la maggior parte dei danni ai civili sono causati dagli scontri a terra. Anche se anche gli attacchi aerei hanno provocato vittime civili. Dall’inizio dell’offensiva talebana di maggio, almeno 240.000 persone sono sfollate, e il protrarsi dei combattimenti nelle città ha provocato danni a infrastrutture essenziali: ad esempio nella città meridionale di Lashkar Gah, la capitale della provincia di Helmand, le scorte di cibo disponibili in città si stanno rapidamente esaurendo, mancano le forniture mediche e l’elettricità e l’acqua sono state tagliate nella maggior parte della città.

L’Alto Commissario ONU per i diritti umani ha ricevuto già resoconti di fustigazioni in pubblica piazza di donne che hanno violato le regole prescritte dai talebani e ha detto che “Il popolo dell’Afghanistan sta raccontando le sue profonde paure di un ritorno alle peggiori violazioni dei diritti umani del passato”.
Anche se gli USA hanno deciso di trasferire negli USA le persone afghane che negli anni scorsi hanno collaborato con l’esercito degli Stati Uniti in Afghanistan, fornendo supporto logistico e facendo da interpreti con la popolazione locale, per evitare che subiscano ritorsioni, secondo l’ONU la situazione è particolarmente grave per “le donne, le minoranze, i difensori dei diritti umani, i giornalisti”.
“Le atrocità aumentano di giorno in giorno”, ha confermato Hervé Ludovic De Lys, rappresentante dell’UNICEF in Afghanistan.