Edtstadler: “L’Austria è contraria alle quote obbligatorie sui migranti”

Ministro della Cancelleria austriaca e Ministro per gli Affari dell'Unione Europea Karoline Edtstadler (OeVP). [EPA-EFE/Malton Dibra]

La ministra austriaca agli affari europei, Karoline Edtstadler, in un’intervista a Euractiv Germania, ha dichiarato che l’Austria è a favore di un sistema europeo di asilo, ma che è invece fortemente contraria a quote obbligatorie per l’ammissione dei migranti.

Karoline Edtstadler è la ministra federale austriaca per gli Affari europei e costituzionali dal gennaio 2020. Nell’ultimo governo era stata invece segretaria di Stato nel ministero degli Interni. Dopo le elezioni europee del 2019 si era trasferita al Parlamento europeo prima di prestare poi giuramento come ministro.

Al vertice dell’UE di questa settimana verrà discussa un’ampia gamma di argomenti: il bilancio dell’Ue, il mercato interno, la Brexit e la situazione nel Mediterraneo sono solo alcuni di questi. Quali sono le priorità dell’Austria?

Questo ampio ordine del giorno mostra che alcune decisioni sono ancora in sospeso. È importante esere aggiornati sullo stato dei negoziati sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) e sulla Brexit.

Dobbiamo inoltre rafforzare il mercato interno europeo e la competitività presentando una nuova strategia industriale e adeguando le norme sugli aiuti di Stato, perché l’Europa deve diventare indipendente. Le risorse del Recovery Fund dovrebbero essere utilizzate principalmente per la digitalizzazione e la protezione del clima.

Dobbiamo anche chiarire come l’UE continuerà a trattare con la Cina e la Turchia. L’Austria è favorevole a discutere tutte le opzioni e a interrompere i negoziati di adesione con la Turchia.

L’aspetto positivo è che i procedimenti contro la Polonia e l’Ungheria sono di nuovo all’ordine del giorno del Consiglio “Affari generali”. La presidenza tedesca prevede di tenere un’audizione con i due Paesi a novembre e dicembre.

In che modo queste consultazioni possono contribuire a rendere più efficaci le procedure dell’articolo 7?

In quanto vicini dell’Ungheria, sappiamo che queste procedure sono una questione emotiva, ma non dobbiamo fare alcuna concessione in questo caso. Per questa ragione sono fortemente a favore al vincolare i fondi europei al rispetto dello Stato di diritto. Naturalmente però, tutte le parti coinvolte devono avere la possibilità di superare tali procedure. Per definire tali vie di uscita, bisogna ascoltare tutte le posizioni.

In effetti, a luglio gli Stati hanno concordato di collegare i fondi dell’UE allo stato di diritto, anche se in forma indebolita. L’Austria è comunque soddisfatta di questo?

Sono lieto che la condizionalità sia assicurata. Avrebbe potuto essere più forte, ma l’importante è che sia compresa nell’accordo. Ora si tratta di sapere se il Parlamento europeo approverà il bilancio.

Il Parlamento europeo collega la sua approvazione ad una condizionalità più stringente in merito allo Stato di diritto. Pensa che riuscirà in questo intento?

Questo è un punto in discussione. Ci sono stati ormai quattro incontri trilaterali, in cui il Consiglio e la Commissione chiedono proposte concrete al Parlamento. È importante ascoltare la posizione del Parlamento e potrebbero esserci piccoli aggiustamenti.

È stato tuttavia segnalato che non hanno intenzione disfare di nuovo il bilancio e quindi mettere a repentaglio l’accordo. I leader dell’UE hanno negoziato per cinque giorni e quattro notti a luglio per raggiungere questo risultato. Dopo di che, è una buona tradizione scambiare opinioni nei cicli di negoziati. Mi appello al Parlamento affinché approvi questo enorme bilancio.

Uno dei punti controversi durante i negoziati sul bilancio di luglio è stato quello delle risorse proprie dell’UE. C’è un calendario preciso per la tassa sulle materie plastiche, mentre solo una vaga approvazione è stata data per la tassa digitale e la tassa sul CO2, che arriverà nel 2022. Questi impegni non sono stati un po’ ottimistici?

In politica, l’ottimismo e la spinta sono necessari. Faremo tutto il possibile affinché ciò avvenga.

Quindi l’Austria è favorevole a queste tasse?

L’Austria sta facendo tutto il possibile per contribuire a soluzioni che garantiscano la nostra futura collaborazione.

La Turchia: Le azioni di Ankara nel Mediterraneo possono rimanere impunite?

Naturalmente non è accettabile che uno Stato confinante infranga il diritto internazionale e schieri navi da guerra. In questo caso, l’opinione unanime di tutti gli Stati membri è quella di stemperare la tensione nell’area. Ma sarà necessario discutere tutte le alternative, comprese possibili sanzioni.

Siamo inoltre favorevoli all’interruzione dei negoziati di adesione per la Turchia fin dal 2016, perché già allora la Turchia aveva iniziato a prendere le distanze dai valori europei.

L’Alto Rappresentante Josep Borrell ha detto alla fine di agosto che le sanzioni erano in cantiere se non ci fossero stati progressi nelle trattative con la Turchia. Quindi non ce ne sono stati?

È necessario discutere con apertamente di tutte le possibili reazioni.

Anche la Brexit fa parte della vasta gamma di argomenti per il summit speciale. Il Regno Unito minaccia ora di non aderire all’accordo di divorzio approvato in primavera. La cosa vi ha sorpreso?

In realtà mi aspettavo che la Gran Bretagna rispettasse il diritto internazionale. Certo che vogliamo un accordo, ma abbiamo solo sei settimane per sistemare le relazioni future. È una situazione di tensione.

Contiamo sul fatto che i britannici riconoscano la gravità della situazione. L’Unione europea non si piegherà a nessun ricatto.

Il 23 settembre, la Commissione presenterà anche i suoi piani per un sistema europeo di asilo. Quali sono le vostre aspettative?

È giunto il momento di un sistema paneuropeo. Dal punto di vista austriaco, devono essere incluse tre componenti: la protezione delle frontiere esterne, la cooperazione con i paesi terzi e la solidarietà flessibile.

“Solidarietà flessibile” significa: Nessuna quota obbligatoria per l’ammissione dei rifugiati?

Esattamente, siamo contro l’ammissione forzata. Questa è sempre stata la nostra linea rossa, che difendiamo con tutte le nostre forze.

Dal 2015 l’Austria è al secondo posto tra tutti i Paesi dell’UE per numero di rifugiati. Una cosa è chiara: ogni Paese deve dare il suo contributo. Accogliendo persone, inviando funzionari per sostenere le autorità competenti in materia di asilo o aiutando sul posto. Nel fare ciò, si deve sempre tenere conto di ciò che è stato realizzato finora. Nel caso dell’Austria, quindi, questo non può significare accettare più rifugiati.