Yellen a Bruxelles: l’incubo del ritorno al bipolarismo

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Il segretario al tesoro americano Janet Yellen durante il Bruxelles Economic Forum. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

Janet Yellen, Ministro del Tesoro Usa (e già Presidente della FED), è stata chiamata a tenere una Tommaso Padoa-Schioppa Lecture allo Brussels Economic Forum ieri, 17 maggio. Non è stato esattamente un discorso in linea col pensiero di Tommaso.

Parliamoci chiaro, per certi aspetti, nella sua posizione istituzionale e nel contesto attuale era difficile essere in linea con l’impegno di Padoa-Schioppa per un sistema monetario e finanziario genuinamente multilaterale, in grado di evitare la degenerazione delle global imbalances createsi negli ultimi due decenni (con l’accumulazione nelle riserve di Russia e Cina di migliaia di miliardi di titoli in dollari, essendo il Bond Usa il safe asset per antonomasia, a fronte di un ampliarsi dei deficit interno ed esterno degli Usa) e gli effetti negativi di un’egemonia del dollaro non più coerente con gli equilibri geopolitici ed economici globali.

Perché il discorso della Yellen dovrebbe essere letto secondo due tracce. La prima è quella, che guarda al breve-medio periodo, della inevitabile convergenza d’interessi tra Usa e Ue sulla risoluzione del conflitto in Ucraina e sulla sua ricostruzione. Ha fatto bene la Yellen a ricordare quella convergenza, che tuttavia, fino a pochi mesi fa, sembrava evaporata. Oggi, certo, la Ue dipende un po’ più di ieri dagli Usa per uscire dall’emergenza in cui l’ha cacciata Putin.

Ma c’è anche l’altra chiave di lettura, quella dell’ordine mondiale che si intende costruire una volta terminata l’emergenza. E qui, a nostro avviso, trasformare l’egemonia del dollaro e degli Usa in uno scontro bipolare Usa-Cina farebbe discendere la Ue, sempre che ne abbia la forza e la voglia, dal ruolo di potenziale attore primario del futuro ordine internazionale ad un attore di secondo piano. Così come la Russia rischia di diventare economicamente vassalla della Cina.

Diciamo che Putin, con l’invasione unilaterale dell’Ucraina, ha fatto un grosso favore agli Usa: indebolendo l’Europa (che – come vediamo dal veto ungherese sul sesto pacchetto di sanzioni –nonostante le apparenze resta un consesso diplomatico ed intergovernativo, incapace di agire collettivamente con prontezza, da attore globale) e rafforzando il ruolo degli Usa e della Nato, che dipende dal braccio armato americano.

L’efficacia del sistema economico e monetario internazionale non dipende dall’applicazione di una imposta minima sulle società (proposta in sede Ocse) come suggerisce la Yellen. Né si può pensare ad un accorciamento permanente delle catene globali del valore sulla base di fazioni ideologiche, come la Yellen invita a fare. Certo, nell’immediato non ci sono alternative. Ma come Padoa-Schioppa avrebbe ricordato, questo è il momento di andare oltre le emergenze e ripensare il futuro.

E un futuro di pace, sicurezza, benessere, socialmente ed ambientalmente sostenibile non può essere immaginato dalla contrapposizione fra aree d’influenza né dal ritorno al protezionismo. Non è ritornando indietro nel tempo, al bipolarismo di una guerra fredda che speravamo superata, a poter assicurare un domani alla razza umana. Ma la creazione di un nuovo sistema multilaterale in grado di assicurare la fornitura globale di beni pubblici globali. E magari di imporla.