Un patto di stabilità per il Caucaso meridionale

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I presidenti azero Aliyev (sx) e turco Demirel (dx) a Istanbul nel 1998. [EPA Mehmet GILBIZ]

L’ostacolo per la promettente idea del 1999 di un Patto di stabilità e cooperazione per il Caucaso meridionale è stato rimosso, scrive Vasif Huseynov.

Verso la fine degli anni Novanta, i leader politici del Caucaso meridionale e di alcuni Stati circostanti avevano concluso che fosse necessario stabilire un patto per la stabilità e la cooperazione nella regione, con lo scopo di raggiungere pace e sicurezza e di liberare il pieno potenziale di sviluppo economico e di trasformazione.

Nel novembre 1999, in occasione del vertice di Istanbul dell’Osce, il presidente dell’Azerbaigian Heydar Aliyev aveva proposto la creazione di un patto per risolvere i problemi regionali e garantire pace, sicurezza e stabilità nel Caucaso meridionale.

Quell’idea era stata sostenuta dal presidente turco Suleiman Demirel, che aveva sviluppato una proposta più ampia, cui avevano aderito il presidente armeno Robert Kocharyan e il presidente georgiano Eduard Shevardnadze.

Era stato proposto di realizzare questo patto sulla base di un accordo 3+3+2 (cioè Armenia, Azerbaigian, Georgia + Russia, Iran e Turchia + Usa e Ue) e includervi anche il tema delle sicurezza e della risoluzione dei conflitti, insieme alla cooperazione economica e alle riforme democratiche.

Il presidente Aliyev aveva sottolineato che “i Paesi del Caucaso meridionale devono entrare nel XXI secolo liberi da tutti i conflitti e dagli scontri e accettare il proprio Patto per la sicurezza e la pace…”.

Tuttavia, nonostante questo generale consenso sulla necessità di stabilire un patto per la pace, la sicurezza e la stabilità nel Caucaso meridionale, c’è stato un forte deterrente che non è stato possibile superare.

Il presidente Aliyev ha infatti sempre dichiarato che ci fosse “una condizione” per la realizzazione di queste proposte: “È la soluzione dei conflitti nel Caucaso meridionale in primo luogo… l’Armenia deve liberare i territori occupati dell’Azerbaigian e oltre un milione di sfollati interni azeri devono poter tornare a casa”.

Le parti però, purtroppo, non sono riuscite a fare passi avanti nella soluzione del conflitto tra Armenia e Azerbaigian. Per l’Azerbaigian era inaccettabile costruire qualsiasi tipo di relazione con l’Armenia finché il 20% del territorio del Paese fosse sottoposto ad una occupazione illegale.

La dichiarazione trilaterale del 10 novembre 2020 dei leader di Armenia, Azerbaigian e Russia sulla scia della seconda guerra del Karabakh ha però posto fine all’occupazione dei territori azeri e come tale ha aperto una finestra di opportunità per realizzare le iniziative di pace degli ex leader regionali.

La risoluzione di questo conflitto e l’appello della dichiarazione trilaterale per l’apertura di tutti i collegamenti di trasporto e di comunicazione nella regione è infatti un’occasione unica per mettere in moto un circolo virtuoso di sviluppo economico, politico e sociale.

“Dobbiamo creare una nuova piattaforma di cooperazione nella regione…”, ha dichiarato il presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev nella conferenza stampa con il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan il 10 dicembre a Baku, suggerendo di combinare le piattaforme di cooperazione esistenti (Turchia-Azerbaigian-Georgia, Azerbaigian-Russia-Iran, Turchia-Russia-Iran) nella regione e di unirle in un unico sistema a sei poli.

Invitando l’Armenia ad aderire all’iniziativa, il presidente Aliyev ha aggiunto: “Se la leadership armena trae le giuste conclusioni dalla guerra, rinuncia alle sue pretese infondate e guarda avanti, allora può anche prendere parte a questa piattaforma. Siamo aperti a questo… Dobbiamo voltare pagina, dobbiamo porre fine alla nostra inimicizia”.

Anche il presidente Erdogan ha sostenuto questa proposta, affermando che ha il sostegno anche del presidente della Russia Vladimir Putin. Secondo esso, gli Stati regionali “possono raggiungere la riconciliazione con questa piattaforma” che comprenderebbe infrastrutture, questioni politiche, diplomatiche e molti altri dossier.

L’idea di una piattaforma di stabilità e di cooperazione nel Caucaso è stata sostenuta dal presidente Erdogan anche in passato.

Nel 2008, discutendone con il presidente russo Dmitry Medvedev, ha proposto di sviluppare la cooperazione tra Georgia, Armenia, Azerbaigian, Russia e Turchia nel formato “cinque” o “3 + 2”.

Anche il presidente Medvedev aveva sostenuto l’idea, descrivendola come “un’opportunità per condurre un dialogo più denso, a volte informale, per contribuire alla soluzione dei problemi economici, di trasporto ed energetici della regione”.

Non è stato possibile realizzarla in quel momento, probabilmente a causa del conflitto tra Armenia e Azerbaigian, ma proprio la risoluzione di quel conflitto permette ora di aprire un nuovo capitolo nelle relazioni internazionali del Caucaso meridionale.

Sebbene nell’Armenia di oggi prevalgano gruppi politici di orientamento revanscista che chiedono un rapido (ri)armamo e la preparazione di una nuova guerra contro l’Azerbaigian, ci sono alcuni politici che non escludono la partecipazione dell’Armenia alla piattaforma di pace.

Ad esempio, Babken Tunyan, dell’alleanza parlamentare di maggioranza My Step, che presiede in Parlamento una commissione sulle questioni economiche, osserva che “se la partecipazione a qualsiasi piattaforma andasse nella direzione degli interessi [dell’Armenia], allora vi dovrebbe prendere parte”.

La liberazione dei territori occupati dell’Azerbaigian, il riconoscimento ufficiale da parte dell’Azerbaigian della fine del conflitto e l’accordo dell’Armenia a ristabilire i confini di stato sulla base di quelli del periodo sovietico, fanno sperare che i due Paesi possano superare una inimicizia di lunga data, rimuovere i blocchi, riavviare le relazioni commerciali, sociali e diplomatiche e giocare un ruolo di primo piano nella creazione di una Pax-Caucasica.

Vasif Huseynov è consulente senior presso il Centro di analisi delle relazioni internazionali dell’Azerbaigian.