Rifondare il sistema monetario e finanziario internazionale

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Il logo del Fondo Monetario Internazionale (Imf). [EPA-EFE/JIM LO SCALZO]

Il Covid-19 ha costituito una cesura per l’economia mondiale, paragonabile al secondo conflitto mondiale. In Italia, ad esempio, in termini di caduta del Pil, gli esiti si avviano ad essere confrontabili, almeno nel breve periodo. Fra il 1939 e il 1945 si è registrata una caduta media del Pil annuo del 9,8%: inferiore a quella che registreremo alla fine di quest’anno, anche se ci auguriamo che nei prossimi anni il rimbalzo sia consistente.

Il commercio internazionale si è parzialmente bloccato, interrompendo quelle catene globali del valore dalle quali dipendono molti nostri prodotti. E spingendo i grandi aggregati continentali a rivedere le proprie produzioni spostandole su catene del valore interne, piuttosto che basate su importazioni. Una variante moderna dell’autarchia.

Nell’ultimo decennio è apparso evidente come il sistema economico e monetario internazionale basato sull’egemonia del dollaro si sia definitivamente indebolito; se ci riprenderemo da questa crisi, non sarà grazie agli Stati Uniti consumatori di ultima istanza del sistema produttivo mondiale. Ma grazie ad un impegno fiscale collettivo, che premerà sui debiti pubblici di tutti i paesi. E ad un rinnovato sforzo produttivo che dovrà essere assistito da un nuovo abbattimento delle tariffe doganali, in una nuova ottica multilaterale. Pena la recrudescenza dei conflitti.

In questo quadro appare sempre più stridente il contrasto fra le istituzioni monetarie e finanziarie internazionali, fondate ancora sull’egemonia del dollaro, ed una realtà sempre più caratterizzata da grandi attori globali di dimensioni comparabili: Cina, India, Russia, Ue, Usa.

Guardare all’euro come sostituto del dollaro, in tale contesto, appare un’opzione datata; un sogno degli anni Novanta. E tutto sommato irrealizzabile; tanto quanto il mantenimento dello status quo.

All’indomani della crisi finanziaria originatasi negli Usa nel 2008 emersero grandi pressioni per una nuova Bretton Woods: una nuova conferenza monetaria e finanziaria internazionale che prenda atto di come il mondo è cambiato negli ultimi 75 anni. E che riscriva le regole di un sistema economico, monetario, finanziario più equo (meno squilibrato) e coerente con gli attuali attori in campo. Con un sistema di pagamenti che sta già evolvendosi verso l’uso sempre maggiore ed a costo zero di valute digitali (al posto del dollaro, cancellandone il “privilegio esorbitante” di essere l’unico fornitore di mezzi di pagamento internazionali). Con una liquidità fondata magari sull’uso sempre più diffuso, anche in ambito privato, di una versione aggiornata dei Diritti Speciali di Prelievo, capace di stabilizzare il sistema, piuttosto che destabilizzarlo.

Si tratta insomma di prendere atto che il mondo è cambiato. E che con le regole e le istituzioni del passato non può più funzionare. Ora che Biden si appresta a sostituire Trump alla Casa Bianca, una riforma del sistema economico e monetario globale appare meno irrealistica. Se non ora quando?