Previsioni economiche del FMI. Cosa ci attende

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IMF: World Economic Outlook, April 2022

Lo aveva già annunciato la Banca Mondiale qualche giorno fa: “le prospettive economiche mondiali si stanno rabbuiando”. Adesso lo certifica il Fondo Monetario Internazionale, con l’Economic Outlook pubblicato il 19 aprile.

Tra il 2022 e il 2023, l’invasione Russa dell’Ucraina ci costerà in media, globalmente, 1 punto percentuale di Pil: 0,8 nel 2022 e 0,2 nel 2023. Poiché il PIL mondiale era nel 2020 pari a 85mila miliardi di dollari, la mossa di Putin ci costerà oltre 850 miliardi di dollari (il PIL 2021 è stato nettamente più elevato, anche se il dato consuntivo globale non è ancora disponibile). Sempre che il conflitto non si prolunghi ulteriormente ed abbia un impatto ancora maggiore; che le eventuali ulteriori sanzioni lascino esclusi gli approvvigionamenti energetici; che l’impatto del covid si esaurisca completamente nel corso del 2022.

Naturalmente, sarà un impatto asimmetrico; sia per paesi, sia per settori, sia per categorie sociali. Anche perchè l’inflazione è attesa al 5,7 per il 2022 nei paesi sviluppati; all’8,7 per i mercati emergenti. Senza contare che il Rapporto tiene conto unicamente delle esternalità negative dirette generate dal conflitto, non del processo – che si è già aperto – di completa revisione delle aree di influenza, di approvvigionamento, di scambio a livello mondiale, destinate ad impattare molto più a lungo di quanto il Rapporto indichi.

Come se ne esce, secondo il FMI? Sfruttando al massimo la transizione digitale, soprattutto su un mercato del lavoro che ha mostrato guadagni di produttività col lavoro da remoto; con un’accelerazione della transizione alle energie pulite, tramite un inasprimento del carico fiscale sui combustibili fossili; agevolando la ricollocazione della forza lavoro legata a settori che utilizzando combustibili fossili e processi poco sostenibili.

E ancora, col rafforzamento del multilateralismo e la cessazione delle risposte frammentarie ed incoerenti; col mantenimento di una fluida liquidità al sistema internazionale dei pagamenti; ed una gestione sinergica dell’emergenza umanitaria e della lotta ai cambiamenti climatici.

Nulla di dire; se non che ci pare manchino quelle sedi internazionali nelle quali questa volontà cooperativa possa emergere e possa essere fatta rispettare, anche con l’uso della forza, ai paesi che non intendessero procedere in questa direzione.

Il problema è che l’azione collettiva, in mancanza di coercibilità delle decisioni collettive, è lasciata alla buona volontà degli attori globali. Se quella buona volontà ci fosse stata, non ci troveremmo oggi in questa situazione. Il FMI, così come le altre organizzazioni internazionali, non è più sorretto da una legittimità di alcun tipo: espressione degli equilibri usciti dalla Seconda guerra mondiale, ottant’anni fa, è ormai obsoleto. Se la Russia ha invaso l’Ucraina, è stato anche per il fallimento di tentativi di riformare pacificamente la struttura e la natura delle istituzioni internazionali. Oltre a fornire preziose analisi sulle previsioni economiche semestrali, il Fondo, così come l’intera struttura di governance del pianeta legata al sistema delle Nazioni Unite, dovrebbero prima di tutto ripensare sé stessi.