Lezioni da Fukushima: la sfida nucleare come problema globale

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Quel che rimane della centrale di Fukushima

A dieci anni dal disastro di Fukushima, un altro disastro – stavolta programmato – sta per abbattersi sull’Oceano Pacifico, per poi disperdersi in tutto il mondo. Le cisterne di stoccaggio delle acque radioattive usate per raffreddare i nuclei danneggiati non bastano più; ieri governo giapponese e compagnia che gestisce il sito, la Tepco, hanno deciso che le acque saranno sversate in mare. Un’occasione per ripensare al nucleare non come una scelta puramente nazionale, ma globale. Perché globali sono i danni che può generare.

Si chiamano esternalità. È questa la parola magica che da più di cento anni fa girare la testa a generazioni di economisti, per comprendere come gestirle. Tradizionalmente, la teoria economica ha indicato due strade. La prima consiste nell’internalizzare le esternalità, ossia nell’individuare un ente regolatore sovraordinato sia a chi immette l’esternalità sia a chi la riceve (si pensi alle emissioni inquinanti) in grado di: far pagare chi genera esternalità negative per compensare le perdite di chi le subisce; porre dei limiti alla produzione di esternalità; o altro ancora. L’altra strada è lasciare che sia il mercato a trovare una soluzione (chi genera e chi riceva esternalità si mettono d’accordo), senza bisogno cioè di uno specifico intervento pubblico.

La seconda soluzione è di dubbia equità, soprattutto laddove vi sia un’asimmetria di potere tra chi genera e chi subisce l’esternalità; o quando manchi un’autorità in grado di verificare che gli impegni vengano rispettati. La prima si è dimostrata di difficile implementazione, quando le esternalità sono transfrontaliere, ossia trascendono la dimensione (unicamente nazionale) degli enti regolatori capaci di imporre regole, limiti e sanzioni. Il problema è che oggigiorno le esternalità sono la regola, non l’eccezione, nei rapporti economici; e che la maggior parte di esse ha natura globale.

Il nucleare è una di queste. Chi si appropria dei vantaggi dell’energia nucleare non è detto che sia costretto anche a sopportarne i rischi. Il caso di Fukushima è emblematico. Non saranno certo il governo giapponese e la Tepco a pagare per i danni diretti subiti dai pescatori (giapponesi, cinesi, coreani) in termini di prodotti ittici non più collocabili sul mercato; né a subire i costi del danno ambientale generato nel resto dell’Oceano Pacifico e, in un tempo non troppo lungo, in tutto il globo.

Se la Tepco e il Giappone fossero chiamati a rispondere dei danni generati altrove, probabilmente giudicherebbero troppo alto il costo del nucleare. Ma, poiché il Pianeta Terra è uno spazio limitato, dove le esternalità sono diventate dominanti, è sempre più urgente porsi i problemi in una prospettiva globale, non in un’ottica (predatoria) nazionale. Se il G20 intende davvero approssimare una sorta di ‘governo del mondo’, come a volte si sente affermare, il nodo della gestione delle esternalità globali è una prova decisiva.