Europa e mondo: cauto ottimismo per il 2022

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Nonostante il dilagare della variante omicron, che grazie ai vaccini sembra avere un impatto decisamente meno serio rispetto al passato, il 2022 inizia con due presidenze importanti nelle istituzioni internazionali: la Francia assume quella di turno dell’Unione Europea; la Germania del G7. Entrambe inducono ad un cauto ottimismo.

L’Europa ha urgenza di recuperare terreno rispetto alle grandi potenze mondiali. Usa, Cina, India, Russia giocano le loro carte per uscire vincitrici dalla competizione internazionale: sull’innovazione tecnologica, la transizione digitale, quella energetica, la lotta per assicurarsi approvvigionamenti di materie prime strategiche, etc. Trattandosi invece di un bene pubblico globale, fanno più fatica ad accordarsi sulla lotta ai cambiamenti climatici. Per questo una visione coerente e una strategia congiunta di Francia e Germania in Europa e nel G7 può risultare vincente.

L’Europa è chiamata ad attrezzarsi degli strumenti finanziari e di governance che le consentano di sviluppare in maniera sinergica: ricerca ed innovazione, infrastrutture continentali, una politica industriale su scala europea che si affianchi a quelle nazionali, una politica di sicurezza ed estera comune, una drastica diminuzione dei divari nazionali e locali, una definitiva cancellazione del dumping fiscale e sociale. Spingendo sulla leva fiscale congiunta per raccogliere risparmio mondiale volto a finanziare questi beni pubblici europei. E sulla raccolta di crescenti quote di risorse proprie che mettano al riparo il bilancio Ue dai ricatti dei singoli contributi nazionali e delle compagini politiche che si avvicendano al governo degli Stati membri; prima che nel 2023 ritornino in funzione le regole fiscali della governace economica europea. Questo dunque è il momento per cogliere l’opportunità di un cambio deciso di paradigma nella politica economica.

Allo stesso tempo, sul piano mondiale occorre andare oltre Glasgow. Il recente rapporto IPCC sullo stato del clima nel mondo ha messo in chiaro come i seppur deboli obiettivi indicati un mese fa alla Cop26 non siano coerenti con l’attuale andamento dei consumi e della produzione. Serve uno sforzo maggiore. Che deve passare prima di tutto dai paesi più ricchi e ad emissioni più elevate. Difficile imporre agli Usa, paese ricco e ad elevate emissioni, di ridimensionare drasticamente i loro standard. Ma la Germania, col suo esempio, può aiutare a raggiungere un nuovo e più ambizioso compromesso globale fra i maggiori paesi industrializzati, anche in vista della Cop27 di Sharm el-Sheikh.  È di pochi giorni fa la decisione tedesca di chiudere tre delle sei centrali nucleari del paese per sostituire l’energia mancante dall’atomo con fonti rinnovabili.

Insomma, elementi di ottimismo ce ne sono. Le recenti dichiarazioni di Macron e Le Maire sulla necessità di massicci investimenti europei e quelle di Scholz sull’agenda tedesca per il G7, volte proprio a potenziare le azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, fanno ben sperare che il 2022, oltre ad una progressiva uscita dalla pandemia, segni l’avvio di una nuova stagione nelle relazioni economiche e politiche sovranazionali; più concreta ed efficace rispetto al passato.