Cambiamenti climatici: se il domani è oggi

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Un'alluvione devastante in Germania. [EPA/ARMIN WEIGEL]

Gli avvenimenti di quest’ultimo mese hanno alimentato allo stesso tempo speranze e preoccupazioni sulla lotta ai cambiamenti climatici. Ora che l’Europa ha assunto una posizione netta e precisa a favore del Carbon Border Adjustment Mechanism, la tariffa sull’importazione di beni provenienti da paesi a minori standard ambientali, i primi nodi iniziano a venire al pettine. Comunque la si voglia guardare, si tratta pur sempre di un’imposta; ed ogni imposta ha effetti distributivi, non sempre facilmente prevedibili; e di rado unanimemente accettati.

Nei giorni scorsi, il G20 ha stabilito che i cambiamenti climatici dipendono dalle attività umane. Un bagno di consapevolezza salutato come evento storico; per quanto sia almeno dalla fine degli anni Sessanta che tale consapevolezza serpeggiava nell’opinione pubblica. Semplicemente, ha impiegato una cinquantina d’anni per essere metabolizzata e spacciata come innovativa dai rappresentanti governativi.

Il tema dei cambiamenti climatici e del modo di affrontarli richiede ben altro impegno rispetto a quanto dimostrato fino ad oggi. E non bastano le dichiarazioni di principio. Né è sufficiente l’adozione di imposte che, come sappiamo bene in Italia, non solo possono produrre effetti boomerang, ma possono essere eluse, evase, e determinare comportamenti che peggiorano ulteriormente la situazione.

Non possiamo attendere che si producano cambiamenti culturali tali da convincere l’intera umanità ad allinearsi verso standard di rispetto del clima, dell’ambiente, della biodiversità più elevati. Occorrono coraggiose mosse politiche. Speriamo non siano necessari altri cinquant’anni perché la consapevolezza mostrata nei giorni scorsi al G20 sui cambiamenti climatici si traduca in azioni concrete, concertate e globali per arrestarne le cause. Keynes spingeva ad agire con iniezioni di domanda pubblica per salvare il mondo dalla profonda crisi innescata dal ’29 e dalla grande depressione che seguì, sostenendo che guardare al lungo periodo non avrebbe avuto senso, perché “nel lungo periodo siamo tutti morti”. Oggi, i morti per i cambiamenti climatici sono quotidiani. Ed attendere ancora sarebbe un comportamento criminale. Il domani è già arrivato.

Forse dovremmo chiedere ai cittadini devastati dalle alluvioni in Vallonia, Renania e nella provincia dello Henan in Cina se è tempo di agire subito; o se possiamo aspettare ancora qualche decennio per contrastare l’impatto negativo di alcune attività economiche sull’ambiente.