A 75 anni dalla ‘dichiarazione d’interdipendenza’

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K.E. Boulding, The Economics of Peace

Poco più di 75 anni fa veniva dato alle stampe uno strano volume di un economista destinato a giudizi controversi: Kenneth Ewart Boulding. Nato in Inghilterra nel 1910, nel 1937 si sposta negli Stati Uniti, dove rimane per il resto della vita. Il volume aveva per titolo The Economics of Peace. E conteneva una provocazione che sarebbe utile riprendere oggi: ogni paese dovrebbe adottare una “dichiarazione d’interdipendenza”.

L’idea di base della proposta nasceva dal riconoscimento che la guerra è il frutto di “comportamenti irresponsabili” da parte degli Stati, i quali cioè non tengono sufficientemente conto delle esternalità che generano, degli effetti che le loro azioni impongono su altre collettività nazionali.

Boulding era certo che, nel lungo periodo, la soluzione definitiva alle guerre avrebbe dovuto essere la creazione di un sistema federale mondiale, in grado di riconoscere gl’interessi legittimi delle comunità più piccole accanto a quella globale. Ma era scettico sulla possibilità che, nell’immediato dopoguerra, vi fossero le condizioni per tenere a bada i rigurgiti patriottici nella ripresa economica, da cui la proposta politica: che ciascun paese (non importa se piccolo o grande, se centrale o marginale nei flussi economici e politici mondiali) desse un segno di responsabilità, riconoscendo che le azioni di ciascuno non rimangono confinate ai propri cittadini, ma hanno un impatto più o meno significativo sui cittadini di altri paesi.

Per questo, il punto di partenza per costruire un’economia della pace era prendere atto dell’interdipendenza che vige a livello transnazionale. Interdipendenza che avrebbe dovuto essere solennemente sancita e riconosciuta da ciascun paese e che avrebbe portato, secondo Boulding, a comportamenti sempre più responsabili nei confronti dell’intera comunità internazionale.

Oggi che, con la pandemia e l’emergenza climatica, è aumentata la consapevolezza rispetto alle esternalità generate da ciascuno – singolo individuo,  gruppo organizzato, comunità regionale o nazionale – ossia l’impatto che le nostre scelte hanno nel limitare le scelte altrui, facciamo ancora fatica ad elaborare spazi (anche solo concettuali) di scelta collettiva che trascendano la dimensione nazionale. Ad esempio, siamo tutti consapevoli che non riusciamo ad aggredire a sufficienza i cambiamenti climatici perchè richiedono un’azione collettiva globale, che i singoli Stati sono in grado di assicurare solo con la buona volontà di ciascuno (che però non può essere data per scontata).

Ecco allora l’attualità del messaggio di Boulding, che ci impone di ripensare alle azioni di ciascuno in termini di responsabilità verso gli altri. Forse è il momento giusto per riproporre, nel dibattito pubblico, l’esigenza – anche simbolica – di adottare nella costituzione di ciascun paese una dichiarazione d’interdipendenza.