Tensioni a Cipro: l’Onu annuncia un incontro per i colloqui di pace ad aprile

Il presidente cipriota Anastasiades parla sullo schermo durante la 75a Assemblea Generale Onu nel settembre 2020. [Foto d'archivio/EPA/EFE]

Dal segretariato generale delle Nazioni Unite comunicano che verrà convocato un incontro informale con i tre Stati ‘garanti’ per sondare il terreno rispetto alla ripresa dei colloqui di pace.

Il segretario generale dell’Onu António Guterres, per esplorare una possibile ripresa dei colloqui di pace di Cipro, convocherà un incontro informale in aprile con Grecia, Turchia e Gran Bretagna, i tre Stati coinvolti nelle questioni cipriote.

A comunicarlo è stato il portavoce del Segretario generale, mercoledì 24 febbraio, affermando che “lo scopo dell’incontro sarà quello di determinare se esiste un terreno comune tra le parti, entro un orizzonte prevedibile, per negoziare una soluzione duratura al problema di Cipro”.

Secondo i Trattati di Zurigo del 1959 le tre nazioni sopracitate sono le garanti della sovranità dell’isola, dopo aver ottenuta l’indipendenza da Londra (che vi mantiene due basi militari) nel 1960. Tuttavia, non si tengono negoziati ufficiali sponsorizzati dalle Nazioni Unite da quando la conferenza in Svizzera, che teneva dentro i tre Paesi, è naufragata nel 2017.

La Repubblica di Cipro, l’unica riconosciuta a livello internazionale, è membro dell’Unione europea (e del Commonwealth delle nazioni) ed esercita la sua autorità sulla parte meridionale dell’isola mediterranea.

L’Onu sostiene una soluzione ‘bi-comunitaria’ sotto forma di federazione. Essa è condivisa anche dalla Grecia, oltre che dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. Ma i nazionalisti turchi avversano la via federale.

Ersin Tatar, leader della Repubblica di Cipro del nord (riconosciuta solo dalla Turchia), insiste per la soluzione ‘a due stati’ o, comunque, per un riconoscimento dell’autoproclamata repubblica turca nella parte settentrionale dell’isola.

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Dopo che il primo ministro greco ha detto di voler proseguire con la soluzione federale delle Nazioni Unite, Ankara ha risposto negativamente rilanciando i suoi desiderata, ma deve stare attenta alle già deteriorate relazioni occidentali.

In un incontro tenutosi a Cipro, …

Il politico turco-cipriota ha vinto di misura le elezioni ad ottobre 2020 ricevendo forte sostegno da Erdogan. Ha sconfitto il candidato socialdemocratico, il presidente uscente Mustafa Akinci, più lontano dalle pressanti posizioni nazionaliste di Ankara e predisposto al dialogo per soluzioni che pacifichino l’isola.

Gli ostacoli al processo di pace includono anche le crescenti tensioni nel Mediterraneo orientale per le rivendicazioni turche di petrolio e gas a ridosso delle coste greche, oltre ai problemi lungo la ‘linea verde’ che separa le due entità statuali, in particolare nella località di Varosha.

Cipro è divisa (da un muro e da un confine stabilito dall’Onu) dal 1974, quando la Turchia occupò la parte settentrionale in risposta al colpo di stato orchestrato dall’allora giunta militare ‘dei Colonnelli’ che governava in Grecia.

Lo scopo era quello di realizzare l’enōsis, l’annessione di Cipro alla Grecia, che fu alla base dell’ideologia di gruppi paramilitari come l’Eoka (poi Eoka-B) capeggiate dal generale Georgios Grivas, stretto alleato dei golpisti che condussero il putsch (che portò al potere Nikos Sampson) contro Makarios III, l’arcivescovo ortodosso dell’Isola, eletto Presidente della Repubblica in seguito alla decolonizzazione (Cipro era sotto mandato britannico). Da allora i processi di pace hanno fatto tanti passi avanti, quanti indietro. Con la turbolenza turca degli ultimi anni che non ha certo migliorato le cose.