Onu, verso la riconferma di Guterres per il secondo mandato

Il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. EPA-EFE/JUSTIN LANE

Arriva il via libera da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il secondo mandato dell’attuale segretario generale António Guterres.

L’indicazione che viene dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e che arriva ai 193 membri dell’Assemblea Generale è chiara: riconfermare per altri cinque anni, a partire dal 1° gennaio 2022, l’attuale segretario generale António Guterres.
L’Assemblea Generale si riunirà probabilmente il 18 giugno e in quell’occasione si dovrebbe votare la riconferma. Gli ultimi sei procedimenti di selezione dei Segretari Generali sono stati nominati dall’Assemblea attraverso una risoluzione adottata per consenso; avrà luogo una effettiva votazione solo se uno Stato membro lo dovesse richiedere.
“Sono molto grato ai membri del Consiglio per la fiducia che hanno riposto in me”, ha reso noto Guterres in una dichiarazione. “Sarei profondamente grato se l’Assemblea Generale mi affidasse le responsabilità di un secondo mandato”.

Guterres, già primo ministro del Portogallo dal 1995 al 2002 e capo dell’agenzia ONU per i rifugiati dal 2005 al 2015, è succeduto a Ban Ki-moon nel gennaio 2017, poche settimane prima che Donald Trump diventasse presidente degli Stati Uniti. Gran parte del suo primo mandato si è concentrato sul tentativo di mediazione con Trump, che ha messo in discussione il valore delle Nazioni Unite e del multilateralismo che rappresentano. Gli Stati Uniti, oltre ad essere nel Consiglio di Sicurezza, sono anche il più grande contribuente finanziario delle Nazioni Unite, responsabili del 22% del bilancio regolare e di circa un quarto del bilancio che serve per il mantenimento della pace. I tagli ai finanziamenti approvati dall’amministrazione Trump, dunque, hanno avuto un peso molto consistente.
Nel corso del suo primo mandato da Segretario Generale delle Nazioni Unite ha abbracciato la sfida per l’azione climatica, lanciata dalla giovane attivista Greta Thunberg e dai Fridays for Future, la sfida di rendere accessibili i vaccini contro il COVID-19 anche per i Paesi poveri e la cooperazione digitale.

Non sono però mancate le ombre. Le crisi umanitarie in Siria e Yemen sono ancora in corso e ad esse si sono aggiunte almeno due nuove emergenze umanitarie: quelle in Myanmar e nel Tigray.
Il problema principale sarebbe però un altro: Guterres avrebbe denunciato la situazione in Paesi come Myanmar e Bielorussia ma sarebbe stato troppo spesso zitto nei confronti degli abusi dei diritti umani perpetrati dai governi “potenti e protetti”. Il riferimento è alla mancanza di una presa di posizione rispetto alle azioni “di Cina, Russia, Stati Uniti e dei loro alleati”. Questa, almeno, è la tesi di Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch.

Per sapere quali saranno le priorità del suo prossimo mandato bisogna attendere, ma è certo che si tratterà di una sfida epocale, dopo gli strascichi lasciati dalla pandemia, che nel mondo ha già provocato quasi quattro milioni di morti e la perdita di circa 500 milioni di posti di lavoro. In un discorso all’assemblea Generale nel mese di gennaio aveva detto che “Il 2020 è stato un anno di morte, disastro e disperazione. Il 2021 deve essere l’anno per cambiare marcia e rimettere il mondo in carreggiata. Dobbiamo passare dalla morte alla salute; dal disastro alla ricostruzione; dalla disperazione alla speranza; dal business as usual alla trasformazione”.