L’Ue chiede l’intervento dell’Onu sulle violazioni dei diritti in Bielorussia

Il Presidente bielorusso Alexander Lukashenko durante l'incontro con il Presidente russo Vladimir Putin. EPA-EFE/KREMLIN HANDOUT

L’Unione europea chiede un attento monitoraggio della situazione dei diritti umani in Bielorussia da parte del responsabile dell’Onu per i diritti umani con una bozza di documento presentata martedì (15 settembre).

La risoluzione vista in anteprima dall’agenzia di stampa da Reuters sarà presentata al Consiglio per i diritti umani dell’Onu a Ginevra, mentre i membri si preparano al dibattito d’urgenza sulle presunte violazioni dei diritti umani in Bielorussia previsto per venerdì. Il mese scorso il presidente Alexander Lukashenko ha vinto le elezioni dopo 26 anni di potere ma alle pesantissime accuse di brogli è seguita una mobilitazione popolare senza precedenti, repressa con la violenza.

Nel documento sarebbero elencate una lunga serie di abusi, tra cui omicidi, torture sistemiche, sparizioni forzate, rapimenti e detenzioni arbitrarie. Nella bozza di risoluzione si dice che “Il Consiglio per i diritti umani … esprime profonda preoccupazione per la situazione generale dei diritti umani in Bielorussia, e per il suo deterioramento nel periodo precedente e in particolare in seguito alle elezioni presidenziali fraudolente del 9 agosto 2020”.

La bozza, che dovrà essere presentata dalla Germania, può essere modificata per coinvolgere altri Paesi. Tuttavia, ci si aspetta che venga approvata nella sua forma attuale, dato che non viene chiesta una commissione d’inchiesta – una misura più drastica riservata alle peggiori crisi dei diritti umani.
Vengono chiesto soltanto due aggiornamenti formali alla responsabile dei diritti umani dell’Onu, Michelle Bachelet, sulla situazione in quel paese: un primo aggiornamento orale entro la fine dell’anno e un secondo aggiornamento scritto alla prossima sessione del consiglio all’inizio del 2021. Si chiede inoltre che il relatore speciale dell’Onu abbia “accesso libero, completo e senza ostacoli”.

Amnesty International e altre 16 Ong internazionali e bielorusse avevano chiesto a fine agosto  che il Consiglio per i diritti umani dell’Onu convocasse urgentemente una sessione speciale per affrontare la crisi dei diritti umani in Bielorussia e che fosse istituita un’indagine indipendente sulle violazioni dei diritti umani in corso. Anche il Parlamento Europeo e la società civile si sono mossi in questa direzione.

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L’Alto commissario Onu per i diritti umani Michelle Bachelet pochi giorni fa ha chiesto che sia condotta un’indagine sulle accuse di tortura e altre forme di maltrattamento da parte delle forze dell’ordine in Bielorussia. “Date le loro dimensioni e il loro numero, tutte le accuse di tortura e altre forme di maltrattamento da parte delle forze di sicurezza dovrebbero essere documentate e indagate, al fine di assicurare gli autori alla giustizia”, ha detto Bachelet intervenendo al Consiglio Onu dei diritti umani, riunito in sessione a Ginevra. “Continuiamo a ricevere notizie allarmanti sulla repressione violenta in Bielorussia di manifestazioni pacifiche da parte di centinaia di migliaia di persone di ogni estrazione sociale, in particolare donne. Le segnalazioni continuano a indicare un uso della forza non necessario o eccessivo da parte delle forze dell’ordine, migliaia di arresti, molti dei quali apparentemente arbitrarie centinaia di accuse di tortura o maltrattamenti, anche contro bambini” e alcune indicazioni di violenza sessuale, ha detto l’Alto commissario.

La scorsa settimana uomini mascherati in abiti civili hanno rapito anche Maria Kolesnikova per strada a Minsk. Kolesnikova è una delle tre donne simbolo dell’opposizione. Nonostante migliaia di arresti e sparizioni, i manifestanti continuano incessantemente a scendere in piazza e nelle strada a chiedere le dimissioni del Presidente.

L’ufficio di Bachelet non può costringere i Paesi ad agire in base alle proprie conclusioni, ma la sua voce ha un’autorità morale, che rappresenterebbe un segnale forte anche in ragione del forte coinvolgimento dell’opinione pubblica europea e non solo.
La Bielorussia, che si è opposta con forza alla discussione del documento, non è attualmente membro del consiglio e non può dunque bloccarla.