Lo scontro tra Europa e Stati Uniti sulla Corte penale internazionale

L'avvocato Stephane Bourgon (a sinistra) e il procuratore Fatou Bensouda (a destra) durante un processo all'Aia. [EPA-EFE/EVA PLEVIER / POOL]

L’Unione europea ha espresso rammarico per il tentativo del governo Trump di ostacolare il lavoro del procuratore capo, Fatou Bensouda, tramite nuove sanzioni.

Il nazionalismo di Trump e la sua opposizione alle istituzioni multilaterali hanno portato a tensioni con l’Unione europea su una serie di questioni che vanno dal commercio al programma nucleare iraniano, al cambiamento climatico, al ruolo della Nato. L’ultimo scontro riguarda la Corte penale internazionale, con sede a L’Aia, istituita per processare casi di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Nata con lo Statuto di Roma nel 1998, con il forte sostegno degli Stati europei e della società civile mondiale, ma rigettata da Usa, Russia, Cina, contrari all’idea che i propri soldati e funzionari fossero chiamati a rispondere a livello internazionale di eventuali crimini commessi. Addirittura nel 2002, il Congresso degli Stati Uniti ha approvato il cosiddetto “Hague Invasion Act”, che permette al presidente degli Stati Uniti di autorizzare la forza militare a liberare il personale statunitense eventualmente detenuto dalla CPI, rendendo possibile, in teoria, un’invasione della città olandese che la ospita.

Al centro dell’attuale controversia tra la Corte e gli Usa è un’indagine della procuratrice capo Fatou Bensouda su presunti crimini di guerra commessi in Afghanistan (Paese aderente alla Corte), che potrebbero coinvolgere i soldati statunitensi. Per spingere il tribunale dell’Aia a interrompere le indagini in marzo l’amministrazione Trump ha revocato il visto statunitense della procuratrice Bensouda, nata in Gambia. In giugno Trump ha autorizzato l’applicazione di sanzioni alla Cpi, sotto forma di congelamento di tutte le proprietà e i beni statunitensi di chiunque sia coinvolto nelle indagini o nel perseguimento delle forze americane. Ora l’escalation con sanzioni contro il procuratore capo, Fatou Bensouda, insieme a un altro alto funzionario della Cpi.

Inevitabile un nuovo scontro con l’Europa. “La Corte penale internazionale sta affrontando sfide esterne persistenti e l’Unione europea è ferma contro tutti i tentativi di minare il sistema internazionale di giustizia penale ostacolando il lavoro delle sue istituzioni fondamentali”, ha detto ai giornalisti Peter Stano, portavoce del capo diplomatico dell’Ue Josep Borrell, che già a giugno era intervenuto a difesa dalla Corte. Così come il ministro degli esteri olandese Stef Blok che dichiarò che “La Cpi è cruciale nella lotta contro l’impunità e nel sostenere lo stato di diritto internazionale”. Oggi è il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian a sostenere che “Le misure annunciate il 2 settembre equivalgono a un grave attacco alla corte e agli Stati firmatari del Trattato di Roma e, al di là di questo, a una sfida al multilateralismo e all’indipendenza del potere giudiziario”. Anche le organizzazioni per i diritti umani si schierano con la Corte. Per il vice-presidente del Parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo l’azione americana è un “inaccettabile tentativo di coercizione contro un tribunale internazionale e un affronto all’ordine internazionale basato sul rispetto di regole comuni”.

Per Human Rights Watch l’azione dell’amministrazione Trump ha mostrato “disprezzo per lo stato di diritto globale” e “mancanza di rispetto per le vittime dei peggiori crimini del mondo”.

La contesa si inserisce in un’azione più ampia del presidente Trump contro le istituzioni globali – che vede come un ostacolo agli interessi della sua amministrazione – difese invece dall’Unione europea. Lo scontro riguarda infatti anche l’Organizzazione mondiale del commercio, sempre più paralizzata per il veto americano rispetto alla nomina dei giudici degli organi preposti alla risoluzione delle controversie. Ma anche l’Organizzazione mondiale della sanità, da cui Trump ha ordinato il ritiro degli Usa considerando inadeguata la sua risposta al coronavirus, sebbene quella degli Usa si sia rivelata finora una delle più disastrose a livello mondiale.

In un momento in cui abbondano le sfide globali e vi sarebbe bisogno di un alto livello di cooperazione internazionale lo scontro tra gli Usa e l’Ue sulle istituzioni internazionali si inserisce in una nuova linea di divisione politica a livello mondiale tra le forze del nazionalismo che non riconoscono l’interdipendenza globale – che pure la pandemia e i cambiamenti climatici mostrano in modo inequivocabile – e quelle che chiedono un rafforzamento delle istituzioni multilaterali a livello continentale e globale.