Kabuga, dai machete insanguinati del Ruanda al tribunale internazionale

Nomi di alcune delle vittime di genocidio in Ruanda al Kigali Genocide Memorial. [U.S. Air Force photo by Tech. Sgt. Timothy Moore]

Uno dei maggiori artefici del massacro ruandese, se non il principale, è stato arrestato dopo 23 anni di latitanza. Borrell: “Un pensiero alle vittime e ai sopravvissuti del genocidio”.

L’arresto dell’affarista ruandese Félicien Kabuga riporta indietro di 26 anni le lancette della storia, quando il Ruanda era in preda ad una terribile guerra civile che contrapponeva le etnie Hutu e Tutsi. Kabuga, di etnia hutu, era latitante da 23 anni dopo che il tribunale internazionale Onu aveva inoltrato nel 1997 un mandato d’arresto con l’accusa di avere finanziato il genocidio degli hutu contro i tutsi, tramite l’acquisto di machete e armi da fuoco alle milizie paramilitari che si occupavano dei massacri. Possedendo alcuni mezzi di comunicazione del Paese è anche accusato di avere istigato alle violenze che per anni hanno insanguinato il Ruanda.

Si tratta del secondo arresto “eccellente” tra i criminali di guerra dopo quello Ratko Mladic, il feroce generale serbo-bosniaco condannato nel 2017 (che nel prossimo giugno andrà in appello) per i massacri durante la guerra nella ex Jugoslavia, tra cui spicca quello di Srebrenica dove persero la vita 8mila persone e il sanguinoso assedio di Sarajevo.

Kabuga è stato arrestato in seguito ad una azione congiunta tra l’Interpol e le autorità francesi in una località nei pressi di Parigi, nella regione dell’Île-de-France, dove si nascondeva con l’aiuto dei familiari.

Nel piccolo Paese africano, come spesso accade con le guerre civili, l’orrore di quell’incubo non si è sopito e Kabuga è ancora considerato uno degli artefici più attivi della violenza che non ha risparmiato nessuno, neanche le persone della stessa etnia dell’ex latitante ruandese.

Serge Brammertz, il procuratore capo del “Mechanism” (l’IRMCT dell’Aia) ha descritto l’operazione come «una prova che i responsabili dei genocidi possono essere arrestati anche a distanza di 26 anni dai loro crimini», frase a cui ha fatto eco il capo della diplomazia europea Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ricordando che Kabuga è “accusato di 7 capi d’accusa per Genocidio e crimini contro l’umanità” ha affermato che “Il nostro pensiero è rivolto alle vittime e ai sopravvissuti del genocidio contro i tutsi in Ruanda”.