Il Consiglio d’Europa richiama Malta per il mancato soccorso dei naufraghi

Un migrante soccorso in mare (EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON)

Dunja Mijatović, commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, in carica dal 1 aprile 2018,  ha ufficialmente esortato Malta a rispettare i suoi obblighi per salvare vite umane in mare, garantire uno sbarco rapido e sicuro e indagare sulle accuse di ritardo o di mancata risposta a situazioni di emergenza.

Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti umani nei 47 Stati membri dell’Organizzazione. Non si tratta, a dispetto del nome, di una delle istituzioni europee. 

In una lettera indirizzata al Primo Ministro di Malta, Robert Abela, pubblicata ieri, la Commissaria Mijatović esorta il governo maltese a rispettare pienamente i suoi obblighi in materia di diritti umani nei confronti dei migranti, compresi i richiedenti asilo e i rifugiati, che attraversano il Mediterraneo per raggiungere l’Europa.

“In conformità con gli obblighi derivanti dal diritto internazionale marittimo e dai diritti umani, le autorità maltesi dovrebbero rispondere in modo efficace e urgente a qualsiasi situazione di emergenza in mare di cui vengano a conoscenza”, leggiamo. Il Paese viene esortato inoltre a indagare e a rispondere a tutte le accuse di ritardo o di mancata risposta in tali situazioni di emergenza.

Poiché la Libia, infatti, non può essere considerata un luogo sicuro, il Consiglio d’Europa invita il governo di Malta ad astenersi da qualsiasi azione che possa comportare il ritorno sulle coste libiche di persone salvate o intercettate in mare: viene chiesto apertamente a Malta di non consegnare i naufraghi alla Guardia Costiera Libica o a gruppi correlati. Inoltre, esorta il governo a garantire la piena collaborazione e di assumersi la piena responsabilità per le situazioni in cui l’azione delle autorità maltesi ha portato, direttamente o indirettamente, a questi rimpatri. 

Il riferimento è alle accuse da parte di alcune ONG, tra cui la Sea Watch, di non aver soccorso imbarcazioni che avevano chiesto di essere soccorse.

Pur riconoscendo le sfide – ora esacerbate dalla pandemia COVID-19 – che le traversate e gli arrivi in mare hanno posto a Malta per un periodo di tempo considerevole, la lettera del Consiglio d’Europa ribadisce che tali sfide non possono negare gli obblighi di salvare vite umane in mare e di garantire uno sbarco rapido e sicuro. Le considerazioni umanitarie, cioè, devono sempre avere la priorità rispetto ai disaccordi tra gli Stati membri sull’identificazione di un porto per lo sbarco.

Infine, un monito a non criminalizzare e stigmatizzare i difensori dei diritti umani della società civile, specialmente le ONG che si impegnano in attività di ricerca e salvataggio dei migranti in mare, soprattutto lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

La replica di Malta è altrettanto ferma: le misure che prevedono che le persone soccorse nell’area SAR che non sono assunte da nessuno Stato siano assunte dallo Stato dell’area di ricerca e salvataggio “non sono tuttavia vincolanti per Malta, che non è in grado di adottarle e  che si è costantemente opposta ad essi. Nel caso di Malta, gli obblighi che sono vincolanti in termini di Convenzione di Ricerca e Salvataggio sono quelli di coordinare le operazioni di soccorso delle navi in difficoltà all’interno dell’area di Ricerca e Salvataggio di Malta. Questa posizione è anche in linea con il principio che gli aiuti umanitari devono essere forniti il più presto possibile”.

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Nella replica del primo ministro Robert Abela, si legge che “non è prudente esprimere pubblicamente ulteriori opinioni sui meriti specifici dei recenti eventi” menzionati nella lettera di monito. “Il mio Governo desidera assicurarvi che è garantita la piena responsabilità per le situazioni prese dalla autorità competente a Malta nel rispetto della migrazione in mare. Allo stesso modo, il mio Governo vorrebbe assicurarvi che Malta, sebbene non sia in grado di garantire un luogo sicuro per lo sbarco, ha esaurito i suoi doveri nei confronti delle imbarcazioni in difficoltà”.

Malta è lo Stato membro più piccolo dell’Unione europea e dista poco più di 300 km dalla Libia e con una popolazione di meno di mezzo milione di abitanti. 

Il problema della mancata gestione comune delle politiche migratorie ha come conseguenza immediata un’eccessiva pressione nei confronti dei Paesi cosiddetti del primo ingresso (oltre a Malta, naturalmente Italia e Grecia) e l’incapacità di questi Paesi di garantire condizioni di vita umane ai migranti, neo campi profughi di Lesbo o nei Centri di accoglienza e nei Centri di Identificazione ed Espulsione. 

Sulle questioni inerenti le politiche migratorie gli Stati membri dell’UE decidono all’unanimità, il che significa che devono essere tutti d’accordo su qualsiasi decisione.