Guerra in Ucraina: la Russia rigetta la sentenza della Corte internazionale di giustizia che ordina di fermare l’invasione

Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che la Russia "non prenderà in considerazione" la decisione della Corte internazionale di giustizia. [EPA-EFE/MAXIM SHEMETOV / POOL]

Mercoledì 16 marzo la Corte internazionale di giustizia (Icj) dell’Aia ha emesso una sentenza che ordinava lo stop di ogni attività militare in Ucraina. La Russia, tuttavia, ha rigettato la decisione.

La Corte internazionale di giustizia delle Nazioni Unite ha accolto l’appello dell’Ucraina e ordinato alla Russia di sospendere immediatamente le attività militari nel Paese mercoledì 16 marzo, con 13 voti favorevoli e 2 contrari (da parte dei giudici russo e cinese).

Si tratta di una vittoria importante per l’Ucraina, che ha ottenuto così l’emissione di un ordine diretto di cessazione delle ostilità in tre settimane dall’inizio dell’invasione. Tuttavia, come era prevedibile, la Russia ha fatto sapere giovedì 17 marzo che non seguirà le disposizioni della corte.

“No, non prenderemo in considerazione questa decisione. La Corte internazionale di giustizia ha un concetto di consenso delle parti. Non ci può essere consenso qui”, ha detto il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, come riportato dall’agenzia di stampa russa Tass, intendendo che la Russia non potrà prendere in considerazione la decisione perché non ha dato il consenso formale nel processo.

La Russia aveva contestato l’appello dell’Ucraina alla Corte, sostenendo che fosse in atto un genocidio degli abitanti russi del Donbass. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva chiesto alla corte di stabilire che la Russia non avesse “alcuna base legale per agire contro l’Ucraina e prevenire o punire un genocidio”.

Convenzione sul genocidio

L’Ucraina aveva presentato un appello alla corte contro la Russia per un ‘disaccordo’ sull’interpretazione e l’applicazione della Convenzione sul genocidio. Secondo Kiev, le accuse false della Russia riguardo un genocidio in atto in Ucraina sarebbero state usate come pretesto per l’invasione e la guerra.

La Corte ha convenuto così che non stesse avvenendo un genocidio in Ucraina per 13 voti a due, con solo il vicepresidente russo Kirill Gevorgian e il giudice cinese Xue Haqin contrari. Di conseguenza, ha stabilito che la Russia “debba sospendere immediatamente le operazioni militari avviate il 24 febbraio”.

La Russia ha rifiutato di partecipare al procedimento e ha poi presentato un documento in cui esprimeva la propria posizione, sostenendo che la Corte non avesse giurisdizione e chiedendole di “non indicare misure provvisorie e rimuovere questo caso dalla sua lista”.

La presidente della Corte, la statunitense Joan Donoghue, ha sottolineato che esistevano le condizioni per dare l’autorità alla Icj di indicare misure provvisorie. “Qualsiasi operazione militare, in particolare una della scala portata avanti dalla Federazione russa sul territorio ucraino, causa inevitabilmente una perdita di vite umane, di salute fisica e mentale e danni a proprietà e ambiente”, ha detto.

“La popolazione civile afflitta dal conflitto è particolarmente vulnerabile. Gli attacchi continuano e rendono sempre più difficili le condizioni di vita delle persone. Mancano provviste di base, acqua, elettricità, medicine e riscaldamento”, ha detto. I giudici sono stati unanimi nella loro decisione di ordinare a entrambe le parti di “astenersi da qualsiasi azione che possa aggravare o estendere la disputa”.

Il presidente ucraino Zelensky ha accolto con favore la sentenza, dichiarando che “l’Ucraina ha ottenuto una vittoria totale nel suo caso contro la Russia alla Icj. L’ordine è stato di fermare subito l’invasione. Si tratta di una decisione vincolante secondo la legge internazionale e la Russia deve obbedire immediatamente. Se non lo farà sarà ancora più isolata”.