Guerra in Libia: si dimette il nuovo inviato Onu Mladenov

Mladenov con gli osservatori Onu in Cisgiordania. EPA/ABED AL HASHLAMOUN

Il Consiglio di sicurezza lo aveva nominato su proposta del Segretario generale, ma nella giornata di martedì è arrivata la rinuncia, giunta tra l’altro in una fase delicata e cruciale tra ‘cessate il fuoco’ e percorso per le elezioni. 

Nickolay Mladenov non sarà più il prossimo inviato delle Nazioni Unite in Libia, nonostante la settimana scorsa il Consiglio di sicurezza Onu abbia approvato la proposta di nomina del segretario generale Guterres.

Alla base dei motivi ci sarebbero ragioni “personali e familiari”, ha detto il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric, martedì 22 dicembre.

Mladenov è l’inviato dell’Onu in Medio Oriente dal 2015, con il compito di mediare tra Israele e Autorità nazionale palestinese (Anp). Il mandato scadrà il prossimo 31 dicembre e il sostituto designato sarà il norvegese Tor Wennesland, mentre sul fronte libico dovrebbe per ora andare avanti ad interim Stephanie Williams, la sostituta di Ghassan Salame, dimessosi a marzo di quest’anno (a causa dello stress).

Da qualche mese il nome di Mladenov, già parlamentare europeo e più volte ministro nel suo Paese, era balzato alle cronache come futuro inviato libico e non si conoscono nello specifico le motivazioni che lo hanno indotto a rinunciare. Il politico di orientamento conservatore era stato anche rappresentante speciale in Iraq per l’Unami (agenzia Onu).

Sicuramente la Libia è un terreno ostico per la diplomazia. Dalla caduta del dittatore Muammar Gheddafi nel 2011, in seno alle rivolte arabe (delle quali ricorre in questi giorni il decennale dell’avvio), nell’ex colonia italiana si sono alternate due guerre civili che hanno scatenato gli appetiti delle potenze mondiali e regionali, come Russia e Turchia, per l’influenza sul Mediterraneo.

Tratta di esseri umani, traffico di armi e presenza di miliziani e mercenari, caratterizzano l’inferno libico, per ora ‘congelato’ da un cessate il fuoco tra il Governo di Accordo nazionale (Gna), guidato da Fayez al-Serraj, riconosciuto dalla comunità internazionale, e l’Esercito nazionale libico (Lna) di Khalifa Haftar, supportato più o meno apertamente da Russia, Emirati Arabi ed Egitto, anche se l’ex uomo forte della Cirenaica ha visto diminuire il sostegno nei suoi confronti.

Per la Libia (e per l’Onu) si è aperta una fase delicata e cruciale, che vedrà alcuni importanti passaggi per il suo cammino verso la stabilità. Uno di questi, per il quale si è trovato un primo accordo, saranno le elezioni da organizzare tra poco meno di un anno e mezzo.