Tutela delle minoranze in Europa: le proposte di Sign it Europe e del Minority SafePack

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Cittadini europei che chiedono nuovamente all’Europa di essere “più Europa” e “più unita nella diversità”. È il caso delle entità associative espressione di diverse comunità del continente che si sono organizzate per sollecitare l’Unione europea (Ue) a dotarsi di strumenti normativi e operativi specifici a favore della promozione dei diritti, delle lingue e delle culture delle minoranze presenti nei suoi ventisette stati membri.

Negli ultimi anni queste istanze hanno trovato una nuova modalità per essere presentate. È quella dell’Iniziativa dei cittadini europei, che con una buona approssimazione corrisponde a ciò che a livello statale è la proposta di legge di iniziativa popolare (in Italia, per esempio, la prevede l’articolo 71, c. 2 della Costituzione). Si tratta di uno strumento introdotto dal Trattato di Lisbona, che al riguardo stabilisce che “Cittadini dell’Unione, in numero di almeno un milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di Stati membri, possono prendere l’iniziativa d’invitare la Commissione europea, nell’ambito delle sue attribuzioni, a presentare una proposta appropriata su materie in merito alle quali tali cittadini ritengono necessario un atto giuridico dell’Unione ai fini dell’attuazione dei trattati”.

Proprio in questi settimane è in pieno svolgimento la raccolta di firme a sostegno dell’Iniziativa dei cittadini europei promossa con lo slogan “Sign It Europe”, il cui iter è stato avviato nel 2019 in seno alla minoranza ungherese in Romania. La proposta formulata si riferisce all’apertura da parte dell’Ue di una specifica linea di bilancio, nel quadro dei fondi assegnati per lo sviluppo regionale, dedicata a quelle comunità che hanno caratteristiche linguistiche e culturali specifiche e distinte, allo scopo di promuoverne lo sviluppo socioeconomico in armonia con il riconoscimento e la promozione delle rispettive peculiarità e con l’esercizio dei corrispondenti diritti linguistici.

Il termine ultimo per sottoscriverla, attraverso il sito web www.signiteurope.com, è quello del prossimo 7 novembre. Le firme raccolte sono già più di un milione, ma non sono sufficienti, poiché sono concentrate in soli tre Stati mebri – Romania, Ungheria e Slovacchia – mentre devono essere distribuite in un numero più ampio di Paesi.

Una campagna a supporto dell’Iniziativa era stata lanciata la scorsa primavera, in vista della precedente scadenza del 7 maggio. Considerate le oggettive difficoltà, legate alla pandemia da Covid-19 in sé e alla sua rilevanza mediatica, incontrate dalla mobilitazione e dalla diffusione di informazioni al riguardo, lo scorso luglio la Commissione europea ha deciso di riaprire i termini per le diverse Iniziative dei cittadini europei in corso, tra cui questa.

A favore dei contenuti di “Sign It Europe” aveva preso posizione, già tempo fa, l’Alleanza libera europea (Ale-Efa), la famiglia politica continentale alla quale aderisce la maggior parte dei partiti e dei movimenti espressione di nazionalità e minoranze. Tra i soggetti che hanno espresso il loro sostegno figurano anche la rete ELEN (European Language Equality Network) e l’organizzazione catalana Plataforma per la Llengua, il cui attivismo nelle ultime settimane ha avuto come effetto una crescita significativa di firme nello Stato spagnolo.

Lo scorso 15 ottobre ha compiuto un nuovo passo avanti un’altra Iniziativa dei cittadini europei riguardante queste tematiche, in cui in generale si incrociano dimensione culturale, diritti fondamentali, democrazia locale e sostenibilità economica e sociale. Si tratta del “Minority SafePack”, una proposta volta a dotare l’Ue di una normativa più efficace e specifica in materia di tutela delle minoranze e di promozione delle rispettive lingue, promossa alcuni anni fa dalla Fuen (Unione federale delle nazionalità europee), che nel 2018 stata condotta con successo, raccogliendo circa un milione e trecentomila adesioni, di cui 1.123.442 ufficialmente convalidate.

Due settimane fa il suo comitato promotore è stato protagonista di un’audizione al Parlamento europeo, nella quale sono stati illustrati i contenuti e le finalità dell’Iniziativa, incontrando l’interesse e l’attenzione degli eurodeputati e dei rappresentanti della Commissione, dell’Agenzia dell’Ue per i diritti fondamentali e del Comitato delle regioni, che hanno preso parte all’incontro.