La crisi afghana e la necessità di una politica estera e di sicurezza comune

La crisi afghana dimostra quanto siano fragili gli equilibri politici internazionali al giorno d’oggi in assenza di un vero leader mondiale, quale gli USA più non sono e la Cina ancora non è, e in assenza di un coordinamento tra paesi diversi con interessi comuni. Spicca tra tutti l’assenza dell’Europa che oltretutto rischia di essere la regione più penalizzata (Afghanistan escluso) da questa crisi per le ovvie ricadute in termini di flussi migratori, di instabilità politica e di sicurezza in una regione tutto sommato piuttosto vicina. Le iniziative in ordine sparso e talvolta contraddittorie di alcuni leader europei dimostrano ancora una volta che l’Europa è forte laddove si esprime con voce unica, come in campo economico, e debole laddove deve cedere l’iniziativa ai singoli governi nazionali, per cui va accolta con favore la tesi lanciata dall’attuale Segretario della CDU tedesca e candidato alla successione di Angela Merkel, Armin Laschet, sull’opportunità di creare una struttura europea di coordinamento per la politica estera di sicurezza e di difesa anche limitata ad un piccolo nucleo d’avanguardia di paesi membri dell’UE, disponibili a cedere parte della propria sovranità, a discutere in modo democratico rinunciando al diritto di veto, a mettere in comune risorse, competenze e forze armate in cambio di una reale capacità di azione negli ambiti di interesse condivisi a livello internazionale.

Commissione Europea

Con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea