Ursula: passato, presente e futuro d’Europa

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Ursula Hirschmann da piccola

L’8 gennaio di trent’anni fa si spegneva a Roma Ursula Hirschmann. Una figura recentemente ‘riscoperta’ e portata all’attenzione che merita, grazie anche al progetto di ricerca che da qualche anno si occupa di individuare, accanto ai ‘Padri Fondatori’ anche le ‘Madri Fondatrici’ dell’Europa. Un’espressione forse poco felice, ma cruciale per capire la storia dell’integrazione europea. Perché l’Europa non è stata solo il frutto di coraggiose figure politiche ed intellettuali maschili; ma anche il frutto di pionieristiche donne di pensiero e d’azione. Come nel caso di Ursula.

È grazie a lei se nel 1941 il Manifesto di Ventotene, il testo della rinascita europea, vergato su cartine da sigaretta e nascosto in un pollo arrosto, passa i controlli della polizia del confino e raggiunge la terraferma, dove verrà poi distribuito in tutta Italia e in Europa.

Ursula era la moglie di Eugenio Colorni e col marito, Ernesto Rossi ed Altiero Spinelli, aveva contribuito alle riflessioni che portarono alla stesura del Manifesto. Era stata lei a farsi carico di diffondere l’idea di una federazione europea, capace di proporre un modello alternativo – condiviso – di gestione della sovranità, per superare i conflitti in Europa e ad organizzare il primo nucleo di quel gruppo che diventerà nel 1943 il Movimento Federalista Europeo.

Ursula era una ‘senza patria’ (come lei stessa scrisse intitolando così un volume pubblicato nel 1961). Nata a Berlino nel 1913, da famiglia ebraica, sorella maggiore del noto economista Albert Otto Hirschmann, vive l’infanzia e la gioventù nel passaggio dalla Repubblica di Weimar all’ascesa del nazismo. Studentessa di economia, nel 1933 è costretta a fuggire in Francia, dove inizia l’attivismo politico anti-nazista. È a Parigi che incontra e rimane affascinata dalla figura rivoluzionaria del filosofo Eugenio Colorni, che segue nel 1935 a Trieste, dove i due si sposano.

Il confino politico di Colorni e la guerra la vedono in prima linea per organizzare la resistenza in nome di una nuova idea d’Italia e di Europa.

Rimasta vedova nel maggio del 1944 a causa di un attacco fascista al marito, si risposa qualche anno più tardi con Altiero Spinelli (indicato dalla Commissione Europea tra i ‘Padri Fondatori’ dell’Europa), che accompagnerà nella sua avventura di battaglie politiche ed istituzionali europee per tutta la vita. Una battaglia che continuerà a perseguire anche autonomamente, con la fondazione nel 1975 dell’associazione Femmes pour l’Europe.

Curiosamente, è oggi un’altra Ursula, la Presidente della Commissione von der Leyen, ad essere protagonista di una rinascita europea in questa epoca di emergenza pandemica. Con la speranza che la continuità del passato nel presente, nel nome di Ursula, ci porti nel prossimo futuro a realizzare quello per cui Ursula Hirschmann si è battuta per tutta la vita: una genuina democrazia sovranazionale europea.