Trattato del Quirinale: un’occasione per riaprire il cantiere della riforma dell’Unione europea

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Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente francese Emmanuel Macron insieme all'Eliseo, a luglio 2021. [EPA-EFE/YOAN VALAT]

Sarà firmato a Roma il 25 novembre da Emmanuel Macron e Mario Draghi il “Trattato del Quirinale” fra Italia e Francia.

I negoziati furono avviati all’inizio del 2018 dal governo Gentiloni in un incontro presieduto dai ministri italiano Gozi e francese Loiseau e la redazione del progetto fu affidata a un gruppo di sei “saggi” fra cui gli italiani Franco Bassanini, Marco Piantini e Paola Severino.

Fra i temi prioritari dell’intesa fu messo l’accento sulla ricerca, la cultura, l’industria e la difesa sottolineando la necessità di agire con metodi di azione, come le cooperazioni rafforzate o strutturate, nel caso in cui le decisioni all’unanimità avessero fatto ostacolo a passi in avanti comuni.

Dopo le elezioni italiane del 2018 e la formazione del governo Conte I con la Lega e il Movimento 5 Stelle i negoziati furono congelati, non furono ripresi con il governo Conte II durante la pandemia, sono stati riavviati solo con il governo Draghi e arriveranno a conclusione il 25 novembre.

Nel frattempo molte cose sono avvenute in Europa e tra l’Italia e la Francia fra cui l’avvio della Conferenza sul futuro dell’Europa con la disponibilità francese e italiana a prendere in considerazione l’ipotesi di un superamento del Trattato di Lisbona firmato 14 anni fa in un tempo in cui le condizioni del mondo e dell’Europa erano radicalmente diverse da quelle attuali.

In questa prospettiva si pone ancor di più la questione del “che fare” nel caso in cui alcuni governi non fossero disponibili a negoziare e ad accettare una revisione del Trattato di Lisbona e dunque quale progetto, quale metodo e quale agenda immaginare per superare l’ostacolo della Convenzione sulla base dell’articolo 48 TFUE che impone la convocazione di una Conferenza diplomatica, l’accordo unanime dei governi nazionali e l’unanimità delle ratifiche nazionali.

Nella piattaforma sul futuro dell’Europa creata nel settembre 2019 al Cnel dal Movimento europeo si è discusso più volte della questione dell’integrazione differenziata su cui sta lavorando l’Istituto Affari Internazionali nel quadro di un progetto europeo mentre il Movimento europeo ha sollecitato lo Spinelli Group a rilanciare il metodo sostanzialmente costituente adottato dal Parlamento europeo con il Progetto del 14 febbraio 1984.

Si tratta di temi che non dovrebbero essere elusi dal Trattato del Quirinale anche in vista delle conclusioni della Conferenza sul futuro dell’Europa che potrebbero aver luogo nel maggio 2022 dopo le elezioni presidenziali francesi (10 e 24 aprile 2022).

Vale la pena di ricordare che l’idea di un Trattato del Quirinale è stata lanciata ispirandosi al Trattato dell’Eliseo fra Francia e Germania e che è stata recentemente avanzata la proposta di una iniziativa franco-italiana-tedesca che raccolga le priorità dei due Trattati dopo la formazione del nuovo governo tedesco e in vista delle conclusioni della Conferenza sul futuro dell’Europa e la riapertura del cantiere della “riforma dell’Unione europea”.