Per sconfiggere Putin dobbiamo proteggere gli europei dalle onde d’urto della guerra

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La guerra russa contro l’Ucraina provocherà inevitabilmente un grave shock economico nell’Unione europea dalla portata ancora incerta. Il rapido aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e dell’energia colpisce gli europei più vulnerabili, aggravando la povertà energetica e peggiorando le condizioni di vita.

Le previsioni economiche presentate dalla Commissione europea illustrano chiaramente l’impatto negativo della guerra sulla nostra economia: la crescita sta rallentando in modo significativo e l’inflazione ha raggiunto livelli record mai visti dall’introduzione della moneta unica.

Questo quadro desolante richiede un’azione immediata. Noi, Socialisti e Democratici, che da tempo ci battiamo per un’Europa più giusta, siamo ora determinati ad assumere un ruolo guida per proteggere i cittadini europei, in particolare le persone più vulnerabili, dalle onde d’urto della guerra.

Lo dobbiamo prima di tutto agli ucraini. Se non restiamo forti ed uniti, non saremo in grado di aiutarli. Lo dobbiamo ai nostri cittadini, ai quali abbiamo promesso di difendere i nostri valori. La mancanza di una risposta europea alle recenti crisi finanziarie e migratorie ci ha insegnato una lezione dolorosa: solo i populisti e le forze distruttive traggono vantaggio quando l’Ue non agisce. 

La risoluzione del Parlamento europeo adottata in Plenaria la scorsa settimana è un importante primo passo, che include obiettivi e idee concrete che ci impegneremo a realizzare. Chiediamo alla Commissione europea e agli Stati membri dell’Unione Europea di prenderli immediatamente in considerazione e di farne una chiara priorità.

Finora la Commissione ha scelto di parlare di sanzioni e di ricostruzione dell’Ucraina. Si tratta di priorità molto importanti ma per mantenere il sostegno degli europei, portare avanti le priorità e prevenire l’ascesa del populismo, dobbiamo proteggere i cittadini dalle ripercussioni della guerra. 

Mantenere flessibili le regole fiscali europee

La prima cosa da fare è mantenere la massima flessibilità nelle regole di bilancio europee per consentire una risposta efficace all’evoluzione della situazione economica, ciò è possibile grazie alla “clausola di salvaguardia generale” del Patto di Stabilità e Crescita, che consente di deviare dalle regole di bilancio europee in caso di grave recessione economica. L’UE ha introdotto la clausola generale di salvaguardia con la riforma di bilancio del 2011 come risposta alla crisi finanziaria ma l’ha attivata solo nel marzo 2020 per consentire ai governi di rispondere alla pandemia di Covid-19.

Ora come allora l’Europa sta vivendo una grave recessione economica e si trova ad affrontare grandi incertezze, per cui è evidente la necessità di estendere la clausola di salvaguardia per tutto il 2023.

La Commissione ha preso la giusta decisione proponendo una proroga di un anno, ma il semplice fatto che alcuni Commissari fossero riluttanti a farlo è un segnale preoccupante e dimostra che non tutti hanno imparato la lezione dalle politiche fallimentari adottate in risposta alla crisi finanziaria, né da quelle di successo, che hanno invece tenuto a galla le nostre economie durante la crisi del Covid.

Creare un nuovo pacchetto di resilienza sociale per aiutare i cittadini europei e i rifugiati

Il nostro gruppo ha lavorato duramente per includere la richiesta di un pacchetto temporaneo europeo di resilienza sociale entro l’estate del 2022, con un sostegno mirato per gli europei più vulnerabili.

Questa serie di iniziative comprende l’estensione e il rafforzamento dello strumento SURE, concepito come risposta alla pandemia di Coronavirus per proteggere i posti di lavoro. Chiediamo inoltre ulteriori finanziamenti per la Garanzia europea per l’infanzia, al fine di garantire un sostegno ai bambini ucraini e un aiuto per l’accoglienza e l’integrazione dei rifugiati nelle nostre società.

Per avere un dibattito significativo su tutte queste iniziative, dobbiamo organizzare un nuovo vertice sociale che prenda spunto da quello di Porto dello scorso anno, concordare nuove azioni concrete e realizzare effettivamente gli obiettivi ambiziosi che abbiamo definito. Si tratta di una situazione senza precedenti che richiede misure senza precedenti.

Servono più risorse: un’opzione è l’imposta sui profitti inattesi

Per finanziare queste misure necessarie e senza precedenti non è sufficiente riassegnare i fondi esistenti, come i 200 miliardi di euro non spesi dei prestiti previsti dal piano di ripresa e resilienza. Abbiamo bisogno di più risorse.

L’Istituto Bruegel stima che per ogni milione di rifugiati occorrano 10 miliardi di euro all’anno per sostenerli e garantire loro condizioni di vita dignitose, come l’accesso all’alloggio, all’istruzione e al mercato del lavoro.

Suggeriamo due possibili nuove fonti per il bilancio europeo: la tanto discussa tassa sulle transazioni finanziarie, che ha una lunga storia, e una tassa sui proventi straordinari delle imprese, che stabilisce aliquote fiscali più elevate per i profitti aziendali straordinari inattesi delle grandi multinazionali, in particolare nel settore energetico.

È inaccettabile che la situazione di sempre più persone si stia impoverendo, non permettendo loro di riscaldare la propria abitazione adeguatamente, quando al contempo alcune aziende si stanno arricchendo, ottenendo enormi profitti grazie a circostanze inaspettatamente favorevoli come gli attuali prezzi dell’energia.

Sulla base dell’esperienza italiana, dove il governo prevede di incassare circa 11 miliardi di euro quest’anno da un’imposta sui profitti straordinari del 25%, l’UE potrebbe incassare da 90 a 100 miliardi di euro nel 2022.

Questo non solo le permetterebbe di finanziare le misure straordinarie di cui l’Europa ha bisogno per affrontare le conseguenze economiche e sociali della guerra, ma ristabilirebbe anche una certa giustizia sociale di base. Questo è indispensabile se vogliamo evitare l’ascesa del populismo e mantenere il sostegno dei cittadini alla solidarietà con l’Ucraina.  

 

Pedro Marques

Membro del Parlamento Europeo, vicepresidente del Gruppo S&D

Brando Benifei

Membro del Parlamento Europeo, Capodelegazione Eurodeputati PD

Simona Bonafè

Membro del Parlamento Europeo, Vice-presidente del Gruppo S&D