L’Ue può raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 a costo zero

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Il frontespizio del Rapporto McKinsey

L’Unione europea potrebbe raggiungere la neutralità carbonio a un costo netto pari a zero. È questo il titolo di un recente rapporto McKinsey (How the European Union could achieve net-zero emissions at net-zero cost, December 3, 2020), che esamina le politiche da adottare per ridurre del 55% le emissioni entro il 2030 e arrivare a zero emissioni nel 2050. Nell’Unione europea cinque settori emettono la quota maggiore dei gas serra: il 28% proviene dai trasporti, il 26% dall’industria, il 23% dall’energia, il 13% dall’edilizia e il 13% dall’agricoltura.

L’energia, dato che le tecnologie di generazione di energia eolica e solare sono già disponibili su larga scala, è il settore in cui è possibile decarbonizzare già verso la metà degli anni 2040. Nel settore dei trasporti, i veicoli elettrici sono in fase di diffusione, e questo settore si potrà avvicinare alla neutralità climatica entro il 2045. La quota di abitazioni che utilizzano fonti di riscaldamento rinnovabili dovrebbe raggiungere il 100 per cento a partire dal 35 per cento di oggi. Anche l’uso del gas negli edifici dovrebbe dimezzarsi e il settore degli edifici dovrebbe raggiungere il livello di zero emissioni alla fine degli anni 2040.

L’industria è il settore più costoso da decarbonizzare, in quanto ha bisogno di una tecnologia ancora in fase di sviluppo. Di conseguenza, raggiungerebbe zero emissioni nette soltanto nel 2050. Il settore continuerebbe a generare emissioni residue che dovranno essere compensate. Infine, oltre la metà delle emissioni agricole proviene dall’allevamento di animali per l’alimentazione e non può essere ridotta senza cambiamenti significativi nel consumo di carne o grazie a innovazioni tecnologiche. Anche in questo settore, il percorso verso la neutralità carbonio richiede la compensazione delle emissioni agricole con emissioni negative in altri settori e con più carbon sinks, ad es. una più vasta forestazione.

Il rapporto rileva poi che per ottenere la neutralità carbonio sarà necessario un investimento stimato di 28.000 miliardi di euro in tecnologie pulite nei prossimi 30 anni. Circa 23.000 miliardi – una media di 800 miliardi di euro all’anno, circa il 25% degli investimenti annuali di capitale attualmente effettuati nell’Unione europea e, grosso modo, le dimensioni del Next Generation EU, dovranno essere destinati a un diverso orientamento di investimenti che altrimenti avrebbero finanziato tecnologie ad alta intensità di carbonio.

Per finanziare questi investimenti saranno necessari interventi di sostegno, in particolare nei sottosettori con elevati costi di abbattimento. Si tratta in parte di interventi di finanziamento diretto, ma soprattutto si dovranno introdurre misure come il carbon pricing o un rafforzamento dei sistemi cap-and-trade per creare incentivi per i singoli operatori a ridurre le emissioni. Con un prezzo del carbonio di € 50 per tCO2 (tonnellata di anidride carbonica), un ulteriore 21% del capitale richiesto potrebbe essere coperto fino al 2050. Un prezzo del carbonio di € 100 per tCO2 potrebbe coprire un altro 10%, per un totale di più dell’80% di tutte le spese in conto capitale, comprese le infrastrutture. Infine, la transizione alla neutralità carbonio creerebbe circa 11 milioni di posti di lavoro e ne eliminerebbe 6 milioni, con un guadagno netto di 5 milioni.

Le indicazioni che emergono da questo rapporto sono importanti per mostrare che è possibile raggiungere la neutralità carbonio senza costi eccessivi, anzi con benefici economici che andrebbero ad aggiungersi ai benefici ambientali. Il problema è quindi politico, non economico: occorre che l’Unione disponga di strumenti adeguati per prendere in tempi brevi le decisioni che sono necessarie e per garantire, con un’equa distribuzione dei costi e dei benefici, il sostegno dell’opinione pubblica. L’esempio dei gilet gialli in Francia è lì per dimostrare che la via per la neutralità carbonio non è priva di ostacoli.