L’Europa di Giorgia Meloni

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Giorgia Meloni [EPA-EFE/ROBERTO MONALDO / POOL]

Giorgia Meloni merita tutta la solidarietà per gli insulti sessisti ricevuti dallo storico Gozzini. E meritano attenzione le sue motivazioni per il rifiuto del voto di fiducia da parte di Fratelli d’Italia al governo Draghi: perché sarebbe più che europeista, addirittura “federalista europeo”. Mentre Meloni vuole una “Europa confederale, cioè significa mantenere la sovranità degli Stati nazionali e cooperare su alcune grandi materie”. Ma qual è la differenza tra federazione e confederazione, e dove si colloca l’Unione attuale?

Una confederazione è un’organizzazione internazionale, un’alleanza tra Stati sovrani, che può fare raccomandazioni agli stessi, ma non sono vincolanti né direttamente applicabili ai cittadini. Non ha il potere di emettere tasse, di battere moneta, di fare debito. Erano confederazioni gli Stati Uniti d’America prima della Costituzione federale del 1787 o la Svizzera prima della Costituzione federale del 1848 (anche se ha mantenuto il vecchio nome). È una confederazione l’ONU e lo è il Consiglio d’Europa, organizzazione internazionale con 47 Stati membri, inclusa la Russia, di cui quasi nessun cittadino conosce l’esistenza.

Una federazione invece è un sistema di governo democratico multi-livello, in cui le competenze dei vari livelli di governo sono sancite da una Costituzione, la cui modifica richiede la partecipazione dei livelli, in cui le decisioni federali nelle proprie competenze sono vincolanti e direttamente applicabili, e su cui nessuno Stato membro ha un potere di veto.

L’UE oggi è più simile a una federazione che a una confederazione, anche se su alcuni temi fondamentali e sulla riforma dei Trattati è ancora confederale. Ma le norme giuridiche europee e le sentenze della Corte di Giustizia dell’UE sono vincolanti e direttamente applicabili. Il Parlamento europeo è eletto direttamente dai cittadini europei e su molte competenze dell’UE gli Stati decidono a maggioranza qualificata. La Banca Centrale Europea gestisce la sovranità monetaria. La Commissione è un embrione di esecutivo parlamentare federale che gestisce il bilancio e le politiche, negozia gli accordi internazionali dell’UE, e ora emette debito pubblico europeo per finanziare programmi come SURE e il Next Generation EU.

Volere un’Europa confederale vuol dire essere contrari ad un rafforzamento dell’UE, cioè al superamento dell’unanimità che la paralizza, come abbiamo visto sui migranti (la Commissione ha proposto una redistribuzione obbligatoria, il Parlamento europeo l’ha approvata, ma gli Stati membri non hanno trovato l’accordo), sull’armonizzazione fiscale che tanto penalizza l’Italia (pensiamo a FCA che mise la sede legale in Olanda e quella fiscale a Londra), sul fisco (per creare le imposte europee sulle emissioni inquinanti, sulle transazioni finanziarie speculative, sui giganti del web, ecc.), sulla politica estera e di difesa (per contare qualcosa nel mondo). Un’Europa confederale significa decidere tutto all’unanimità, con un veto per ogni Paese, senza le istituzioni sovranazionali come la Corte di giustizia, la Banca Centrale Europea, il Parlamento e la Commissione. Significa smantellare l’UE, abolendo la moneta unica e la Banca Centrale Europea, il Next Generation EU e il debito comune, la prevalenza e diretta applicabilità delle norme e delle sentenze europee, e con esse di fatto il mercato unico, l’unione doganale e la rappresentanza esterna dell’Unione da parte della Commissione nei negoziati commerciali. Sarebbe un’Europa inutile, incapace di fornire beni pubblici ai suoi cittadini.

Perciò quando Meloni si dice europeista ma per un’Europa diversa, non è credibile. Un’Europa confederale significa distruggere quanto creato in 70 anni di unificazione europea. Illudersi che in un XXI secolo caratterizzato dall’interdipendenza – politica, economica, culturale, ambientale, sanitaria – la sovranità nazionale ottocentesca permetta di affrontare problemi che richiedono soluzioni europee e mondiali significa essere nazionalisti e illusi. E in un momento in cui l’Italia sarebbe senza speranza senza l’azione della BCE a sostegno del nostro debito pubblico, della Commissione nella ricerca e nell’acquisto dei vaccini, e del Next Generation EU per la ripresa economica, è una posizione irragionevole e contraria agli interessi degli italiani.