La visione polacca del futuro dell’Europa: un consenso non-federalista?

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Proteste in Polonia contro il rischio di uscita dall'Ue. [Shutterstock]

Il soggetto della Conferenza sul futuro dell’Europa è la riforma dell’Unione europea. Il dibattito si sta concentrando sia sui cambiamenti istituzionali che su quelli alle politiche individuali. Il corso della Conferenza finora, tuttavia, non sembra interessare nel Continente ed è passato inosservato anche al pubblico polacco.

Piotr Tosiek è direttore del dipartimento di Diritto e Istituzioni dell’Ue all’Università di Varsavia.

Tutto questo non cambia il fatto che la presenza della Polonia nell’Ue, che sta per compiere 18 anni, sta diventando una sfida sempre maggiore per l’Europa, non solo riguardo ai problemi con lo stato di diritto e la democrazia liberale, ma anche per l’atteggiamento di tutta la classe politica polacca nei confronti di una riforma dell’Ue.

L’analisi dei programmi dei partiti politici polacchi dimostra che le questioni europee sono limitate all’assicurazione generale della necessità di costruire una posizione forte per la Polonia in Europa oppure di sottolineare il ruolo dei fondi europei. L’osservazione delle dichiarazioni dei rappresentanti dei partiti porta alla conclusione che la loro conoscenza dei meccanismi europei sia limitata o usata solo per scopi interni.

Il partito di governo, Diritto e Giustizia (PiS), con partner di coalizione più piccoli, sostengono un’Ue ridotta a poco più che un’organizzazione per l’unione doganale. Tra i principali slogan creati dagli intellettuali dell’attuale governo (Zdzisław Krasnodębski, Ryszard Legutko, Krzysztof Szczerski, alcuni di questi eurodeputati) risaltano i concetti di “comunità regionali decentralizzate” e “democrazia intergovernativa”.

La prima idea riguarda la creazione di forti sottogruppi di Stati all’interno dell’Ue, compresa l’iniziativa cosiddetta dei “Regione dei Tre Mari” guidata dalla Polonia, e la seconda è relativa all’introduzione di diritti di veto per i singoli Stati a tutti i livelli della catena decisionale europea insieme alla marginalizzazione del Parlamento europeo.

La trasformazione energetica, con i suoi programmi operativi come ‘Fit for 55’, è vista come una grave minaccia alla crescita economica polacca. La principale minaccia culturale è il “trionfo dell’ideologia di sinistra” con i diritti di chi appartiene a ogni tipo di minoranza.

Nonostante i sostenitori della visione governativa enfatizzino la sua convergenza con le idee dei “padri dell’Europa” (ricordando De Gasperi o Schuman), la sua essenza è di natura anti-europea, sia politicamente che assiologicamente.

Questo concetto radicale è osteggiato dalla maggioranza dei partiti dell’opposizione, con un ruolo importante svolto da Piattaforma Civica di Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo e tuttora presidente del Partito Popolare Europeo (Ppe).

Tuttavia, anche l’opposizione è scettica nei confronti del federalismo europeo, preferendo il più tradizionale metodo comunitario, le riforme lente e il mantenimento dello status quo. Questioni come le liste transnazionali alle elezioni del Parlamento europeo, la formula degli Spitzenkandidaten o l’applicazione della formula a maggioranza qualificata nella politica estera e di sicurezza comune sono presenti solo nei dibattiti accademici.

Eventi come il discorso del ministro degli esteri Radosław Sikorski al Consiglio tedesco sulle relazioni estere nel 2011, in cui sembrava sostenere alcune soluzioni federaliste, dovrebbero essere visti come casualità senza peso politico né conseguenze.

Inoltre, i singoli rappresentanti dell’opposizione che sostengono la federalizzazione dell’Ue (l’eurodeputata Róża Thun, per esempio) restano ai margini della politica. Allo stesso tempo, i sostenitori dell’appartenenza all’Ue sono decisamente in maggioranza nella popolazione polacca, raggiungendo spesso la soglia del 90%. Tuttavia, la maggioranza vede l’Ue solo come una fonte di finanziamenti o un’organizzazione che facilità i liberi spostamenti delle persone.

Ci sono, naturalmente, differenze fondamentali tra il governo e la maggior parte dei partiti di opposizione. La prima è l’approccio allo stato di diritto e la comprensione della democrazia. È qui che viene rivelata maggiormente la disputa culturale polacca, dove da un lato si trovano i sostenitori dell’appartenenza al mondo occidentale e dall’altra le persone che sottolineano la differenza della cultura della Polonia, convinta di essere “guardiana della vera cultura occidentale” come è tipico delle regioni periferiche.

Questa differenza fondamentale, che è l’asse assiologico del dibattito politico in Polonia, non costituisce un ostacolo alla conclusione che c’è un elemento comune a quasi tutti i politici del Paese: una certa reticenza al federalismo europeo.

Paradossalmente, un altro elemento è l’opposizione dichiarata all’integrazione differenziata, ma mentre i politici al governo vogliono obbligare gli altri Stati membri a limitare le tendenze all’integrazione, l’opposizione vuole rimanere nel flusso principale, cercando di influenzare lievemente la tendenza alla federalizzazione.

Questa specificità della Polonia deve essere tenuta in considerazione nel dibattito sul futuro dell’Europa, a prescindere dal probabile fallimento della Conferenza su questo tema.