La lezione ancora attuale di Altiero Spinelli

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Altiero Spinelli

Il 23 maggio del 1986 si spegneva a Roma Altiero Spinelli, uno dei ‘Padri Fondatori’ dell’integrazione Europea. Più precisamente, artefice di una battaglia continua, dentro e fuori dalle istituzioni nazionali ed europee per ideare prima, e trasformare poi, l’Europa in una democrazia sovranazionale.

Borghese di nascita, affascinato dal comunismo nella lotta al fascismo, passa 17 anni fra carcere e confino, avendo modo di riflettere a lungo sulle ideologie e suoi loro fallimenti di fronte alla guerra ed a forme patologiche tragiche come fascismo e nazismo. Nipote di Umberto Ricci, docente di economia a La Sapienza, apprende dallo zio le logiche dell’economia marginalista, che lo aiutano a smantellare (in maniera addirittura brutale) gli assiomi dell’economia marxiana e con essa molte delle fondamenta intellettuali del comunismo. Onnivoro lettore di opere contemporanee di economia, filosofia, storia, politica incontra a Ventotene Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi, coi quali instaura un dialogo continuo e serrato dal quale emergerà nel 1941 il testo del Manifesto di Ventotene, considerato il documento ispiratore del processo d’integrazione europea.

In esso vi si trovano alcune ingenuità. Ma anche due messaggi ancora oggi attualissimi. Il primo è la falsa aspettativa, comune a tutte e tre le ideologie tradizionali (democrazia, socialismo, liberismo) secondo cui una volta affermati i propri ideali in ciascun paese, la pace sarebbe seguita in maniera naturale, spontanea. Il secondo è la perniciosa idea del monopolio nazionale sulla sovranità, che trasforma i cittadini in sudditi, mettendoli necessariamente l’uno contro l’altro in caso di conflitto.

Questa, secondo Spinelli, è l’origine e la natura profonda delle guerre. Oltre che la chiave per la pace. Da qui l’idea che la ricostruzione post-bellica dell’Europa, ossia del continente che aveva portato il mondo intero per ben due volte sull’orlo dell’autodistruzione, dovesse passare per un esperimento di condivisione della sovranità in pochi ma cruciali ambiti. Da qui anche la trasformazione di quell’idea di sovranità condivisa in uno strumento di azione politica, con la fondazione del Movimento Federalista Europeo nel 1943.

Su quelle stesse basi si fonda l’esperienza politica di Jean Monnet, concretizzatasi nel 1951 con la Ceca (la Comunità del carbone e l’acciao), ispirata proprio alla concezione di condivisione della sovranità. Un’idea che diventa poi minoritaria con i Trattati di Roma. E che vedrà Spinelli negli anni successivi instancabile animatore di strumenti di pressione politica (come il Congresso del Popolo Europeo) e culturale (come la fondazione dello IAI e del Mulino).

Nel 1970 Spinelli viene nominato Commissario Europeo all’Industria, cercando di accrescere la consapevolezza della necessità di una sovranità industriale europea. Nel 1979, in occasione delle prime elezioni dirette del Parlamento Europeo, viene eletto all’Assemblea di Strasburgo come indipendente nelle file del Partito Comunista. È qui che si consuma la sua ultima battaglia, fino al capolavoro finale dell’approvazione a larghissima maggioranza, il 14 febbraio 1984, del Progetto di Trattato sull’Unione Europea, un embrione di costituzione sovranazionale basata sui principi del federalismo e della democrazia multilivello. Un Trattato che avrebbe consentito all’Europa di trovarsi già attrezzata a rispondere in modo più rapido ed efficiente alle sfide dell’accelerazione della storia, dopo il 1989.

Un’eredità che le generazioni future hanno in gran parte dimenticato, costringendo l’Europa ad un ritardo di decenni, che stiamo ancora oggi scontando.