La Conferenza sul futuro dell’Europa messa a rischio dall’inazione dei partiti e governi europeisti

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La sessione plenaria del primo panel dei cittadini europei a Strasburgo. [© European Union 2021 - Source : EP]

Se la Conferenza sul futuro dell’Europa non avrà successo la responsabilità sarà dell’inazione dei governi e dei partiti “europeisti”. Ecco cosa dovrebbero fare.

La Conferenza sul futuro dell’Europa è in corso. Rischia di rivelarsi un’occasione persa. Questo è dovuto principalmente ai governi e ai partiti “pro-europei” e alle istituzioni europee. Nessuno si aspetta che Orbàn o Kaczinsky lancino una massiccia campagna per mostrare quanto l’UE sia democratica e quali formidabili strumenti abbia creato per ascoltare i suoi cittadini. Ma i governi pro-europei e le istituzioni europee dovrebbero farlo. Che senso ha creare una piattaforma digitale multilingue – dove i cittadini possono esprimere le loro opinioni, commentare quelle degli altri, organizzare e promuovere eventi – e non farlo sapere ai cittadini, né invitarli ad usarla?

I governi nazionali hanno accettato la Conferenza – inizialmente un’idea di Macron, poi sostenuta soprattutto dal Parlamento europeo – ma hanno paura che i cittadini possano proporre una riforma ambiziosa. E sarà difficile ignorare i risultati della Conferenza se molti cittadini parteciperanno ai suoi lavori attraverso la piattaforma digitale e se molti eventi saranno organizzati a livello locale, dal basso, in tutta Europa.

La presidente von der Leyen nel suo discorso sullo stato dell’Unione ha invitato tutti i cittadini, e soprattutto i giovani, a partecipare. Ma la Commissione manca di una strategia di comunicazione e di qualsiasi investimento politico e finanziario in essa. La Commissione potrebbe chiedere a università, scuole, centri di ricerca, associazioni della società civile che ricevono finanziamenti dall’UE di organizzare almeno un evento e di inserire un’idea nella Conferenza sul futuro dell’Europa, e di invitare i loro membri a partecipare, inserendo un invito a partecipare nei loro siti web e nelle loro newsletter. Potrebbe chiedere che anche tutti i corsi di formazione finanziati dall’UE includano tale invito. Potrebbe invitare gli Stati membri a intraprendere una serie di azioni senza costi che sarebbe difficile per loro rifiutare: per esempio chiedere ai ministeri dell’istruzione di invitare le scuole a dedicare un po’ di tempo della loro educazione civica per organizzare dibattiti tra gli studenti sul futuro dell’Europa.

Il Comitato delle Regioni si è battuto per essere coinvolto nella plenaria della Conferenza, ma finora non sembra efficace nel mobilitare i governi regionali e locali. Non sarebbe difficile per i governi locali e regionali organizzare riunioni aperte dei loro Consigli da inserire nella piattaforma della Conferenza, o inserire nei loro siti web un invito alla partecipazione dei cittadini con un link alla piattaforma. Lo stesso vale per il Comitato economico e sociale. Se i principali attori economici e sociali inserissero le loro idee nella piattaforma e chiedessero ai loro membri di sostenerle e di partecipare alla Conferenza, si potrebbe accendere un grande dibattito in tutta Europa.

Una grande responsabilità è dei partiti pro-europei. Non stanno chiedendo alle loro sedi locali, regionali, nazionali di organizzare eventi, di impegnarsi nel dibattito, di presentare e discutere con i cittadini la loro visione del futuro dell’Europa. Non chiedono ai governi locali e regionali di cui fanno parte di mobilitarsi e organizzare consigli aperti. Non chiedono ai governi nazionali di cui fanno parte di mobilitare le università, le scuole, i governi locali, la società civile dei loro Paesi in questo grande dibattito.

Perché? Perché hanno paura dei nazionalisti. Hanno paura di dire che affinché l’UE possa affrontare le grandi sfide – come il cambiamento climatico, la transizione digitale e verde, l’aggravarsi delle crisi geopolitiche intorno all’UE – e contribuire alle soluzioni globali e alla fornitura di beni pubblici, è necessario abolire il veto nazionale, creare vere risorse proprie, rafforzare il ruolo della Commissione come governo europeo, e realizzare una vera messa in comune e condivisione della sovranità anche nel campo della politica estera, di sicurezza e di difesa. In sostanza, l’UE deve completare la sua federalizzazione. L’Europa è un gigante economico, un nano politico e un verme militare. Questo significa che l’UE è forte e gli stati membri deboli: siamo un gigante economico perché abbiamo messo in comune e condiviso la sovranità in campo economico; siamo nani politici e vermi militari perché la sovranità è rimasta nazionale in quelle aree. Per affrontare la Cina, la Russia, gli Stati Uniti abbiamo bisogno di una sovranità europea anche in questi ambiti. Per favorire soluzioni globali alla crisi climatica abbiamo bisogno di un’unica rappresentanza esterna sulla scena internazionale, così che l’UE sia in grado di proporre nuove forme di governance sovranazionale per far fronte ai cambiamenti climatici.

Credo che se Spinelli fosse vivo avrebbe cercato di costringere tutti questi attori a raccogliere la sfida, a impegnarsi con i cittadini e a dire loro la verità, e di spingere il Parlamento a proporre una riforma complessiva dell’UE sulla base dei risultati della Conferenza. Questo è ciò che il Gruppo Spinelli dovrebbe fare per essere fedele al suo nome.