La battaglia politica in Germania e le conseguenze per l’Europa

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

La cancelliera tedesca Angela Merkel [Pool/EPA/EFE]

Ancora il tema appare sottotraccia. Ma è destinato a diventare estremamente caldo nel corso del 2021: quale sarà l’orientamento di politica economica della Germania con l’avvicendamento al Cancellierato, dopo la fine dell’era Merkel? Il tema non è solo interno, ma avrà pesanti ricadute sull’intero assetto e le prospettive future dell’integrazione Europea.

Le prime schermaglie stanno già emergendo. Gran parte della CDU insiste per un ritorno al Patto di Stabilità e Crescita nella sua versione pre-covid. E per un rientro nelle norme nazionali di bilancio in pareggio, provvisoriamente sospese da Angela Merkel.

Per cercare di stoppare immediatamente un potenziale contagio, con effetti presumibilmente irreparabili, il membro tedesco del comitato esecutivo della Bce, Isabel Schnabel, ha sottolineato ieri in un’intervista alla radio pubblica tedesca come modificare oggi i tassi d’interesse sarebbe “devastante”, segnalando ai falchi dell’austerità che la Bce continuerà nel suo programma di iniezione della liquidità. La Bce distinguerà attentamente fra “improvvisi rialzi dell’inflazione” e le sue tendenze di lungo periodo, ha continuato.

La partita, come è evidente, non è solo interna. La ripresa dell’intera Unione europea è affidata al programma di acquisti della Bce, che tengono basse le aspettative sui rischi-paese e quindi sugli spread; all’efficacia delle trattative sulle risorse proprie per il sostegno del Next Generation EU; ed alle modalità e i tempi con i quali verranno ripristinate le regole fiscali. Nonostante il presidente del Fiscal Board abbia fatto capire qualche mese fa come sia necessario che queste ultime vengano modificate, prima di rientrare nuovamente in funzione, gran parte del dibattito politico e dell’opinione pubblica tedesca è favorevole ad un loro ripristino esattamente come in passato. Il che costringerebbe l’Unione intera e soprattutto i paesi a più alto debito, come il nostro, ad una politica economica di rigore.

Una prospettiva che può avere senso e successo solo se i moltiplicatori fiscali attesi dal Recovery Plan avranno effetto immediato e rilevante. Altrimenti, il rischio di una nuova stagione di pesanti incertezze asimmetriche (ossia che impattano sui vari paesi europei in maniera diversa) – finanziarie, economiche e politiche – farà risorgere le narrazioni nazionaliste, mettendo a repentaglio quel poco di solidarietà e di spinta al rafforzamento delle istituzioni comuni europee che è miracolosamente emerso in questi ultimi mesi.