Il futuro dell’Europa e l’eredità di Altiero Spinelli

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Altiero Spinelli (con divisa e barba) insieme a Eugenio Colorni in un disegno di Ernesto Rossi, 1940

Altiero Spinelli è morto 35 anni fa, il 23 maggio 1986, dopo una vita passata a cercare di costruire un’Europa federale. La sua eredità sembra molto attuale in un momento in cui i cittadini europei sono chiamati a discutere il futuro dell’Europa. E ne parleremo lunedì 24 maggio alle 17 in un webinar in streaming su EURACTIV Italia.

Spinelli è considerato uno dei padri fondatori dell’integrazione europea, ispirata anche attraverso il Manifesto di Ventotene del 1941. Fu un attore del processo in molti modi. Fondò il Movimento Federalista Europeo in Italia e l’Unione dei Federalisti Europei a livello europeo, e più tardi anche l’Istituto Affari Internazionali, uno dei principali think tank europei; e poi contribuì alla fondazione dell’associazione Il Mulino, collegata a una delle principali riviste e case editrici italiane. Si adoperò per ottenere iniziative dai governi nazionali, lavorando con Monnet e De Gasperi ai progetti della Comunità Europea di Difesa e della Comunità Politica Europea, che però crollarono nel 1954. Portò prima i socialisti italiani e poi i comunisti italiani a sostenere l’integrazione europea, alla quale inizialmente si opponevano. Come commissario europeo ha contribuito ad avviare il dibattito sull’integrazione monetaria. Come eurodeputato guidò il primo Parlamento eletto ad approvare un Progetto di Trattato di Unione europea (il cosiddetto Progetto Spinelli). Gli stati membri non lo ratificarono, ma dovettero iniziare una propria revisione dei trattati dopo decenni, l’Atto unico europeo, che introdusse il voto a maggioranza qualificata e il mercato unico, e iniziò un processo di riforma proseguito fino al trattato di Lisbona, ogni volta prendendo elementi del Progetto Spinelli e trasformandoli in realtà.

Nella sua lotta di una vita per un’Europa federale, Spinelli ha avuto diversi ruoli, cambiando tattica e adattandosi al contesto, ma ha mantenuto alcune idee fondamentali, che oggi stanno diventando patrimonio diffuso. Gli stati nazionali europei sono troppo piccoli per garantire la sicurezza e la prosperità dei loro cittadini, e la sovranità europea è necessaria per affrontare le sfide principali. L’Eurobarometro mostra che questo fatto è ampiamente riconosciuto dai cittadini. Che la principale frattura politica sia tra chi è a favore o contro un’Europa democratica integrata sta diventando una realtà a livello europeo e nazionale. Che un’Europa democratica ed efficiente significa un’unione federale è sempre più accettato. Parlare di un’Europa federale, sovrana e democratica non è più un tabù, se centinaia di personalità politiche e culturali di diversi partiti lo sostengono.

Personalità e politici di diversi partiti che lavorano per una maggiore integrazione si coordinano nel “Gruppo Spinelli”. Uno dei loro obiettivi potrebbe essere quello di diffondere l’idea meno accettata di Spinelli: che un’UE federale dovrebbe essere basata su una vera Costituzione, risultante da una procedura costituente democratica. La Conferenza sul futuro dell’Europa fornirà una prima forma di coinvolgimento dei cittadini, che potrebbe portare anche alla riforma dei trattati e possibilmente a una Costituzione europea. Il tempo ci dirà se il Gruppo Spinelli sarà in grado di portare il Parlamento a sfruttare il suo potere di proporre emendamenti ai Trattati per avviare una riforma globale verso un’Unione federale, senza veti nazionali nel processo decisionale, e con la Commissione con un ruolo di governo, dotato di poteri reali in materia di politica fiscale, estera, di sicurezza e difesa.