Il Comitato Economico e Sociale e il Futuro dell’Europa

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La Presidente del Ces Christa Schweng al seminario ConnectingEU, Lisbona

Si è svolto il 18 e 19 scorsi a Lisbona, presso la Fondazione Gulbenkian, il tradizionale seminario del Comitato Economico e Sociale Europeo (Ces) con i rappresentanti della società civile: organizzazioni delle imprese, dei lavoratori, media, Ong. Quest’anno, il Ces ha voluto dedicare l’evento alla Conferenza sul Futuro dell’Europa (CoFoE), con l’iniziativa dal titolo: What kind of Europe do you dream of?

La Presidente del Ces, Christa Schweng, nel discorso di apertura, ha messo in chiaro le ambizioni del Comitato: fornire alla società civile quell’occasione di far sentire la propria voce che la Conferenza, da sola, non riesce pienamente a soddisfare. I numeri degli accessi alla piattaforma sono ancora bassi, i cittadini poco informati. Occorre un’accelerazione del processo.

La Conferenza, nata con l’ambizione di ascoltare come gli europei intendono riscrivere il modo di stare insieme in Europa, “rischia un effetto-boomerang”, come ha sottolineato Miguel Maduro, Presidente della Fondazione Gulbenkian. Da qui lo sforzo del Ces per coinvolgere, raccogliere e farsi portatore delle visioni della società civile europea per rilanciarle all’interno della CoFoE.

L’evento si è svolto in tre sessioni, ciascuna dedicata ad una delle priorità cruciali della CoFoE: crisi sanitaria; economia più forte, giustizia sociale ed occupazione; stato della democrazia e dei diritti. Ciascuna sessione era introdotta da una tavola rotonda di esperti della società civile, poi seguita da un dibattito.

Quello che è emerso è una forte consapevolezza sull’urgenza di fornire beni pubblici europei per supplire ad interventi frammentati ed insufficienti delle autorità nazionali, soprattutto nel settore della sanità e dell’economia. In quest’ultimo ambito, in particolare, si è registrato un ampio consenso da parte di tutte le organizzazioni presenti sulla necessità di investimenti collettivi europei in settori come la ricerca, l’innovazione, le piattaforme digitali, la sicurezza nelle sue varie forme, le infrastrutture di trasporto, ed altro ancora.

Investimenti che richiedono la stabilizzazione del Recovery Plan, o di un analogo strumento finanziario che consenta all’Europa di affrontare le transizioni digitali ed ecologica già avviate senza rischiare di rimanere indietro rispetto alla competizione internazionale. A questo tema sono state legate richieste per l’adozione da parte della Ue di risorse proprie che le consentano di rendersi indipendente dai contributi nazionali.

L’ultima sessione, dedicata allo stato della democrazia in Europa è stata particolarmente significativa. Erano presenti giornalisti da Malta (Matthew, il figlio di Daphne Caruana Galizia), Ungheria, Slovacchia, Polonia; tutte aree a rischio per il giornalismo investigativo. Dalle loro testimonianze dirette e personali è emerso un quadro drammatico di indebolimento del ruolo e dell’indipendenza dei media nei confronti dei governi. Una situazione che, come è stato da più parti osservato, indebolisce qualsiasi prospettiva di un futuro per l’Europa. E che dovrebbe essere affrontata e risolta dalle istituzioni europee, chiamate a non tollerare oltre il sistematico abuso dei governi nazionali sulle libertà e i diritti fondamentali dei loro cittadini.

Senza un intervento risolutivo in questi tre (e molti altri) settori-chiave nella percezione dei popoli europei, difficilmente potrà esserci un futuro per l’Europa.