Elezioni politiche insieme alle europee per evitare che l’Ue si blocchi

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Le bandiere dei Paesi europei e la bandiera dell'Unione Europea davanti al "Palazzo Louise Weiss", sede del Parlamento Europeo a Strasburgo. [EPA-EFE/PATRICK SEEGER]

I calendari elettorali nazionali producono spesso paralisi nelle decisioni europee. Matteo Garavoglia propone la sincronizzazione dei cicli elettorali a livello Ue per evitarla.

Matteo Garavoglia è Direttore dello European Public Sphere Project presso l’Università di Oxford e Senior Research Associate presso il Barcelona Centre for International Affairs (CIDOB).

I cittadini tedeschi hanno votato. Dato che le negoziazioni per formare una coalizione dureranno probabilmente fino a Natale, il paese più importante d’Europa non sarà in grado di fornire una vera leadership all’Europa per almeno tre mesi. Entro gennaio, la Francia sarà anch’essa in piena campagna elettorale per le elezioni presidenziali (previste per aprile) e poi per le elezioni parlamentari (previste per giugno). La seconda potenza politica ed economica più importante d’Europa non potrà quindi esercitare una seria leadership politica per i primi sei mesi del 2022. E poi arrivano luglio e agosto: periodo di vacanze in Europa.

A settembre del prossimo anno, avremo quindi vissuto un periodo di oltre 12 mesi in cui i paesi più importanti d’Europa non saranno stati in grado di esprimere una seria leadership politica a causa dei loro diversi calendari elettorali.

Non è una novità. Nel 2017, la Francia aveva votato per un nuovo presidente ad aprile e poi per un nuovo parlamento a giugno. Poi i tedeschi sono andati alle urne a settembre e ci sono voluti sei mesi per concludere i negoziati di coalizione e formare un governo nel marzo 2018.

Già allora, per un anno intero, i due paesi leader in Europa non erano stati in grado di lanciare serie iniziative politiche e proposte di riforma perché erano impegnati a gestire le proprie campagne elettorali e a formare i loro governi dopo di queste.

Date le straordinarie sfide che i paesi europei devono affrontare (dal cambiamento climatico alla pandemia, passando per l’immigrazione, per citarne solo alcune), appare assurdo che i sistemi politici nazionali producano ripetutamente una tale paralisi. La mancanza di coordinamento nei cicli elettorali rende estremamente difficile promuovere le riforme di cui abbiamo così disperatamente bisogno per affrontare gli enormi problemi che le nostre società devono gestire.

Per risolvere questo problema, la soluzione appare in teoria semplice. Basterebbe sincronizzare le elezioni dei parlamenti nazionali con le elezioni del Parlamento europeo e, quindi, le elezioni dei diversi parlamenti nazionali tra loro. Questo avrebbe un impatto straordinario sulla qualità della democrazia europea e dei processi legislativi a essa collegati. Potremmo davvero votare in contemporanea come europei, anche a livello nazionale per quel che riguarda le competenze interne. E poi potremmo metterci seriamente a lavorare tutti assieme come europei.

Nella pratica, la soluzione appare molto più complessa. Tuttavia, per avviare questo tipo di riforma non c’è bisogno che tutti i paesi europei siano d’accordo subito. Ogni paese potrebbe approvare la riforma come e quando le condizioni nazionali lo permettessero. Non sarebbe necessaria l’unanimità dei 27 paesi membri dell’Unione. Sarebbe sufficiente che due o tre grandi stati si impegnassero, per promuovere un effetto domino attraverso il quale altri paesi potrebbero seguirne l’esempio. Il Belgio, per iniziare, lo ha già fatto.

I paesi pionieri che si impegnassero per primi in questa iniziativa avrebbero l’opportunità di dettare l’agenda legislativa per tutto il ciclo elettorale sia europeo che dei propri paesi. Questa riforma rafforzerebbe anche i parlamenti nazionali perché darebbe loro modo di coordinarsi per promuovere legislazione su scala europea. E, per finire, aiuterebbe a stabilizzare la situazione in paesi caratterizzati da cronica instabilità politica’ diminuendo in modo significativo (pur non andando a toccare la prerogativa del capo dello stato di sciogliere le camere) gli incentivi ad interrompere le legislature prima della scadenza naturale del loro mandato.

Studi sulla fattibilità legale e costituzionale di questo intervento nei vari paesi europei sono già stati fatti e la proposta potrebbe già essere condivisa con i principali governi europei. Ciò che serve è la volontà. Le nostre leadership politiche, imprenditoriali e intellettuali devono avere la lungimiranza storica e il coraggio politico per promuovere una tale iniziativa. La Conferenza sul Futuro dell’Europa potrebbe essere la dimensione adeguata per discutere questa proposta.