È l’ora della federazione europea

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La bandiera federalista sventola in Piazza Santa Croce a Firenze, Manifestazione per la pace, 12.03.2022

La guerra in Ucraina mostra la debolezza dell’Unione Europea e soprattutto dei suoi Stati membri. Ci ricorda che il nazionalismo porta alla guerra, che non è scomparsa dall’Europa, ma soltanto dall’Unione Europea grazie alla costruzione di istituzioni sovranazionali, fondate sulla condivisione della sovranità, in grado di dirimere le controversie tra gli Stati membri mediante il diritto. Per questo le organizzazioni federaliste hanno lanciato la petizione “Per un’Europa federale, sovrana, democratica”, disponibile in varie lingue su change.org e l’hashtag #moreEUROPEnow.

Gli europei oggi subiscono questa guerra, ma non sono attori rispetto a una vicenda che riguarda direttamente la propria sicurezza ed il proprio benessere. Non lo saranno mai, in assenza di una vera Unione politica di natura federale. E pagano i costi della non-Europa in settori cruciali come la politica estera e di sicurezza, la difesa e l’energia. Anche la sua unione economica è incompleta, poiché non abbiamo un’unione fiscale e un bilancio federale.

Il costo dell’energia potrebbe essere dimezzato se avessimo acquisti centralizzati dell’energia (come per i vaccini), una riserva strategica (come gli USA), una rete europea dell’energia e del gas. La spesa per la difesa è quasi il triplo di quella russa, ma senza alcuna capacità deterrente, a causa delle duplicazioni tra i 27 eserciti europei. L’unica risposta efficace è creare una difesa europea, non aumentare le spese nazionali che hanno già mostrato di non servire a molto. Lo stesso è vero rispetto alla gestione dei migranti e dei rifugiati, agli investimenti per la transizione ecologica e digitale e così via. La pandemia ha mostrato con chiarezza che se rispondiamo uniti e in modo solidale siamo in grado di affrontare le sfide molto meglio che separatamente.

Il vecchio adagio che l’Europa è un gigante economico, un nano politico e un verme militare significa in realtà che l’Unione è forte e gli Stati membri deboli. Perché laddove abbiamo condiviso la sovranità a livello europeo siamo un gigante, dove è rimasta nazionale siamo nani e vermi. La scelta oggi è tra una sovranità europea efficace nel XXI secolo, ed una visione ottocentesca della sovranità nazionale assoluta che porta solo ad essere vassalli di una o l’altra delle potenze mondiali. È ora di rendere l’Unione un soggetto attivo sul piano internazionale, in grado di difendere i propri interessi e valori e di contribuire alla pace e alla stabilità nel mondo, invece di essere spettatore interessato, ma ininfluente.

Tutto questo non può esser fatto senza una vera unione politica, una condivisione della sovranità a livello europeo, con la trasformazione della Commissione in un vero governo federale, dotato dei poteri necessari e responsabile delle varie politiche europee di fronte al Parlamento Europeo. Solo con questi presupposti di superamento dell’Europa intergovernativa ha senso pensare all’abolizione del diritto di veto.

Gli europei lo sanno. Lo hanno detto chiaramente nei Panels dei cittadini e nella piattaforma digitale della Conferenza sul futuro dell’Europa. Si tratta di dar seguito alla loro richiesta di una vera Costituzione europea. Per questo la petizione: uno strumento semplice per tutti i cittadini per esprimere il proprio sostegno per la pace e per l’Europa chiedendo alle istituzioni europee di dar seguito al grande esperimento di democrazia partecipativa sovranazionale della Conferenza sul futuro dell’Europa con una Convenzione per la riforma dei Trattati che tramuti le richieste dei cittadini in realtà. È arrivato il momento di unire davvero l’Europa. È l’ora della Federazione europea.

Stefano Castagnoli è il Presidente del Movimento Federalista Europeo, fondato nel 1943 da Altiero Spinelli.