David Sassoli: un grande europeista e un grande Presidente del Parlamento europeo

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Il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli. [EPA-EFE/IAN LANGSDON]

Con David Sassoli abbiamo perso un grande Presidente del Parlamento Europeo. Una personalità che si inserisce nel solco della tradizione europeista italiana. Ripercorriamo qui le sue ultime battaglie politiche, bussola per chi vorrà seguirne le orme.

Ho conosciuto David Sassoli durante il suo primo mandato di parlamentare europeo in occasione di un convegno alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, dove allora ero un giovane ricercatore. Rimase colpito dal mio intervento e durante la pausa dei lavori iniziammo a discutere appassionatamente. Ci scambiammo i numeri di telefono e quella discussione appassionata non si è più interrotta, ripresa a ogni tornante cruciale del processo di unificazione europea. Nulla di più naturale per un parlamentare europeo che era anche membro del Gruppo Spinelli, che riunisce le personalità politiche più impegnate nella riforma dell’Unione in senso federale, ed iscritto alla sezione di Roma del Movimento Federalista Europeo.

David Sassoli era una persona per bene, gentile, pacata, mite, con un sorriso solare. Ma era anche determinato, perseverante, un infaticabile lavoratore al servizio dei suoi ideali. La dimostrazione vivente che si può fare politica e ottenere risultati concreti per i cittadini senza urlare, sbraitare, battere i pugni sul tavolo – comportamenti che magari danno visibilità e consenso, ma non risolvono alcun problema. La sua passione e dedizione all’Europa sono testimoniate anche dal fatto che la sua azione politica si è svolta tutta a livello europeo, e dal suo netto rifiuto all’idea di abbandonare il Parlamento europeo per candidarsi a sindaco di Roma.

Molti lo ricordano come giornalista e conduttore del TG1. Ancora più rilevante la sua attività da parlamentare europeo, forse meno visibile in Italia almeno fino alla sua elezione a Presidente del Parlamento europeo. Non tutti i presidenti del Parlamento europeo lasciano il segno o si impegnano in grandi battaglie. Le battaglie politiche si possono vincere o perdere, e nel combatterle ci si crea sempre dei nemici. Chi vuole “essere” qualcosa, invece che “fare” qualcosa, spesso svolge certi ruoli senza combattere, magari nella speranza di riuscire a mantenere quella posizione o conquistarne altre a livello nazionale o europeo. Non era certo questo il caso di David. Mi piace ricordare tre sue battaglie da Presidente del Parlamento, che indicano le sue priorità e la bussola da seguire per chi vorrà seguirne le orme. E che aveva ripreso anche nel messaggio con cui aveva voluto partecipare al webinar sul futuro dell’Europa in occasione dei 35 anni della morte di Altiero Spinelli, promosso da EURACTIV Italia.

Riflettere sul futuro dell’Europa a 35 anni dalla morte di Altiero Spinelli

Webinar organizzato dal CesUE, da EURACTIV Italia e dal Centro Regionale toscano del Movimento Federalista Europeo, in collaborazione con l’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo, il Movimento Europeo Italia, l’Istituto Affari Internazionali e l’Associazione “il Mulino”, in occasione dei 35 …

La prima battaglia è quella per lo stato di diritto e i diritti fondamentali dei cittadini europei in tutti gli Stati membri. L’ha ricordata fin dal suo discorso d’insediamento come Presidente e poi ha spinto per la creazione del meccanismo di condizionalità a tutela dello stato di diritto, che permette di bloccare l’erogazione dei fondi europei ai Paesi che lo violino. E quando gli Stati membri si sono accordati per non applicarlo subito il Parlamento ha citato in giudizio la Commissione europea per la mancata implementazione. Il servizio legale del Parlamento riteneva non certo che la causa potesse essere vinta, ma il Parlamento voleva comunque dare un segnale politico forte del proprio impegno a tutela dei diritti dei cittadini europei.

Il Parlamento Ue fa causa alla Commissione: "Non applica le norme sulla condizionalità dello Stato di diritto"

È scontro tra le istituzioni europee sul meccanismo di condizionalità che vincola i fondi europei al rispetto dello Stato di diritto.

Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli mercoledì 20 ottobre ha chiesto al servizio giuridico del Parlamento europeo di intentare …

La seconda riguarda la risposta europea alla pandemia, la creazione del Next Generation EU e l’impegno perché rimanesse nel quadro del bilancio dell’UE, così garantendo un ruolo al Parlamento europeo nel processo decisionale, evitando soluzioni puramente intergovernative. Ciò era del tutto coerente con la visione del Parlamento europeo, unica istituzione europea eletta a suffragio universale diretto, come legittimo rappresentante dei cittadini europei, portatore di una prospettiva europea, a tutela dell’interessa generale, a differenza dei governi degli Stati membri, portatori di una prospettiva e di un interesse meramente nazionale. E collegata a questa la battaglia condotta dal Parlamento sul tema dell’aumento del bilancio e del tetto delle risorse proprie, cioè le entrate europee necessarie poi a ripagare il Next Generation EU. Queste due battaglie si legavano tra loro perché il Parlamento attualmente ha poteri limitati nella definizione dell’ammontare del bilancio europeo e delle sue entrate. E se un vecchio principio della democrazia è “No taxation without representation”, nell’UE la sfida è ormai “No representation without taxation”. Tanto più che la fiscalità europea di cui si discute sono tasse che non toccano i cittadini ma chi finora è riuscito a evitare la tassazione nazionale, scaricando sulla collettività esternalità negative: chi inquina, la speculazione finanziaria, le multinazionali dell’economia digitale. Una tassazione europea dunque che ha anche una valenza sociale, di più equa ripartizione nei contribuire alla produzione di beni pubblici europei, a partire dalla transizione ecologica e digitale. Ne parlammo in un’intervista poco dopo il lancio di EURACTIV Italia nel mezzo delle trattive per il Next Generation EU.

Sassoli: "Serve una fiscalità comune per un'Europa solidale"

EURACTIV Italia ha intervistato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, alla vigilia del mini-summit tra i presidenti delle istituzioni europee e la cancelliera Angela Merkel, essendo la Germania presidente di turno del Consiglio dell’Ue.

Nella pandemia il Parlamento europeo ha …

La terza battaglia è quella per il rafforzamento dell’Unione Europea, a partire dalla pressione per lanciare effettivamente la Conferenza sul futuro dell’Europa. Un’idea inizialmente di Macron, che è stata rimandata per la pandemia, e di cui i governi non sentivano forse più l’esigenza dopo le decisioni sul Next Generation EU. Ma un tema su cui il Parlamento ha spinto, insistito, con risoluzioni e diplomazia inter-istituzionale per arrivare finalmente al lancio della Conferenza nel maggio del 2021. Con l’idea che questo coinvolgimento dei cittadini europei in un grande dibattito sul futuro dell’Europa potesse dare la spinta per aprire una fase costituente, verso una vera unione politica, con una politica estera, di sicurezza e di difesa, davvero europee, senza nascondere l’importanza della dimensione militare.

Sassoli: "Non abbiamo un esercito Ue ma sarebbe ora"

“Perché i regimi autoritari, tutti, si preoccupano di noi? Non facciamo la guerra, non abbiamo neppure un esercito… anche se sarebbe venuto il momento di averlo se non altro per risparmiare in inutili spese militari nazionali”, ha dichiarato il presidente …

Grazie David per i tuoi valori, il tuo impegno, le tue battaglie, ed anche per il tuo sorriso nel portarle avanti.