Conferenza sul futuro dell’Europa, liste transnazionali e democrazia

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"Nell’Europa del Ventunesimo secolo, di conseguenza, è necessario superare il concetto che la democrazia sia racchiusa dai confini nazionali", scrive Sandro Gozi. [Shutterstock]

La democrazia europea è rimasta imprigionata in una logica strettamente nazionale. Nonostante la globalizzazione abbia eroso l’efficacia delle loro azioni, i governi degli Stati membri hanno ripetutamente scelto approcci unilaterali per affrontare crisi transnazionali, a scapito dei diritti e degli interessi dei cittadini. Nell’Europa del Ventunesimo secolo, di conseguenza, è necessario superare il concetto che la democrazia sia racchiusa dai confini nazionali, e introducendo invece una visione dei processi decisionali e partecipativi democratici che superino i confini esistenti.

Sandro Gozi è membro del Parlamento europeo per il gruppo Renew Europe.

Le elezioni europee non sono guidate da un dibattito europeo, ma sono piuttosto la somma di 27 dibattiti, campagne elettorali e risultati nazionali. Di fatto, i partiti europei non sono ancora veri partiti, perché manca loro la legittimità dato che non sono mai stati soggetti a un voto universale a suffragio diretto dai cittadini europei. Più probabilmente, sono confederazioni di partiti nazionali, senza alcuna influenza sulle entità che li compongono. I cittadini hanno identificato questo problema nella Conferenza sul futuro dell’Europa e hanno chiesto di votare direttamente per i partiti politici europei. Vogliono eleggere in una prima fase metà dei membri del Parlamento europeo attraverso i partiti politici europei, e nella seconda fase tutti.

L’introduzione delle liste transnazionali si inserisce in questo quadro come primo passo necessario verso la creazione di uno spazio politico e civile europeo, ed è una prima risposta a questa richiesta molto chiara e forte emersa durante la Conferenza. Le liste transnazionali darebbero finalmente sostanza a una vera democrazia europea, che necessita di soggetti politici e civili transnazionali con una vera legittimità democratica. Riempirebbero lo spazio tra una democrazia europea formale e l’assenza di una piena politica transnazionale.

Le liste transnazionali potrebbero avere un effetto positivo doppio: contribuirebbero all’europeizzazione dei partiti politici e del dibattito pubblico e fornirebbero un quadro all’interno del quale alleanze e movimenti politici europei vecchi e nuovi potrebbero svilupparsi. In altre parole, renderebbero possibile diventare motori di un processo di vera europeizzazione delle politiche e della legittimazione dei partiti e delle istituzioni europee. I nuovi allineamenti elettorali europei avrebbero la possibilità di mobilitare i cittadini intorno a visioni, progetti e programmi per l’Europa in una prospettiva pienamente europea, ponendo le basi per un vero spazio democratico europeo. Una nuova dimensione transnazionale della politica europea aumenterebbe la legittimità di un’Europa più sovrana, permettendo progressi sostanziali nel processo di integrazione politica, economica, culturale e militare dell’Ue, specialmente in campi tradizionalmente sensibili come la sicurezza, la difesa o  i diritti fondamentali. Se vogliamo avere un’Unione potente e sovrana, dobbiamo assicurarci anche che sia democratica e legittima.

L’accordo raggiunto dai principali gruppi politici europeisti rappresentati al Parlamento europeo sulla riforma della legge elettorale europea rappresenta perciò un momento storico per l’Unione. Le elezioni europee del 2024 potrebbero vedere per la prima volta l’introduzione di una lista transnazionale composta da 28 seggi: un inizio, una breccia contro i muri della politica nazionale su cui dovremo lavorare ancora in futuro. Questo risultato non è solo un successo straordinario in sé, ma anche la premessa necessaria per una riforma più ampia e organica dell’Ue. Qualcosa è cambiato radicalmente nel nostro continente dopo il codardo attacco della Russia all’Ucraina. I governi stanno diventando consapevoli dei benefici che una difesa comune europea potrebbe portare. Tuttavia, senza basi democratiche abbastanza forti, ogni tentativo di integrazione ulteriore non porterebbe i risultati sperati e alimenterebbe le critiche nei confronti della scarsa trasparenza e affidabilità dell’élite europea. Il vertice di Versailles deve perciò essere una grande spinta per la rifondazione della nostra Unione.