Conferenza sul futuro dell’Europa: il ruolo dei cittadini nella lotta ai cambiamenti climatici

DISCLAIMER: Le opinioni espresse in questo articolo riflettono unicamente la posizione personale dell'autore/autrice.

Fridays For Future global climate action day in Berlin [EPA-EFE/FILIP SINGER]

La Conferenza sul futuro dell’Europa fa tappa in Polonia, con un fitto programma dedicato ai cambiamenti climatici, all’ambiente, alla salute iniziato venerdì 7 e che si è concluso domenica 9 gennaio, presso il Collegio d’Europa di Natolin, fuori Varsavia. La volta precedente era stato il turno dell’Italia: a Fiesole, ha fatto tappa a dicembre l’incontro conclusivo del panel sulla democrazia (Noi di Eumans! e Politici per Caso eravamo presenti come osservatori ai lavori, come racconta il video realizzato per l’occasione).

L’appuntamento di Varsavia rappresenta la terza assemblea di cittadini estratti a sorte incentrata sui cambiamenti climatici: il primo è stato a Strasburgo tra l’1 e il 3 ottobre, mentre il secondo si è tenuto dal 19 al 21 novembre esclusivamente online. In che consiste dunque questo grande appuntamento di democrazia partecipativa promosso dall’Unione europea per riformare le proprie politiche? Convocati per un ciclo di incontri i cittadini estratti a sorte, e poi formati, discutono e poi votano (prima in piccoli sottogruppi di approfondimento e poi in plenaria) le loro raccomandazioni sul futuro dell’Europa. La portata di queste raccomandazioni è spesso tutt’altro che secondaria: ad esempio nel panel sulla democrazia, tra le proposte approvate dai cittadini c’è quella di rimuovere la regola dell’unanimità per decisioni del Consiglio europeo, un meccanismo che paralizza spesso le decisioni dell’Ue rendendole ostaggio di interessi nazionali; o ancora c’è la richiesta di far evolvere la COFOE in un’assemblea su base annuale, rendendone vincolanti le deliberazioni per evitare che le istituzioni possano farne carta straccia.

La COFOE in realtà non fa che importare a livello Ue un nuovo modello di democrazia: le Citizens Assembly, assemblee di cittadini che già molti paesi hanno istituito sui temi più vari. I cittadini, sorteggiati su base campionaria e rappresentativa della società, col supporto di esperti studiano, dibattono e decidono su questioni di interesse generale.  Se questa prassi si è diffusa con successo nel mondo un motivo c’è. Chiamare i cittadini alle urne, a distanza di anni tra una tornata e l’altra, non basta più a farli sentire parte attiva di una comunità, e la politica elettorale è sempre più inquinata dal clima di campagna elettorale permanente e dalla polarizzazione del conflitto. Come racconta questo articolo che passa in rassegna le principali esperienze internazionali, le assemblee dei cittadini riescono a produrre proposte e soluzioni su questioni spesso bloccate dai veti incrociati dei partito, come le leggi elettorali, o su temi che  non portano consenso nel breve termine del gioco elettorale, per esempio il cambiamento climatico.

Proprio sul cambiamento climatico, oggetto del panel in Polonia, si moltiplicano in tutto il mondo le assemblee dei cittadini: da ultimo la Spagna ha convocato un’assemblea climatica, seguendo l’esempio di Francia, Germania,  Regno Unito e Irlanda. Esperti e politologi concordano infatti sempre più sull’esigenza di affiancare alle elezioni delle nuove e più partecipate forme di democrazia, meglio adatte a individuare soluzioni alle sfide del nostro tempo in quanto lontane dalla frenesia della competizione elettorale.  Ad esempio, il professor Oliver Escober dell’Università di Edimburgo spiega a El Paìs che “Data l’urgenza dell’emergenza climatica e i limiti delle istituzioni tradizionali, abbiamo bisogno di istituzioni civiche che aiutino a legittimare azioni immediate e urgenti basate su una visione di lungo periodo, cosa che le istituzioni elette hanno difficoltà a fare”.

Mentre dunque l’Europa e sempre più paesi nel mondo si muovono nella direzione dell’innovazione democratica, cosa accade in Italia?
Per fortuna, qualcuno nel nostro paese sta muovendo i primi passi. Si tratta della campagna “Cittadini per il Clima”, promossa dalla coalizione “Politici Per Caso – Informàti per decidere”, sostenuta dal movimento paneuropeo Eumans. Da pochi giorni è in corso la raccolta firme online, ai banchetti e nei comuni delle 50mila firme necessarie a depositare in Parlamento una legge di iniziativa popolare che prevede l’istituzione in Italia a tutti i livelli amministrativi delle Assemblee dei Cittadini quale strumento di partecipazione deliberativa a disposizione di cittadini e istituzioni, chiedendo che la prima di queste si tenga sulla più grande emergenza del nostro tempo: la crisi climatica.

Nel frattempo, anche Guy Verhofstadt, il popolare europarlamentare e leader del negoziato Brexit per l’Ue, si è speso a sostegno dell’iniziativa italiana.
Chi legge può dare direttamente una mano firmando qui la proposta di legge, per far sì che anche l’Italia abbia finalmente un nuovo orizzonte nell’innovazione democratica e nella lotta ai cambiamenti climatici.

Marco Cappato, attivista politico attivo sui temi della sostenibilità con EUMANS! e Lorenzo Mineo, coordinatore di EUMANS! Italia e del Comitato Politici Per Caso