Back to the Future: a settant’anni dalla CECA

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La firma del Trattao CECA a Parigi

Settant’anni fa veniva firmato a Parigi il trattato istitutivo della CECA, la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio. Un capolavoro diplomatico di Jean Monnet, certo reso possibile da leader come Schuman, Adenauer, De Gasperi. Padri fondatori dell’Europa, e soprattutto con la vista lunga ed il coraggio di aspirare esplicitamente e con orgoglio ad una federazione europea: ad una sovranità ed una democrazia sovra-nazionale da costruire a fianco delle sovranità e democrazie nazionali.

Solo le tredici colonie degli Stati Uniti che si riunirono a Filadelfia avevano sperimentato un percorso simile. Ma nel 1787 tutto sommato era facile. Ben più difficile il compito assunto nel 1950 con la dichiarazione Schuman, di cui la CECA era il primo passo concreto. Fra paesi che per due volte avevano condotto il pianeta verso conflitti mondiali.

Mettere risorse chiave per fare la guerra come carbone ed acciaio sotto l’egida di un’autorità comune e indipendente era la prima tappa di quella che doveva essere una lunga serie, con grandi ambizioni: la Comunità Europea di Difesa (per la condivisione delle forze armate) e la Comunità Politica Europea. Poi sfumate negli anni successivi, bloccate dal prevalere di logiche nazionali e interessi esterni all’Europa.

Un percorso, quello dello spostamento della sovranità dal livello nazionale a quello sovranazionale, ripreso solo nel 1989, col Rapporto Delors che rilanciava, in un mutato contesto europeo ed internazionale, l’integrazione monetaria, fino alla creazione dell’euro. Un percorso che negli anni Novanta tutti si erano convinti avrebbe presto portato ad un progetto ben più ampio: quello dei padri fondatori di creare un nuovo patto di convivenza civile in Europa. Una vera e propria costituzione. Non un trattato, un accordo fra governi; ma un accordo fra Stati e fra cittadini. Una democrazia sovranazionale multilivello.

Progetto poi fallito miseramente, impantanato nei compromessi al ribasso per rincorrere il consenso e nei meccanismi di ratifica all’unanimità. Eppure, ancora oggi, quell’idea di spostare un pezzetto di sovranità in pochi ma decisivi settori per essere attori globali è decisiva per il nostro futuro. È da lì che passa la possibilità, per i cittadini europei, di difendere il loro modello sociale, economico, i loro valori in una competizione globale sempre più serrata e spregiudicata. Nella quale ciascuno degli Stati europei, da solo, è destinato a soccombere; o a salvarsi solo come vassallo di grandi potenze straniere (e ciascuno può avere la sua preferenza fra Usa, Russia, Cina, India).

Ricordare la fondazione della CECA, il suo senso, la sua prospettiva, significa anche continuare a combattere per rinunciare a questa logica del vassallaggio internazionale. Per cercare di costruire un nostro futuro europeo.