Verhofstadt da Firenze: “Una conferenza dei cittadini ogni cinque anni”

Firenze, P.zza San Marco: G. Verhostadt scherza con L. Trumellini (Segretaria MFE), S. Castagnoli (Presidente MFE) e M. Gori (Segretario GFE)

Mentre all’Istituto Universitario Europeo si riuniva il panel dei cittadini europei per votare sulle prime ‘raccomandazioni’ della Conferenza sul Futuro dell’Europa, Guy Verhosfatdt (Capogruppo di Renew Europe al Parlamento Europeo e Copresidente della Conferenza) è voluto scendere in piazza accanto al Movimento Federalista Europeo per il flash mob organizzato ieri in Piazza San Marco.

Un’iniziativa per spiegare che la Conferenza deve essere intesa solo come il primo passo verso un cambiamento profondo dell’achitettura costituzionale europea, oggi ancora ferma al Trattato di Lisbona, redatto ormai 15 anni fa. Con tutti i suoi limiti e le competenze per la maggior parte in mano agli Stati nazionali; anche in settori in cui è ormai palese che senza una parallela sovranità europea dificilmente potremo resistere alla competizione globale di colossi quali Usa, Russia, Cina, India, etc.

Per stare al passo con la storia, con le transizioni digitali ed ecologica ormai entrate a pieno titolo nella nostra quotidianità, abbiamo bisogno di investimenti collettivi, strumenti istituzionali efficaci e reattivi, meccanismi decisionali che cancellino l’unanimtà oggi dominante in ambito europeo.

Proprio su questo punto ha messo l’accento Verhofstadt, dichiarando: “l’unanimità è forse il problema più grande che abbiamo oggi in Europa. Nel campo della difesa, della politica  estera, della fiscalità, delle migrazioni ogni volta l’unanimità blocca qualsiasi soluzione”. “Non si possono avere buone politiche se ogni volta il sistema delle istituizioni non è in grado di raccogliere le sfide”.

Cosa aspettarci dunque da questo esercizio di partecipazione democraticia attiva della Conferenza? Ancora Verhofstadt: “ci aspettiamo che le raccomandazioni dei cittadini siano più coraggiose ed ambiziose di quelle che concepiscono i politici; e creino una pressione su Consiglio, Parlamento, Commissione e Parlamenti nazionali per creare un’organizzazione federalista dell’Unione”. Sulla scia di quanto ha chiesto recentemente anche il neo-governo tedesco.

Il primo tassello di questa trasformazione, ha continuato il rappresentante di Renew Europe, è “l’adozione di liste transnazionali, che spezzino il legame con bacini elettorali esclusivamente nazionali” e creino un primo embrione di effettiva democrazia sovranazionale.

Interessante l’osservazione che ha fatto Verhofstadt su quello che avverrà alla Conferenza nei prossimi mesi perchè, ha spiegato, è vero che le istituzioni europee faranno da filtro rispetto alle raccomandazioni emerse dai cittadini, ma il processo non finirà qui: i cittadini avranno la possibilità di leggere e commentare l’interpretazione che le istituzioni europee avranno dato alle raccomandazioni raccolte, magari dicendo: “no, non è questo che volevamo dire, dovete cambiare questo o quest’altro; o ancora: no, non è questo il modo corretto di abolire l’unanimità”. E questo “farà una notevole differenza rispetto alla Convenzione di qualche anno fa, perchè obbligherà gli Stati membri ad andare in una direzione verso la quale ciascuno di essi non sarebbe mai andato”.

E ancora: “La battaglia non sarà più fra Stati membri; ma fra gli Stati membri, che sono riluttanti ad andare avanti con coraggio, ed il loro cittadini”. E questo “esercizio potrebbe diventare permanente, da ripetere ogni cinque anni, come una sorta di esercizio di mid-term, rispetto ai cicli elettorali della Ue. In cui i cittadini avranno la possibilità di intervenire e dire cosa vogliono dalla Ue”. La Conferenza può insomma essere davvero un tassello cruciale nel cambiamento istituzionale dell’Unione Europea.

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