UE, il Parlamento chiede agli Stati membri di riformare i trattati

Riferendosi alla "magnitudo delle crisi attuali e recenti" che richiedono una maggiore capacità di azione, nella risoluzione approvata i deputati hanno chiesto "una nuova configurazione istituzionale dell'UE". [EPA-EFE/JULIEN WARNAND]

Il Parlamento europeo giovedì 9 giugno ha votato a favore della richiesta di una riforma dei trattati istitutivi dell’UE, formulata dai cittadini dell’Unione nell’ambito della Conferenza sullo stato dell’Europa, e con una risoluzione ha chiesto ai capi di stato e di governo di istituire una convenzione a questo scopo. Con un altro voto, gli eurodeputati hanno inoltre chiesto il blocco dell’approvazione del PNRR della Polonia finché il paese non darà attuazione agli impegni sullo stato di diritto chiesi da Bruxelles.

Fine del diritto di veto degli Stati membri, poteri estesi all’Unione in materia di salute e difesa, diritto del Parlamento europeo di proporre atti legislativi: sono le prime proposte di revisione dei Trattati UE presentate dalla plenaria di Strasburgo.

Con 355 voti favorevoli, 154 contrari e 48 astenuti, il testo adottato dal Parlamento europeo chiede che i vertici dei Ventisette avviino una procedura di revisione dei Trattati attraverso l’istituzione di una convenzione.

Molti eurodeputati vogliono che questa decisione venga presa già al vertice europeo in programma il 23 e 24 giugno a Bruxelles, l’ultimo della presidenza francese del Consiglio dell’UE.

Le proposte avanzate sono in linea con la Conferenza sul futuro dell’Europa, la consultazione pubblica durata un anno che ha formulato circa 300 proposte, alcune delle quali richiederebbero una modifica dei Trattati europei per essere attuate.

Se gli Stati membri accettassero di modificare i testi istitutivi, occorrerebbe convocare una convenzione che riunisse deputati europei, commissari europei, parlamentari nazionali e rappresentanti dei governi nazionali.

Le modifiche proposte dall’assemblea dovrebbero poi essere ratificata da ogni stato dell’UE, in alcuni casi anche attraverso un referendum, se la normativa nazionale lo prevede: proprio il voto contrario alle consultazioni in Francia e Olanda, nel 2005, aveva affossato il progetto di una costituzione europea.

Riferendosi alla “magnitudo delle crisi attuali e recenti” che richiedono una maggiore capacità di azione, nella risoluzione approvata i deputati hanno chiesto “una nuova configurazione istituzionale dell’UE”.

Dal loro punto di vista, ciò deve passare attraverso la fine, in alcuni ambiti, del voto unanime in Consiglio, fonte frequente di paralisi nelle decisioni (vedi il recente esempio delle sanzioni sul petrolio russo bloccate a lungo dall’Ungheria), nonché attraverso “l’inclusione del progresso sociale nei trattati”.

Riprendendo una richiesta di lunga data di molti eurodeputati, il Parlamento europeo vuole anche avere il “diritto di avviare, modificare o revocare la legislazione”. Per il momento, è solo la Commissione a poter avviare il processo legislativo europeo, la cui versione finale è il risultato di negoziati con il Parlamento e il Consiglio degli stati membri.

No ai fondi alla Polonia

Con un altro voto, sempre giovedì 9 gli eurodeputati hanno approvato una risoluzione in cui si chiede al Consiglio UE di non approvare il PNRR polacco finché Varsavia non garantirà di aver applicato gli impegni sullo stato di diritto in base ai quali la Commissione ha dato il so via libera al piano.

Il documento è passato con 411 sì, 129 voti contrari e 31 astensioni. Prevede un “meccanismo di stretto controllo” sui passi che farà il governo polacco ed esprime “preoccupazione” per l’approvazione del PNRR del valore di oltre 35 miliardi accordata da Bruxelles.

“La cooperazione basata sul riconoscimento reciproco e sulla fiducia reciproca tra gli Stati membri, l’Unione europea e le loro autorità non può funzionare se lo Stato di diritto fallisce”, si legge nel testo della risoluzione.

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