Riforma dei trattati, 13 paesi dell’Ue dichiarano la loro opposizione

L'UE, hanno scritto tredici paesi in un documento, "può funzionare nell'attuale quadro del Trattato" di Lisbona. [Consiglio UE]

Quasi metà dei paesi membri dell’Ue si oppone all’avvio di una procedura promossa dal Parlamento Europeo per cambiare i trattati che regolano il funzionamento dell’Unione, secondo un documento congiunto che è stato reso noto lunedì 9 maggio, nel giorno della festa dell’Europa e in coincidenza con la cerimonia di chiusura della Conferenza sul futuro dell’Ue.

“Non sosteniamo tentativi sconsiderati e prematuri di avviare un processo di modifica del Trattato” di Lisbona, si legge nel testo firmato da Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovenia e Svezia.

Il non-paper è stato diffuso nel giorno in cui il Parlamento europeo a Strasburgo ha ospitato la cerimonia di chiusura della Conferenza sul futuro dell’Europa, una consultazione di centinaia di cittadini dell’Ue sui modi in cui l’Unione potrebbe venire meglio incontro alle richieste e alle esigenze dei cittadini.

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La consultazione ha portato a 49 proposte contenenti più di 300 raccomandazioni, che chiedono essenzialmente che l’Ue diventi sempre più simile a un superstato federale con poteri rafforzati e un processo decisionale semplificato.

In particolare, i cittadini hanno proposto un maggiore coinvolgimento della popolazione nei processi decisionali, con migliori informazioni sulle attività delle istituzioni e l’organizzazione periodica di assemblee dei cittadini, e che il voto all’unanimità nelle istituzioni dell’Ue sia sostituito da quello a maggioranza qualificata, con la sola eccezione delle nuove adesioni e delle modifiche ai principi fondamentali.

Un’ambizione chiave del piano è rimuovere il veto degli Stati membri da alcune aree politiche sensibili, come salute, tasse e difesa: cosa che probabilmente richiede una riscrittura dei trattati.

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Senza la possibilità di veto, le decisioni potrebbero essere adottate da una super maggioranza, così come già avviene in altri ambiti di attività dell’UE. Ciò significa che basterebbe il voto favorevole di 15 dei 27 Stati membri purché rappresentino oltre il 65% per cento della popolazione dell’Ue.

Questo formato favorisce le decisioni sostenute dai due paesi più popolosi dell’Unione, Germania e Francia, e suscita tra gli stati più piccoli – come quelli che hanno firmato il documento congiunto – il timore che le loro istanze vengano ignorate.

Le 49 proposte di cambiamento dovranno ora essere valutate dai paesi dell’UE. Se una maggioranza semplice di essi – almeno 14 – sarà d’accordo, potrà essere approvata una procedura per avviare negoziati su possibili modifiche del trattato. Un processo che le 13 firme sul documento di lunedì, sulle cui posizioni potrebbe convergere anche l’Ungheria di Viktor Orbán, sembrano tuttavia rendere molto complicato.

“Il cambiamento del Trattato non è mai stato uno scopo della Conferenza”, afferma il documento dei dieci paesi, mettendo in guardia sul fatto che le sue conclusioni non vengano  “strumentalizzate”.

Il non-paper afferma anche che gli sforzi in direzione di un cambiamento dei trattati “comporterebbero un serio rischio di sottrarre energia” alle priorità pubbliche e dalle “urgenti sfide geopolitiche che l’Europa deve affrontare”.

L’Ue, conclude il documento, “può funzionare nell’attuale quadro del Trattato”, come hanno dimostrato le recenti crisi della pandemia di Covid e della guerra della Russia in Ucraina: “Abbiamo già un’Europa che funziona” e “non abbiamo bisogno di buttarci sulle riforme istituzionali per ottenere risultati”.

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