Politica estera Ue “in ostaggio”: la Germania propone di abolire il diritto di veto

Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas

Secondo il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas l’Ue dovrebbe abolire l’unanimità in materia di Affari esteri dopo che, negli ultimi mesi, si sono verificati diversi ‘incidenti’ sulle posizioni comuni dell’Unione.

“Non possiamo lasciarci tenere in ostaggio dalle persone che ostacolano la politica estera europea con i loro veti”, ha dichiarato il ministro degli Esteri della Germania Heiko Maas durante l’incontro con gli ambasciatori tedeschi di lunedì 7 giugno.  “Se si fa così, prima o poi si mette a rischio la coesione dell’Europa. Il veto deve sparire, anche se questo significa che possiamo essere messi in minoranza”, ha aggiunto. Il titolare della diplomazia di Berlino non ha dunque usato mezzi termini, dopo un anno a dir poco disastroso per la politica estera europea.

Lo sfogo del ministro è arrivato dopo che il sottosegretario degli Esteri tedesco, Miguel Berger, ha criticato l’Ungheria su Twitter per aver bloccato una serie di misure diplomatiche, chiedendo “un serio dibattito sui modi per gestire il dissenso”.

La Germania è in genere attenta a conservare il proprio peso politico ed è dunque prudente quando si tratta di prendere posizioni che possono sottoporla al rischio di finire in minoranza, ma la regola dell’unanimità dell’Unione rende sempre più difficile prendere decisioni univoche a livello Ue.

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In particolare su questioni come l’imposizione di sanzioni alla Bielorussia e alla Turchia (aiutata comunque da Berlino ad evitarle) e le parole di Maas riflettono la crescente frustrazione di Berlino per il modo in cui gli stati membri dell’Ue possono impedire a Bruxelles di agire in questioni su cui la grande maggioranza dei membri è d’accordo.

Il caso ungherese

L’Ungheria di Orbàn è uno dei Paesi che più di frequente ricorre al diritto di veto in modo disinvolto. Ad aprile, Budapest ha bloccato una dichiarazione dell’Ue che criticava la nuova legge cinese sulla sicurezza a Hong Kong. Una scelta che aveva infastidito Maas che aveva definito la decisione come “assolutamente incomprensibile”.

A maggio l’Ungheria si è rifiutata di ratificare un nuovo accordo politico dell’Ue con i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, e di sostenere un appello dell’Ue per un cessate il fuoco tra Israele e Palestina. Allo stesso tempo, il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha condannato le dichiarazioni “unilaterali” dell’Ue su Israele, stretto alleato di Budapest.

Storia vecchia, problemi nuovi

Certo, unanimità e veto sono problemi che andavano già trattati (e risolti) sul nascere, perché rappresentano uno dei principali ostacoli per completare il percorso di integrazione europeo. Impedimenti che in questa fase di grandi mutamenti a livello internazionale vedono l’Europa arrancare nel fermento geopolitico ma, del resto, è proprio una geopolitica europea a mancare.

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Il ministro tedesco si è comunque detto “fiducioso” rispetto al “tema delle decisioni a maggioranza, in quanto sarà un punto centrale nelle discussioni della Conferenza sul futuro dell’Europa”. Del resto la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha ripetutamente chiesto di stabilire il voto a maggioranza qualificata nella politica estera dell’Ue, in particolare in materia di sanzioni.

Paesi Bassi e Spagna si sono espressi recentemente a favore di una revisione delle regole, dicendo che “rafforzare la capacità dell’Ue di difendere i suoi interessi pubblici e aumentare la sua autonomia strategica aperta richiede meccanismi decisionali efficaci” e che “potrebbe quindi essere utile esplorare in quali aree l’estensione del voto a maggioranza qualificata è possibile, limitando – dove possibile e auspicabile – i casi in cui l’unanimità ostacola la capacità di azione dell’Ue”.

Con un sistema di voto a maggioranza qualificata nel Consiglio europeo, una votazione avrebbe bisogno del 55% degli Stati membri che rappresentano almeno il 65% della popolazione totale dell’Ue. Tuttavia, negli ambienti di Bruxelles, ci sono addetti ai lavori che ritengono che il voto a maggioranza qualificata potrebbe anche rischiare di creare ulteriori tensioni.

L’opportunità della Conferenza sul futuro dell’Europa

Si tratta comunque di questioni che riportano ad altri fondamentali aspetti che interessano la politica estera europea, in particolare sul lato della sicurezza comune, con l’autonomia strategica e tecnologica tra i primi temi da affrontare. Questioni aperte, strategicamente fondamentali e non più rinviabili, a fronte di un incremento dell’instabilità e di una rinnovata e crescente competizione internazionale, con numerosi fronti di tensione che coinvolgono l’Europa.

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Con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea