Politica estera e immigrazione, per Baerbock serve un’Ue a due velocità e lo stop al principio dell’unanimità

La ministra degli esteri tedesca, Annalena Baerbock, e quello italiano, Luigi Di Maio, durante l'incontro di lunedì 10 gennaio a villa Madama a Roma. [EPA-EFE/ANGELO CARCONI]

Mettere fine al principio dell’unanimità in politica estera, e “andare avanti con coloro che vogliono lavorare insieme” anche in materia di immigrazione, per superare i veti che paralizzano le decisioni dell’UE in ambiti fondamentali. È la posizione espressa lunedì 11 gennaio dalla ministra degli Esteri tedesca, Annalena Baerbock, che nell’ambito della sua visita in Italia è intervenuta a un incontro organizzato a Roma dall’Istituto affari internazionali (Iai).

Nel corso dell’incontro intitolato ‘A green revival for a political Europe’, a cui ha partecipato con l’omologo italiano, Luigi Di Maio, e con la moderazione della direttrice dello Iai, Nathalie Tocci, Baerbock ha detto che occorre “essere onesti. Dire che abbiamo bisogno di un sistema di asilo europeo a 27 suona bene, ma sappiamo che non è successo negli ultimi anni e non succederà nei prossimi. Quindi dobbiamo fare le cose sotto formati diversi: non è antieuropeo dire che dobbiamo lavorare tra gli stati che vogliono farlo. È sempre stato il motore dell’integrazione e abbiamo gli strumenti per una cooperazione rafforzata anche nei trattati”.

“Non fare nulla” per gestire il fenomeno delle migrazioni, ha proseguito la ministra, “non è una soluzione né per i paesi di frontiera come l’Italia né per quanti muoiono nel Mar Mediterraneo. La soluzione non ci sarà domani al 100%, ma almeno dire facciamo qualcosa implica che salviamo vite, e significa anche che altri paesi non possono ricattarci. È una questione di umanità e di sicurezza. Italia e Germania non risolveranno tutti i problemi, ma se ci muoviamo altri ci seguiranno”.

Una posizione a cui si è accodato Di Maio, secondo cui il dossier dell’immigrazione va affrontato su due piani: nel lungo periodo, costruendo un partenariato con la sponda sud del Mediterraneo che scoraggi le partenze. Nel breve e medio termine, lavorando su rimpatri e redistribuzioni, “per dimostrare lo spirito di solidarietà dell’UE. E se non riusciremo a dimostrarlo a 27, lo faremo tra i Paesi che sentono questo tema maggiormente”, come Italia e Germania.

Due paesi che, come è emerso anche dalla visita di Baerbock a Roma, stanno lavorando a un trattato di cooperazione rafforzata sul modello di quello di Aquisgrana tra Francia e Germania, e di quello firmato di recente al Quirinale tr Francia e Italia. Il trattato bilaterale italo-tedesco “non è contro nessuno”, ha detto Baerbok, ma intende agire “dove la cooperazione tra Italia e Germania può fare la differenza e dare benefici all’Europa. Abbiamo discusso dei settori dove riteniamo che l’Europa non stia agendo abbastanza in fretta e abbiamo identificato quelli dove la nostra collaborazione può fare la differenza, sia tra i nostri Paesi che per l’Europa”, ha proseguito, citando “l’industria, i semiconduttori, la migrazione e la cultura”.

I trattati bilaterali, sembra essere l’idea comune dei due governi italiano e tedesco, possono aiutare l’UE anche in un ambito più delicato, per superare gli scogli burocratici che – soprattutto in politica estera – molto spesso la rendono immobile sullo scenario internazionale. Secondo Baerbock, infatti, la politica estera dell’Unione sconta i ritardi dovuti alla necessità di raggiungere l’unanimità per prendere decisioni: “Dobbiamo arrivare al principio della maggioranza anche in politica estera”, ha detto la ministra, evidenziando che al momento le sanzioni dell’UE possono essere attuate solo con l’accordo di 27 Paesi membri. “Come europei, e penso che questa sia la nostra forza, non siamo solo 27 Paesi membri sommati, ma ci sono le istituzioni comunitarie e in questa situazione molto critica come Europa è importante usare nuovi strumenti”, ha detto Baerbock riferendosi alla spinosa questione dell’Ucraina.

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Parlando invece del clima – tema d’elezione della sua forza politica, i Verdi – Baerbock ha spiegato che all’interno dell’UE su tematiche come la lotta al cambiamento climatico non serve l’unanimità, per cui è più facile fare progressi. Secondo la ministra tedesca, l’Unione – che produce solo una piccola parte delle emissioni globali di gas serra – deve “guidare con l’esempio” e mettere in campo una “diplomazia climatica” nei confronti dei paesi che inquinano di più. Inoltre, a fronte dell’aumento dei costi dell’energia, gli Stati dovrebbero concentrare i sussidi sulle fasce della società che “davvero non sono in grado di farcela senza aiuti”, laddove “chi ha molti soldi riesce a cavarsela”.

“Ogni rivoluzione, specialmente quelle pacifiche, è difficile”, ha aggiunto Baerbock parlando della transizione ecologica, rilevando la necessita’ di investire non solo a livello industriale ma anche a quello sociale, “perche’ vanno sostenuti coloro che altrimenti non potrebbero partecipare”.

Per la ministra, inoltre, occorre mettere fine a un sistema in cui l’energia rinnovabile viene sovvenzionata dallo Stato, in funzione di un modello in cui gli investimenti green diventino convenienti per l’industria e quindi si ripaghino da soli: “Il prodotto green deve essere anche il prodotto migliore”, ha spiegato Baerbock, sottolineando la necessità di “un sistema di regole che stabilisca cosa sia consentito e cosa no. Per questo e’ cosi’ importante il tema della tassonomia”.

E proprio sulla tassonomia degli investimenti verdi dell’UE – e sull’inserimento al suo interno di nucleare e gas – la polemica in ambito comunitario è più viva che mai. Durante il dibattito, Baerbock ha ribadito il convinto no del suo paese al nucleare, perché “bisogna investire il denaro pubblico in investimenti verdi che poi si ripaghino”, cosa che non succede con l’atomo visto che “il costo delle scorie ha smesso di essere sopportato dalle aziende ma ha iniziato a essere sostenuto dallo Stato”.

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Riguardo al gas – argomento che chiama in causa anche questioni strategiche e geopolitiche, a partire dal controverso gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania – Baerbock ha detto che “la vera questione riguarda la nostra dipendenza da rifornimenti di energia esterni perché non siamo in grado di produrre [gas] a sufficienza per noi o non abbiamo abbastanza fonti differenziate di energia, e dipendiamo per questo cosi grandemente dalla Russia. Se Nord Stream 2 fosse – e sottolineo ‘fosse’ – fermato, comunque rimarremmo dipendenti dalle importazioni”.

“Qui – ha proseguito la ministra – entra in campo il Green Deal, che non riguarda solo l’ambiente ma è una questione profondamente legata alla sicurezza. In realtà quando la discussione sulla green energy è iniziata è stata anche una risposta al conflitto ucraino”.

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Durante l’incontro, Di Maio ha poi ricordato come l’Europa possa e debba agire come attore globale, sostenendo il multilateralismo e un ordine internazionale basato su regole e promuovendo la cooperazione internazionale sulle sfide globali, dalla salute al clima e alla sostenibilità. In questo contesto, ha aggiunto, “l’Italia non vede l’ora di collaborare con la Germania per un’Europa politica più forte: come mostrato da eventi recenti, dall’Afghanistan al Mediterraneo e ai Balcani, dobbiamo rafforzare la nostra politica estera e di sicurezza per proteggere i nostri valori comuni e interessi nella sicurezza. Italia e Germania condividono un’amicizia di lunga data e punti di vista comuni sui principali dossier europei e internazionali, e intendono rafforzarli attraverso un partenariato strategico ancora più strutturato”.

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