Mattarella a Ventotene: “L’Unione europea deve essere un presidio di libertà, democrazia e diritti”

Il Presidente Mattarella ieri a Ventotene

“L’Unione europea deve essere un presidio di libertà, democrazia e diritti. Per questo il Manifesto è ancora attuale, una lezione senza tempo.” Con queste parole si può riassumere il senso dell’intervento del Presidente della Repubblica al seminario federalista di Ventotene, in risposta alle domande dei giovani partecipanti, in occasione della sua 40° edizione e dell’80° dalla stesura del “Manifesto per un’Europa libera ed unita” redatto dagli antifascisti Spinelli e Rossi.

Il Presidente della Repubblica introduce il suo intervento ponendo l’attenzione sull’attualità del documento del 1941, cioè la straordinaria idea di unire i popoli europei (e, in prospettiva, il mondo) superando le divisioni di secoli fondandosi sul valore della persona, di ogni singola persona.

Dalle prime righe del Manifesto si evince una lezione essenziale: la civiltà moderna si fonda sul fatto che l’uomo non è un oggetto o strumento di potere altrui, ma un autonomo centro di vita. Questa concezione è al centro del capovolgimento politico e valoriale avviato col grande processo storico iniziato con l’integrazione europea, caratterizzato dall’incontro di un filone cristiano, socialista e liberale uniti dal rispetto della persona.

Come ricordato dal Presidente Mattarella, è in corso un “processo costituente tra europei”, questo principio democratico è la base della svolta storica iniziata da grandi personaggi come Spinelli e de Gasperi.

Il processo di integrazione però avanza durante le crisi. Abbiamo assistito alla capacità di intervento messa in campo dall’Ue che ha consentito agli europei di fronteggiare le conseguenze economiche e sociali oltre che sanitarie della pandemia. Il piano “Next Generation EU” rappresenta una svolta nell’integrazione, qui Mattarella è chiaro: ormai non si torna indietro, occorre avanzare.

In quale direzione? Lo Stato di diritto e la promozione della coesione sociale caratterizzano il modello europeo. Questi valori: la libertà, i diritti, la pace, il rispetto tra i popoli, però non sono ancora universali. Questo è il ruolo e la sfida che ha davanti l’Europa anche nel mondo. Non una superiorità rispetto agli altri, ma una condivisione delle responsabilità. La sovranità è cambiata da come tradizionalmente è stata pensata nell’800. Pensiamo agli operatori economici internazionali. Sul piano geopolitico Mattarella ricorda che i paesi dell’Ue si dividono in piccoli e quelli che ancora non hanno compreso di esserlo. Nel Manifesto si parla di evoluzione dei rapporti economici mondiali, perché lo spazio vitale di un popolo era già considerato il mondo intero.

Questo 80 anni fa, immaginiamo oggi in un mondo globalizzato. Occorre, dunque, adeguare il concetto di sovranità.

Difatti, la sovranità condivisa dell’Unione non è una rinuncia alla sovranità, ma l’unico modo per conservarla e riacquistarla. Sulle prospettive concrete il Presidente ricorda che abbiamo un’occasione importante: la Conferenza sul futuro dell’Europa. Va evitato il rischio che venga banalizzata, ma è un’opportunità per verificare lo stato dell’Unione e capire come accrescere la sovranità condivisa per garantire libertà, pace e benessere ai suoi cittadini. Qui viene posto un serio accento da Mattarella sull’urgenza del momento storico poiché occorre fare adesso delle modifiche alla sovranità senza rimandare ulteriormente perché potrebbe essere troppo tardi.

L’Ue non può avere lacune, altrimenti crolla e deve proseguire nel suo percorso: non può avere una moneta unica senza un sistema bancario e finanziario unico. La Siria prima e l’Afghanistan poi hanno messo in evidenza la scarsa capacità di influenza internazionale dell’Unione, è indispensabile adottare strumenti di politica estera e difesa comune. Mattarella specifica poi di essere ancora convinto dell’importanza della Nato ma è proprio in funzione di questo rapporto che si chiede oggi che l’Ue abbia più capacità e responsabilità di politica estera e di difesa. Questa prospettiva è importante anche per gli Usa, con cui siamo legati. In un mondo multipolare sempre più ricco di attori globali, gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse che il suo principale alleato sia dotato di strumenti efficaci in politica estera. Questo era un punto caro anche a Spinelli.

Mattarella poi pone la propria attenzione sul tema dei cambiamenti climatici considerando l’ultimo rapporto dell’ONU allarmante. Gli obiettivi del 2030 (50% delle emissioni in meno) e 2050 (neutralità climatica) non vanno disattesi, ma occorre fare di più. Si è perso troppo tempo dopo la Conferenza di Parigi.

La terra è l’unico ambiente di cui disponiamo: la questione è tra poter sopravvivere e non sopravvivere affatto. “Non c’è scelta” dice chiaramente Mattarella.

Anche il libero commercio è una condizione indispensabile per il mondo globalizzato, in questo senso l’Unione ha realizzato accordi commerciali con altre aree in risposta alla tentazione dei mercati chiusi durante le crisi. Serve però equità nelle relazioni, vanno garantiti standard sociali e lealtà di competizione.

L’ultimo importante argomento trattato da Mattarella è la politica migratoria che purtroppo non è mai stata comunitaria. Qui a Ventotene, ricorda il Presidente, erano reclusi gli antifascisti che lottavanoo per difendere la libertà: “Sarò libero nel parlare” – dichiara –  “molti paesi sono frenati da imminenti scadenze elettorali. Così però gestiscono tutto i trafficanti. Si scappa dalla responsabilità delle pubbliche istituzioni di spiegare ai propri cittadini che non si contrasta ignorando i problemi. Le migrazioni sono un fenomeno che va governato con senso di responsabilità”. All’Europa conviene governare le migrazioni prima che diventino ingovernabili.

Per Mattarella occorrono regole di accesso, ma attacca anche duramente le posizioni di quei partiti politici rigorosi nel richiedere rispetto diritti umani, ma distratti di fronte alle sofferenze dei migranti. Anche di fronte a chi scappa dalle persecuzioni e dalla fame.

È sconcertante la solidarietà per gli afgani ma solo se restano lontani e in un paese a rischio, questo non è all’altezza di ciò che l’Unione dovrebbe rappresentare. “Serve una voce unica europea. Serve un dialogo con l’Africa per governare il fenomeno. Serve una politica migratoria europea. Questo va chiesto con forza” aggiunge Mattarella.

In conclusione del suo discorso Mattarella ricorda che nel 2050 l’Ue avrà raggiunto quell’orizzonte di libertà che il Manifesto indica. Un’Unione che sia aperta al mondo e non una fortezza, dove siano colmate le diseguaglianze, garantendo libertà, diritti e pace.

L’ultimo augurio del Presidente della Repubblica, insieme ai ringraziamenti all’Istituto di studi federalisti “Altiero Spinelli”, è che l’Europa dovrà essere all’altezza delle necessità del futuro e delle attese dei giovani europei.

Commissione Europea

Con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea