Liste transnazionali: per il deputato Boeselager ci sono “buone possibilità” di vederle già nel 2024

L'eurodeputato di Volt Boeselager [immagine EURACTIV]

La proposta di legge, già approvata in commissione Affari istituzionali, sarà discussa e votata la prossima settimana a Strasburgo durante la sessione plenaria del Parlamento europeo. Spaccature nel PPE.

Sulle liste transnazionali, “ora che abbiamo il consenso di tutti i gruppi più grandi, siamo sicuri che riusciremo a far passare l’accordo così com’è”, ha dichiarato ad EURACTIV Damian Boeselager, deputato del partito paneuropeo Volt che ha portato la legge in Parlamento.

L’europarlamentare intravede “buone possibilità” che la proposta di legge possa trovare il favore di tutti i soggetti che dovranno approvarla, permettendo così agli elettori di poter esprimere un voto transnazionale alle elezioni del 2024.

La revisione della legge elettorale europea sarà discussa e votata durante la sessione plenaria del Parlamento europeo della prossima settimana a Strasburgo. La bozza approvata dalla commissione Affari costituzionali prevede 28 seggi transnazionali per il collegio elettorale europeo in aggiunta agli attuali 705 seggi.

La riforma, che potrebbe entrare in vigore prima delle elezioni europee del 2024, permetterebbe agli elettori di votare per un partito nazionale e di esprimere un secondo voto “per i partiti europei con lo stesso programma e candidati” in tutta l’Ue.

L’idea di una lista transnazionale, per eleggere una parte degli eurodeputati, non è nuova ed è stata messa sul tavolo in vari momenti negli ultimi quindici anni, ma ora sembra essere più vicina a diventare realtà rispetto al passato.

Certo, i precedenti non sono incoraggianti. Nel 2015, la proposta di liste transnazionali era stata approvata dalla commissione Affari costituzionali, votata in plenaria, dopo che il piano era stato osteggiato dal Partito Popolare Europeo (PPE), per rimanere infine bloccata in Consiglio europeo. Nel 2018 un ulteriore passo indietro, con il Parlamento che bocciò le liste transnazionali perdendo l’occasione di applicarle già alle elezioni del 2019.

L’introduzione di liste transnazionali porterà “all’europeizzazione delle elezioni”, ha detto Boeselager a EURACTIV, aggiungendo che permetterà ai cittadini di “votare per la direzione politica che si vuole che l’Europa prenda”.

Il progetto di legge fisserebbe anche l’età di voto per le elezioni europee a 16 anni, ma non scavalcherebbe le disposizioni nazionali se queste fissano già il diritto di voto a 18 anni.

Inoltre prevede il diritto di presentarsi come candidato al Parlamento europeo all’età di 18 anni, e un rafforzamento dell’uguaglianza di genere, richiedendo ad ogni lista di partito di avere una quota di rappresentanza femminile. Cerca anche di rendere più facile la registrazione dei partiti, oltre a proporre che il voto per corrispondenza diventi obbligatorio.

“Penso che il Consiglio prenda abbastanza sul serio le liste transnazionali”, ha detto Boeslager, aggiungendo che “ci sono molti paesi che sono entusiasti o quantomeno interessati a raggiungere questo obiettivo, ma molti di loro stanno ancora formulando le loro posizioni. Molti dei paesi più grandi sono abbastanza favorevoli, ma dovremo vedere”. E, soprattutto, ha aggiunto che in generale non c’è ostilità alla proposta, a differenza del passato.

Nel voto in plenaria del 3 e 4 maggio, la maggior parte dei membri di ciascuno dei principali gruppi politici dovrebbe sostenere le liste transnazionali. Anche se il PPE è più diviso degli altri sulla questione, il portavoce del partito sul dossier raccomanderà un voto positivo. “Ci sarà sicuramente una solida maggioranza”, ha detto Boeselager.

La legge è una delle poche in cui i deputati non hanno voce in capitolo con i governi nazionali. L’europarlamentare dice di aspettarsi che il Consiglio “massacri” il progetto prima di rimandarlo al Parlamento per l’approvazione o il rifiuto.

“È strano che il Parlamento europeo abbia così poco controllo su come viene eletto”, ha detto Boeselager ad EURACTIV, aggiungendo che “questo processo ci lascia ancora più deboli perché non c’è un trilogo”, riferendosi ai colloqui interistituzionali tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo. L’adozione della legge richiede anche l’unanimità dei 27 stati membri in Consiglio.

Tuttavia, nonostante l’apparente debolezza della posizione contrattuale del Parlamento, Boeselager non crede che il Consiglio proponga un vero e proprio rifiuto, anche se si aspetta “molto scetticismo” sui piani di armonizzazione dei processi di voto, oltre a una discussione sul giorno delle elezioni, previsto il 9 maggio.

“Penso che capiscano che la nostra più grande priorità sono le liste transnazionali quindi penso che ci sia la possibilità che questa proposta vada avanti”, ha affermato. C’è anche spazio per un compromesso sia sul numero di seggi che sul metodo di elezione, così come sui mezzi per assicurare che le liste transnazionali non siano dominate dai grandi Stati membri. “Se si trova un’intesa sul concetto, poi sul numero si può discutere”, ha detto Boeselager.

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