L’Europa dell’estrema destra

Viktor Orbán e Giorgia Meloni alla festa di Fratelli d'Italia 'Atreju 19' a Roma, il 21 settembre 2019. [EPA-EFE/Fabio Frustaci]

I leader dei partiti di estrema destra di 16 paesi dell’UE hanno firmato simultaneamente in diverse capitali europee un documento che chiede una profonda riforma dell’UE. I firmatari sarebbero gli italiani Giorgia Meloni (Fratelli d’Italia) e Matteo Salvini (Lega), insieme a Marine le Pen (RN, Francia), Viktor Orbán (Fidesz, Ungheria), Jarosław Kaczyński (PiS, Polonia), Santiago Abascal (VOX, Spagna), e diversi altri partiti di destra dalla Bulgaria (VMRO), Austria (FPÖ), Belgio (Vlaams Belang), Danimarca (Dansk Folkeparti), Estonia (EKRE), Finlandia (Perussuomalaiset), Grecia (Ellinikí Lýsi), Olanda (Ja21), Lituania (Lietuvos lenkų rinkimų akcija) e Romania (Partidul Național Țărănesc Creștin Democrat). L’obiettivo dichiarato è far sentire la loro voce nel contesto del dibattito sul futuro dell’Europa.

Salvini si schiera dalla parte di Orbán

Ancora una volta il leader della Lega Matteo Salvini confonde le proprie preferenze ideologiche con il Diritto vigente sia in Italia che nell’Unione europea con una coerenza tanto sconcertante quanto paradossale. Così in ambito nazionale sostiene la flat tax o …

Ma cosa chiedono? Auspicano un ritorno alle sovranità nazionali, e mano libera in ciascuno Stato, contro le presunte ingerenze dell’Unione. Cioè vogliono un’Europa che non tuteli lo stato di diritto e i diritti dei suoi cittadini nei suoi Stati membri. Un’Unione quindi che rinunci a far rispettare la sua Carta dei diritti fondamentali – che tutela da ogni forma di discriminazione, anche quelle relative all’orientamento sessuale – e i principi fondamentali, come l’indipendenza della magistratura, il pluralismo dei media, ecc. Considerano l’Unione come una mera cooperazione tra gli stati membri, unici titolari della sovranità. Perciò, sul piano istituzionale, auspicano un’Unione che rinunci al voto a maggioranza qualificata e torni indietro sulla strada dell’unanimità, che in realtà è oggi la principale ragione di debolezza dell’Unione in materie cruciali in cui ancora si applica questo anacronistico strumento. E auspicano di superare il primato del diritto europeo su quello nazionale.

Polonia, la proposta shock del ministro dell'Istruzione: "insegnare a scuola che l'Ue è illegale"

Agli alunni delle scuole polacche verrà insegnato che l’Unione Europea è una “entità illegale”: questa l’affermazione shock del ministro dell’Istruzione polacco, Przemysław Czarnek, fatta ad un’emittente locale.

Il ministro polacco Czarnek è stato intervistato dall’emittente locale Radio Wrocław sul nuovo programma del …

In pratica, ammantato da una retorica che pretende di proporre una nuova visione per l’Europa o una nuova forma di europeismo, rilanciano una prospettiva nazionalista che sogna di smontare quanto costruito finora. Infatti oggi l’Unione non è una forma di cooperazione internazionale, ma un sistema di governo multi-livello, che esercita una propria sovranità, condivisa dai cittadini europei e dagli Stati membri attraverso i Trattati. È un ordinamento giuridico autonomo con potestà legislative limitate ad alcuni settori, ma le cui norme sono direttamente applicabili e prevalenti su quelle nazionali. Su molte di queste materie legifera con un sistema decisionale di tipo federale, sulla base di una proposta legislativa della Commissione, che deve essere approvata dal Parlamento europeo, che rappresenta i cittadini, e dal Consiglio dell’UE, che rappresenta gli Stati, in cui in molti casi si vota a maggioranza qualificata (il 55% degli Stati membri, ma che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’UE). Inoltre, l’UE detiene una sovranità monetaria gestita dalla Banca Centrale Europea e con la pandemia ha avviato la strada verso una parziale unione fiscale con l’emissione di un debito comune. Su questi ultimi aspetti silenzio assoluto da parte di forze che in passato hanno auspicato la dissoluzione dell’unione monetaria e la fine dell’euro.

Le ambiguità di Giorgia Meloni sull'Europa

Intervenendo al Taobuk Festival di Taormina, Giorgia Meloni ha rilanciato la sua visione ambigua dell’Europa come quando si pronuncia contro l’euro, da cui non vuole uscire ma che considera la peggior sventura per l’Italia, o contro l’arroganza di Francia e …

Il documento si scaglia contro le istituzioni sovranazionali, in particolare la Commissione e la Corte di Giustizia, cioè quelle attualmente impegnate nel tentativo di difendere lo Stato di diritto. L’altro avversario sono i tentativi di creare un “super-stato europeo”, fantomatico spauracchio ideologico, che però nessuno auspica in Europa. L’UE ha un bilancio dell’1% del PIL, mentre gli stati membri di circa il 45-50% del PIL. Nella stima più ambiziosa, quella del Rapporto McDougall, per far funzionare al meglio l’unione economica-monetaria servirebbe un bilancio di circa il 5% del PIL, fino al 6% se si arrivasse a un’unione politica con competenze anche in materia di difesa. Sempre una frazione dei bilanci nazionali. In sostanza il rischio di un “super-stato europeo” è semplicemente inesistente. Il che mostra che ciò che si teme in realtà è un’Europa capace di agire sul piano internazionale e in grado di tutelare lo Stato di diritto all’interno, di fronte ai tentativi dei governi controllati dai partiti firmatari di smantellarlo nei loro Paesi.

Le forze dell’estrema destra restano ancorate ad un vecchio nazionalismo, che può mascherarsi con parole nuove, ma si sa: il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Francia, gli attacchi nazionalistici dei militari di destra a Macron

Stanno facendo discutere in Francia gli ultimi interventi di alcuni esponenti dell’esercito contro il Presidente della Repubblica, che ipotizzano addirittura lo scenario della guerra civile.

La questione dello scontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e alcuni militari (vicini all’estrema destra) …

Commissione Europea

Con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea