Le riforme elettorali che chiede il Parlamento europeo

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In preparazione alle prossime elezioni europee del 2024, i legislatori europei chiedono riforme come l’abbassamento dell’età elettorale, le liste transnazionali e regole sulla parità di genere.

In una risoluzione adottata la scorsa settimana con una maggioranza di 468 a 194, i deputati europei hanno dichiarato che la riforma elettorale è uno degli “insegnamenti da trarre” dalle elezioni europee del 2019 e dovrà figurare sull’agenda della Conferenza sul futuro dell’Europa in programma.

A loro parere, le liste “chiuse” o altre iniziative simili potrebbero contribuire ad ottenere un maggior equilibrio di genere nell’Eurocamera.

Inoltre, la risoluzione mette in risalto come le minoranze e più di 800.000 cittadini con disabilità siano stati effettivamente esclusi dalla consultazione elettorale dello scorso anno, a causa della mancanza di seggi accessibili o di altre barriere burocratiche.

Anche le persone senza fissa dimora e i detenuti di quei Paesi che consentono loro di votare hanno dovuto affrontare “ostacoli” nell’esercizio del diritto di voto.

Tra le raccomandazioni del Parlamento, compaiono l’abbassamento dell’età elettorale a 16 anni, modifiche alle norme sulle campagne e i finanziamenti elettorali, così come l’istituzione di un’Autorità elettorale europea.

Gli eurodeputati sono inoltre persuasi che altre iniziative, come le liste transnazionali, contribuirebbero ad aumentare la “visibilità” dei partiti e dei movimenti politici europei.

Il cosiddetto processo degli Spitzenkandidaten, mediante il quale il candidato capolista che vince le elezioni diviene il favorito per la presidenza della Commissione europea, è stato soppresso l’anno scorso.

“Le proposte del Parlamento contenute nella risoluzione, come la richiesta di norme che regolino la parità di genere, ancora non realizzata, e di liste transnazionali che trasformino le elezioni europee in un’unica elezione europea, devono essere prese in seria considerazione dagli stati membri”, dichiara il relatore Pascal Durand (del gruppo Renew Europe).

“Ci aspettiamo che questi saranno punti essenziali anche per la Conferenza sul futuro dell’Europa. È ormai tempo di affrontare le sfide esistenti e prepararsi a quelle future, abbandonando atteggiamenti anacronistici ed abbracciando la dimensione europea della politica”, ha aggiunto Durand.

La legge di riforma elettorale del 2018, intesa ad europeizzare i processi elettorali, non è riuscita finora ad essere ratificata da tutti gli stati membri.

Dalla Conferenza dipenderà ogni cosa

Secondo un recente rapporto, le elezioni europee devono aumentare di importanza, favorendo un approccio dal basso, alla società civile e al coinvolgimento dei cittadini.

Tra le raccomandazioni, gli autori della risoluzione citano le liste transnazionali a livello europeo, una riduzione del numero dei commissari, il diritto di iniziativa legislativa per il Parlamento, e porre fine al principio dell’unanimità nel processo decisionale.

Inoltre, i cittadini dovranno avere una maggiore influenza nella politica economica dell’UE, osserva Renate Tenbusch, direttrice della sede brussellese della Friedrich-Ebert-Stiftung.

“I cittadini devono poter avere voce in capitolo tra un’elezione e l’altra. A tal fine, dobbiamo ristrutturare l’assetto istituzionale dell’Unione, dando maggior potere a loro e al Parlamento europeo, in quanto unica istituzione europea a suffragio diretto”, rileva Tenbusch.

Cosa potrebbero volere (o non volere) i cittadini

Dubravka Šuica, vicepresidente della Commissione europea, non esclude che la Conferenza sul futuro dell’Europa possa dare avvio alla modifica dei trattati. Tuttavia, negli stati membri e presso i cittadini la voglia di compiere un passo di così vasta portata non è molta.

“Io non sono contro la modifica dei trattati, ma non penso che i cittadini stiano effettivamente chiedendo questo”, dichiara ad Euractiv Roger Casale, segretario generale di New Europeans e presidente ad interim dello Europe’s People’s Forum, spiegando che i cambiamenti possono essere ottenuti senza riformare i trattati.

“La Conferenza dovrà provare a reagire alle questioni che stanno a cuore ai cittadini. E oggi queste sono, in primo luogo, la salute, l’ambiente e il lavoro. In altre parole, costruire un futuro verde, sano e dinamico per tutta l’Europa”.

Tuttavia, secondo Casale, il ritardo nell’avvio della Conferenza non ha giovato all’immagine dell’UE.

“Doveva essere un processo che si sviluppasse dal basso, ma abbiamo passato un anno intero a litigare su chi avrebbe dovuto presiederla e guidarla. Penso che questo abbia mandato un messaggio molto negativo ai cittadini”, aggiunge.

Alla domanda su cosa accadrebbe se nel processo consultivo emergesse che i cittadini vogliono meno Europa, Casale risponde: “c’è sempre il pericolo dei populisti”, ma la consultazione non dovrà esitare a “raggiungere ogni parte d’Europa… e a dialogare con quei gruppi di persone e quelle organizzazioni che forse non sono proprio fan sfegatati dell’Unione europea”.

“Dobbiamo ascoltare quello che le persone vogliono trasmettere, dare loro una voce, ma soprattutto ascoltare e dare seguito a ciò che chiedono”, conclude Casale.

Commissione Europea

Con il sostegno della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea