Francia, la candidata repubblicana Pécresse: se eletta presidente, mi opporrò a un’Europa federale

Valere Pécresse è stata scelta come candidata alle presidenziali del partito post-gollista Les Républicains con le primarie del 4 dicembre 2021. [EPA-EFE/CHRISTOPHE PETIT TESSON]

Valerie Pécresse, la candidata della destra conservatrice che gli ultimi sondaggi accreditano come la più seria sfidante di Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali del prossimo aprile, sabato 11 dicembre ha aperto la sua campagna elettorale con un meeting a Parigi, durante il quale ha affermato che se fosse eletta si opporrebbe alle possibili richieste tedesche di rafforzare l’Unione Europea in direzione della creazione di un superstato federale.

Pécresse, che durante la campagna per le primarie del partito Repubblicano (Les Républicains) si è autodefinita “un terzo Thatcher, due terzi Merkel”, sabato 4 dicembre è stata scelta, un po’ a sorpresa, dai militanti come candidata alle presidenziali, e nell’ultima settimana – anche sull’onda dell’attenzione mediatica seguita alle primarie – ha ottenuto un grande rimbalzo nei sondaggi d’opinione.

Sabato 11, nel suo primo comizio elettorale da leader di una formazione che affonda le sue radici in Charles de Gaulle, Pécresse ha detto di volere che l’UE mantenga l’indipendenza degli stati nazionali, e che non debba diventare un superstato federale sul modello degli Stati Uniti.

Storicamente, i conservatori francesi – che per decenni si sono in larga parte identificati nei partiti eredi della tradizione gollista – sono stati a favore dell’integrazione europea in campo economico, come la creazione dell’euro o del mercato unico, mentre hanno sempre resistito ai tentativi di spostare il processo decisionale a livello dell’UE su questioni come la politica estera e la difesa.

Inoltre, la Francia è stata – assieme ai Paesi Bassi – l’unico stato membro a respingere con un referendum, nel 2005, la proposta di una Costituzione per l’UE, che era stata redatta da un’assemblea guidata dall’ex presidente francese Valey Giscard d’Estaing.

Riferendosi al programma su cui si basa l’accordo della nuova coalizione di governo in Germania – dove si afferma che l’UE dovrebbe muoversi in direzione di uno “stato federale europeo” dopo la convocazione di una convenzione costituzionale – nel suo comizio Pécresse ha detto di aver “sentito che alcuni dei nostri partner tedeschi suggeriscono che l’Unione europea dovrebbe evolversi in uno stato federale. Educatamente, ma con fermezza, dirò no’”.

La candidata repubblicana, inoltre, ha aggiunto di non volere che la Francia sia un “vassallo” degli Stati Uniti, né che un altro paese possa uscire dall’UE come ha fatto il Regno Unito, e ha aggiunto che se fosse eletta lavorerebbe volentieri con il cancelliere tedesco Olaf Scholz, nonostante la sua maggioranza di sinistra: “Lavorerei con lui perché la Germania è un alleato fondamentale. Ma per me, l’amicizia non viene senza franchezza”.

Anche l’ex capo negoziatore UE per la Brexit, Michel Barnier, sconfitto alle primarie del partito, durante il meeting ha dichiarato di essere d’accordo con Pécresse sull’Europa. “Non siamo mai stati federalisti, siamo favorevoli a una comunità di nazioni”, ha detto alla Reuters: “Le nazioni devono essere rispettate in Europa. Abbiamo bisogno che le nazioni combattano il nazionalismo”.

Pécresse, che attualmente è presidente della regione dell’Ile-de-France ed è stata ministro durante la presidenza di Nicolas Sarkozy, negli ultimi giorni è stata galvanizzata da un sondaggio secondo cui avrebbe battuto Macron con un margine di 52-48, se i due fossero arrivai al secondo turno delle elezioni.

In ogni caso, la campagna elettorale è ancora lunga. Macron – che vuole sfruttare fino all’ultimo il ruolo di presidente uscente per dimostrarsi super partes – non ha ancora annunciato ufficialmente la sua candidatura, mentre nel campo della destra Pécresse se la dovrà vedere con Marine Le Pen, che cinque anni fa arrivò al secondo turno a poca distanza da Macron, e con il giornalista e polemista Eric Zemmour, la cui repentina ascesa nei sondaggi nelle ultime settimane sembra essersi un po’ arrestata.

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