Cosa sarà e come funzionerà la Conferenza sul Futuro dell’Europa

Una parte del murale The Future Is Europe visto da un sottopassaggio nel quartiere europeo di Bruxelles, Belgio, 12 giugno 2020. EPA-EFE/OLIVIER HOSLET

Una bozza di dichiarazione congiunta che fissa i contorni operativi della Conferenza sul futuro dell’Europa dovrebbe essere approvata nel corso della settimana. Potrebbe essere l’inizio della tanto a lungo rinviata Conferenza. Dalla durata, al mandato politico, dai metodi per coinvolgere davvero i cittadini nella discussione sul futuro dell’Europa alla partecipazione dei Parlamenti nazionali, tutte le questioni irrisolte nella nostra ricostruzione.

Che cos’è e cosa poteva essere la Conferenza sul futuro dell’Europa?

All’inizio, l’idea era stata lanciata dal Presidente Macron nella primavera del 2019 e doveva essere l’occasione per organizzare un ampio dibattito dal basso per rilanciare il progetto europeo nel suo complesso, come si era già tentato di fare altre volte. La proposta del Presidente francese poi era stata fatta propria dalla Presidente von der Leyen e dalla sua Commissione, dopo che la procedura degli Spitzencandidaten era stata di fatto infranta con la nomina della stessa von der Leyen. La Conferenza sarebbe dovuta partire simbolicamente il giorno della festa dell’Europa, il 9 maggio dello scorso anno, ma è stata ovviamente rinviata a data da destinarsi a causa dell’emergenza sanitaria che ha sconvolto l’Unione Europea e il mondo intero.
Il Covid ha fatto in un certo senso da spartiacque: è vero che la Conferenza è stata rinviata e che a lungo se ne è persa traccia, ma allo stesso tempo, proprio l’emergenza sanitaria, economica e sociale ha ridato una forte centralità (che sembrava quasi perduta) all’UE.

Chi sarà il Presidente?

Se è vero che il rinvio della Conferenza all’inizio è stato da imputare alla pandemia da Covid-19, il motivo per cui il rinvio è durato così a lungo è stato un altro: nel frattempo la Conferenza è diventata un vero e proprio problema politico, a causa delle divergenze fra le tre istituzioni europee su chi avrebbe dovuto assumerne la Presidenza. Il nome divisivo in particolare era (ed è tuttora) quello di Guy Verhofstadt, eurodeputato ed ex Primo Ministro del Belgio, che è temuto per le sue posizioni federaliste, “sempre pronto a chiedere la riforma dei Trattati”.
L’idea originaria di Macron di rivolgersi a tutte le rappresentanze dei cittadini europei, chiedendo loro uno sforzo di immaginazione, per ridisegnare competenze, politiche, istituzioni, meccanismi decisionali della UE è diventata un compromesso al ribasso. La Conferenza è stata ridimensionata diventando sostanzialmente uno strumento di consultazione, perdendo qualsiasi valenza potenzialmente costituente.
Secondo la bozza di dichiarazione congiunta che fissa i contorni operativi della Conferenza che avrebbe essere approvata in settimana, prima dal Coreper e poi dalla conferenza dei presidenti del Parlamento europeo, i Presidenti alla fine saranno ben sei: i tre presidenti di Parlamento, Consiglio e Commissione (David Sassoli, Charles Michel e Ursula von der Leyen) e poi tre membri di un “comitato esecutivo”.

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Quando partirà e fino a quando durerà?

La data di avvio dovrebbe rimanere quella del 9 maggio, ma non è ancora ufficialmente stabilito, e la conclusione dei lavori è prevista per la primavera del 2022, quando la Francia avrà la presidenza di turno dell’Ue nel primo semestre. Del resto, come abbiamo detto, Macron è il vero promotore dell’iniziativa e dunque non è casuale la scelta di concludere il percorso in corrispondenza di uno suo ruolo di leadership nel consesso europeo. Il problema, però, è che in questo modo di fatto è stata dimezzata la durata della Conferenza, che inizialmente sarebbe dovuta durare due anni, dalla primavera 2020 alla primavera 2022. Secondo i critici, avere un solo anno a disposizione per identificare i temi attraverso la consultazione online e convocare gruppi di cittadini per discuterli e concluderli è una sorta di “missione impossibile”.

Una conferenza dal basso o dall’alto?

L’obiettivo della Conferenza sarà quello di concordare una “dichiarazione congiunta”, da “sottoporre all’attenzione del Consiglio Europeo nel corso del 2022”, cioè ai governi dei 27 Paesi membri.
In sostanza, se l’esito dei lavori è ancora da scrivere, sembra però già scritto quale non potrà essere: la Conferenza, infatti, “non rientra nella logica dell’art. 48 TUE”, non porterà cioè ad alcuna modifica dei trattai esistenti. Non si potrà fare ciò per cui in verità l’idea era nata: chiedere ai cittadini di riscrivere le regole di funzionamento dell’Unione, troppo spesso paralizzata dai veti incrociati.
Di cosa si discuterà allora? Le istituzioni europee e gli stati membri dovrebbero impegnarsi a organizzare delle discussioni di “gruppi di cittadini” europei e nazionali sui temi legati alle priorità politiche già definite che tali dalle istituzioni europee, anche se la dichiarazione permette ai cittadini di proporre altri temi. Anche se i modelli originali prevedevano il coinvolgimento di alcuni parlamentari nazionali, sembrerebbe che essi rimangano fuori dal quadro e non è ancora chiaro se i cittadini coinvolti saranno estratti sorte o selezionati in qualche modo.

Le incognite dunque sono ancora tante e quale sarà la portata di questo momento di esercizio di democrazia non è ancora del tutto chiaro. Ma il nodo da sciogliere principale sembra essere uno: come si organizzeranno i cittadini europei per far sentire la loro voce?

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