Conferenza sul futuro dell’Europa, la società civile teme la scarsa inclusione e l’inazione degli Stati membri

La società civile ha sollevato preoccupazioni sull'inclusione nella Conferenza sul futuro dell'Europa. [Shutterstock/Vitalii Vodolazskyi]

La società civile ha sollevato preoccupazioni a EURACTIV sulla mancanza di diversità e inclusione nella Conferenza sul futuro dell’Europa (CoFoE). Inoltre, sostiene che la CoFoE è a rischio fallimento se gli Stati membri non daranno seguito alle proposte dei cittadini.

La Conferenza sul futuro dell’Europa è l’esperimento di democrazia partecipativa dell’Ue dove 800 cittadini e membri della società civile lavorano insieme su raccomandazioni che saranno condivise con gli eurodeputati. Inoltre, esiste una piattaforma digitale multilingue che accoglie numerose proposte.

“Riguardo la nostra piattaforma digitale, rimandiamo al report sull’accessibilità commissionato dal Forum europeo per le disabilità, che indica le mancanze della piattaforma che la rende inaccessibile per molte persone con disabilità”, hanno detto a EURACTIV Maarten de Groot, membro della campagna per l’implementazione delle Iniziative dei cittadini europei (Ice), e Alfiaz Vaiya, co-fondatore dell’iniziativa Equinox per la giustizia razziale.

Altri hanno detto che la piattaforma dovrebbe essere più inclusiva nei confronti delle minoranze etniche e delle persone con disabilità. Hanno anche sottolineato come il divario di genere registrato in essa è preoccupante per l’esito della CoFoE. “Come si vede dal rapporto intermedio, il 63% degli utilizzatori della piattaforma sono uomini”, ha detto a EURACTIV la coalizione Citizen Take Over Europe.

Hanno aggiunto che “siccome molti Stati membri non permettono di raccogliere i dati basati sulla razza o sulle origini, non esistono informazioni specifiche. Ma se esiste già un divario di genere, possiamo solo presumere che questo valga anche per la rappresentazione delle persone di colore. Alla piattaforma manca inclusività e le idee in essa non rappresentano correttamente la diversità della popolazione europea”.

Niccolò Milanese di European Alternatives ha espresso preoccupazioni simili riguardo l’inclusione delle minoranze, notando che la scelta casuale dei partecipanti ai panel rischia di escludere molti tra quelli che in Europa sono più marginalizzati.

“Le persone non-binarie e i residenti Ue senza passaporto sembrerebbero esclusi completamente e non esiste una quota per le comunità vittime di razzismo ed emarginazione. Crediamo che le persone emarginate debbano essere al centro della Conferenza sul futuro dell’Europa ed essere una priorità nel dibattito”, ha detto.

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Stati membri e inclusione

Maarten e Alfiaz hanno aggiunto che il problema dell’inclusione è legato anche al comportamento degli Stati membri. “È chiaro che molti Paesi non volevano neanche questa Conferenza, ma anche quelli che erano d’accordo hanno dimostrato di essere interessati solo alla partecipazione di alcuni segmenti di popolazione, escludendo gli emarginati. L’impegno del governo francese per questa Conferenza è andato a braccetto con gli attacchi alle organizzazioni musulmane”, hanno detto.

Allo stesso modo, la coalizione Citizen Take Over Europe ha detto a EURACTIV che molti Stati membri non hanno portato alcun piano dedicato per il loro coinvolgimento nella CoFoE, che sia per scelta, mancanza di capacità o disinteresse.

“La Francia si è messa in una posizione di leadership per motivi che sappiamo, e accogliamo con favore la nuova coalizione di governo tedesca che ha fatto della CoFoE una priorità. Eppure, finora la maggioranza degli altri Stati membri sembra quasi essere imbarazzara dalla Conferenza”, ha aggiunto.

La presidente del Forum europeo dei giovani, Silja Markkula, che presiede anche il gruppo di lavoro della CoFoE su educazione, cultura, gioventù e sport, è a sua volta preoccupata del comportamento degli Stati membri.

“Vediamo alcuni Stati membri fare la cosa giusta coinvolgendo i loro consigli nazionali dei giovani nei loro contributi alla Conferenza. Ma questo non è universale e varia da Paese a Paese. Ci sono anche alcuni parlamentari coinvolti nella CoFoE. Il dubbio rimane: cosa faranno gli Stati membri per implementare i risultati della Conferenza?”, ha detto Markkula.

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Le proposte delle organizzazioni

In linea con l’idea di una Conferenza più inclusiva, la coalizione Citizen Take Over Europe propone di creare un’assemblea europea dei cittadini permanente per stabilire una serie di migliori pratiche per la partecipazione dei cittadini.

C’è anche l’idea di coinvolgere Paesi extra-Ue nel progetto, in particolare quelli che vorrebbero aderire all’Unione. Sebastian Schäffer, direttore esecutivo dell’istituto per la regione del Danubio e l’Europa centrale, ha detto a EURACTIV che chiede “accesso politico immediato per i Balcani occidentali con una graduale integrazione economica. Un meccanismo di salvaguardie adeguato nell’assetto istituzionale dell’Ue deve perciò essere introdotto”.

Finché alcuni di questi cambiamenti non saranno implementati, lo scetticismo riguardo l’impatto della CoFoE, insieme alle preoccupazioni precedentemente sollevate dai partecipanti, potrebbero rovinarne il potenziale prima ancora che sia finita.

La presidente del Forum europeo dei giovani punta a politiche giovanili più inclusive; per esempio “usiamo la piattaforma per chiedere il divieto degli stage non retribuiti, la fine dei salari minimi discriminatori e delle limitazioni all’accesso alla protezione sociale basate sull’età”, che è ancora una realtà in molti Paesi.

Ha voluto anche sottolineare che le conversazioni sul futuro dell’Europa devono includere la voce dei giovani. “Il futuro dell’Europa dipende dalla partecipazione democratica giovanile. I giovani dimostrano sempre di più di essere coinvolti nelle questioni che influenzano le loro vite. Il nostro sistema politico deve aggiornarsi e riconoscere loro il diritto di influenzare il futuro non soltanto attraverso le proteste, ma anche tramite il voto”.

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